Le pieghe del vuoto, Giulia Fumagalli in dialogo con Aran Ndimurwanko è la mostra che conclude il progetto CL/PA – the travel realizzato grazie al sostegno dell’Italian Council (X Edizione 2021). Opening 19 Novembre 2022 ore 17-20.

Come raccontare due luoghi lontani dopo averne fatto un’intensa esperienza?
Quali forme possono assumere? Cosa in loro può essere considerato pieno?
Cosa, invece, vuoto? E come queste entità agli antipodi possono dialogare tra di loro?

Queste sono alcune delle domande che ruotano attorno a Le pieghe del vuoto, la mostra di Giulia Fumagalli (Carate Brianza – MI, 1990) in dialogo con Aran Ndimurwanko (Trento, 1991) che dal 19 novembre al 23 dicembre 2022 inaugura presso il Centro Luigi Di Sarro a Roma. Testo critico di Alice Vangelisti.

Si tratta di una selezione eterogenea di lavori frutto della doppia residenza di cui i due artisti hanno fatto esperienza durante la primavera, prima in Cile e poi a Panama.
Il risultato è così la loro visione personale e artistica di questi due luoghi, geograficamente vicini, ma completamente agli antipodi. Da un lato, il paesaggio cileno, visivamente aperto per via dell’immensa distesa desertica, che seppur vuota è in grado di innescare continue connessioni. Dall’altro quello panamense, visivamente chiuso per la presenza della giungla impenetrabile, che riempie gli occhi e la mente, sovrappopolandoli di immagini.

Due esperienze completamente opposte, che attivano vicendevolmente sensazioni di pieno e di vuoto, contrapponendoli ma allo stesso tempo facendoli diventare anche uno la conseguenza dell’altro. Così, concentrandosi sulle caratteristiche estrinseche e intrinseche di questi due luoghi, Fumagalli e Ndimurwanko ne danno una loro lettura. Se Fumagalli indaga due elementi naturali – acqua e aria – che si materializzano in installazioni leggere e poetiche in grado di evocare la loro presenza, Ndimurwanko plasma la terra, dando vita a dei lavori carichi di quotidiana ritualità.

La mostra fa parte del progetto CL/PA – the travel di Giulia Fumagalli, realizzato grazie al sostegno dell’Italian Council (X edizione, 2021), programma di promozione internazionale dell’arte italiana della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

Premio Pannaggi FOCUS 2019-2021 a cura di Loretta Fabrizi. I vincitori delle ultime 3 edizioni del Premio alle nuove generazioni degli artisti marchigiani. 27 maggio – 24 giugno 2022.

In mostra le opere di Elena Giustozzi, Serena Vallese e Michele Carbonari, vincitori rispettivamente delle edizioni 2021, 2020 e 2019. Opening 27 maggio alle 18.

Il Centro Luigi Di Sarro, in collaborazione con il CeSMa (Centro Studi Marche) e in linea con la sua quarantennale attività di promozione di giovani talenti a livello nazionale e internazionale, accoglie nei suoi spazi espositivi i vincitori delle ultime tre edizioni (2019 – 2021) del Premio Pannaggi/Nuova Generazione, un’iniziativa dell’associazione “Amici di Palazzo Buonaccorsi” di Macerata a sostegno dei giovani artisti per la promozione dell’arte contemporanea nelle Marche e in Italia. 

La mostra si offre come un osservatorio privilegiato sull’arte contemporanea attraverso le opere di tre giovani talenti. Un’esposizione dunque a tre voci che nel confronto per opera scandaglia i linguaggi del visivo, ne squaderna le diverse modalità espressive, assolutamente originali nel loro essere modulate su spartiti creativi che ciascuno raccorda ai propri ritmi esistenziali. Concrezioni in forme e immagini di visioni che scandiscono il rapporto sempre problematico e sempre da costruire con il reale, che tuttavia, proprio nel suo perseverante sfuggire alla presa, alimenta costantemente di nuova energia l’orizzonte dell’immaginario. 

