CUBA – Erik Chevalier e Mauro Magni a L’Avana

 

L’Avana / Un’esperienza nel barrio Cantarrana

Fra cooperazione e cultura il Centro Luigi Di Sarro e il CISP per la riqualificazione di un quartiere popolare nella capitale cubana

Nadia Angelucci e Tiziana Bartolini  (estratto da NoiDonne 2 gennaio 2012)

Uno degli interventi realizzati durante la Settimana della Cultura italiana a Cuba è quello che hanno creato il Centro Luigi di Sarro e il CISP – Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei popoli. Due donne, Alessandra Atti Di Sarro – giornalista e vicepresidente del Centro Luigi Di Sarro – e Paola Larghi – responsabile dei progetti di cooperazione di Cisp-Sviluppo dei Popoli a Cuba  -, sono state protagoniste e artefici di questa idea visionaria che coniuga l’idea di sviluppo alla cultura e all’arte.

Ad Alessandra Atti Di Sarro abbiamo chiesto come è nato questo progetto?
Il CISP porta avanti nel barrio di Cantarrana a L’Avana, con gli artisti del gruppo Huellas, un progetto di riqualificazione urbana attraverso l’arte dipingendo le case in accordo con gli abitanti, che ho avuto modo di visitare lo scorso anno. Da quel pomeriggio passato fra le case dipinte di Cantarrana è nato un reportage che poi è stato trasmesso da TG2 Storie e una collaborazione con Paola Larghi che si è sviluppata grazie all’invito dell’Ambasciata italiana a Cuba a presentare un progetto con il Centro Luigi Di Sarro per la settimana della cultura del 2011. Abbiamo portato a L’Avana due artisti selezionati dal Centro Di Sarro, Erik Chevalier e Mauro Magni, per la mostra “VISUS”, opere di pittura e fotografia (che si è tenuta dal 22/11 al 4/12 al Centro Provicial de disegno Luz y Oficios) e mettere in contatto i due con il gruppo di artisti cubani Huellas perché proponessero il bozzetto di un murale da realizzare su una delle case di Cantarrana come interazione/workshop tra italiani e cubani. Chevalier e Magni hanno realizzato un vero e proprio site-specific a 4 mani. Il lavoro per la realizzazione, con la partecipazione del gruppo cubano, è durato 3 giorni al termine dei quali nel barrio si è svolta una grande festa con gruppi musicali che dal pomeriggio alla notte hanno animato il vicolo dove la sera è stato scoperto il murale dall’ambasciatore italiano Marco Baccin. Ha fatto parte del progetto anche un incontro tra artisti e operatori di cooperazione dedicato al tema “arte e trasformazione urbana” per parlare di una nuova cooperazione internazionale che passi per un concetto di sviluppo legato sempre più al fattore culturale.

Tutto frutto di un incontro tra donne, quindi…
Abbiamo avuto un’intesa immediata! Forse perché siamo della stessa generazione e abbiamo in comune background culturale e anche tanti ideali. Lei ama l’arte, il teatro, la musica ed è convinta che bisogna lottare per un mondo migliore di quello c’è, e dunque lavora nella cooperazione. Io ho sempre inseguito un impegno serio nel mondo della cooperazione, faccio un mio personale volontariato attraverso il mio lavoro di giornalista e, oltre al sud del mondo, nella mia esperienza c’è la cultura, di cui per anni mi sono occupata in Rai e che è la mission dell’attività della mia famiglia con il ‘Centro Luigi Di Sarro’ a Roma, intitolato a mio zio, del quale curo gli scambi internazionali.

Siete soddisfatte del risultato ottenuto?
Vedere centinaia di persone partecipare alla festa per l’inaugurazione del mural e vedere che finito il concerto le persone si fermavano a fotografare o a farsi fotografare davanti all’opera … beh, è stato commovente! La collaborazione fra gli artisti è stata ricchissima di spunti; Chevalier e Magni, il primo lavora come restauratore e decoratore con tromp l’oeil, il secondo come decoratore e scenografo, hanno potuto offrire molte nozioni tecniche e ricevere interessanti informazioni su materiali di riciclo e alternativi che da noi non si usano abitualmente. Sia alla mostra che alla tavola rotonda c’era il pienone, di giovani soprattutto, segno che abbiamo centrato anche il punto di vista teorico. E in tempi in cui la cultura viene considerata irrilevante o addirittura inutile, è stata sì, davvero una bella soddisfazione.


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