Elena Giustozzi (Premio Pannaggi 2021)nata a Civitanova Marche (MC) nel 1983, vive a Senigallia (AN) – attraverso INSIDE propone la visione liquida di un microcosmo imprigionato in pochi centimetri d’acqua che l’alta qualità della pittura e il dispositivo ottico consentono di abitare nella profondità fluida e silenziosa di un “giardino in movimento e senza fine” come la vita cosmica.

Serena Vallese (Premio Pannaggi 2020) – nata a Giulianova (TE) nel 1981, vive e lavora a Montone (TE) -presentaFOGLIA-ME, un lavoro colto e meditato che sonda il tema della fragilità del vivente realizzato con materiali altrettanto fragili come carta, gesso, povere, pasta di cellulosa e modulato sul bianco pervasivo e assorbente “abbagliante d’attesa”.

Michele Carbonari (Premio Pannaggi 2019) – nato a Recanati nel 1980, vive e lavora a Macerata -conTHE LAST IMAGE mette a punto una figuratività che parla delle cose del quotidiano sublimate dalla luce della pittura, capace di donare dignità di singolare esistenza anche agli oggetti più anonimi e muti rivelando “epifanie dell’invisibile”. 

L’inattuale, a cura di Simone Azzoni. Una mostra di fotografie d’archivio che indaga sulla non-contemporaneità. La ripartenza dopo la pausa obbligata dalla pandemia. 26 aprile – 14 maggio 2022.

Vernissage 26 aprile 2022 alle ore 18.

Il Centro Luigi Di Sarro riprende la sua attività espositiva con la mostra L’inattuale curata da Simone Azzoni. Il progetto pensato come una ricognizione tra gli archivi e un’indagine sulla non-contemporaneità, è una selezione che evidenzia ricorrenze, ritorni nelle pratiche e nei contenuti del presente. Da una parte la ricerca delle avanguardie che segna il passo della sperimentazione, dall’altra la necessità che quella ricerca si sedimenti in forme predisposte all’oggi. 

L’inattuale è dunque una risposta anacronistica alla spinta progressista della ricerca linguistica, un baluardo all’ambiguo connubio contenuto-ricerca per affermare nelle pieghe del periferico, un eterno presente che, ricorrendo ai modi e alla tecnica dell’artigianalità storica, ripropone l’urgenza di una distanza dai fatti e di un tempo che con quei fatti sia relazione.

“È veramente contemporaneo colui che non coincide perfettamente con esso né si adegua alle sue pretese ed è perciò, in questo senso inattuale”, scrive Nietzsche, “ma, proprio per questo, proprio attraverso questo scarto e questo anacronismo, egli è capace più degli altri di percepire e afferrare il suo tempo”.
L’artista contemporaneo non può sfuggire al suo tempo ma può sperimentarne un’inedita relazione. L’artista contemporaneo non combacia, non collima, non aderisce al suo tempo ma in una dislessia periodica e sfasata trasforma l’anacronismo in uno sguardo fisso sul buio, sia esso quello della memoria, della materia, dell’identità o della natura dell’oggetto.

“Tutti i tempi sono, per chi ne esperisce la contemporaneità, oscuri”, scrive Agamben. “Contemporaneo è, appunto, colui che sa vedere questa oscurità, che è in grado di scrivere intingendo la penna nella tenebra del presente”. Per farlo occorre accecare la luce del secolo e i suoi bagliori ingannevoli. Tenere fisso lo sguardo nel buio sapendo che nel buio può accadere qualcosa che si può solo mancare. Un appuntamento con una luce che si ritrae ma che richiede una puntualità di riconoscimento.

L’artista contemporaneo sta così nella discontinuità, nell’inattualità in quel non essere più dopo averne colto una profezia.

In  mostra: Enrico Fedrigoli e Fabio Moscatelli e (dalla Collezione dell’Archivio del Centro Luigi Di Sarro) Jacopo Benci, Paola Binante, Carla Cacianti, Karmen Corak, Pietrantonio P.D’Errico, Ada De PirroXavier Martel Sergio Pucci, Yannick Vigouroux.

ALS OB. GRENZE ospita l’Archivio Storico Luigi Di Sarro. Verona, Arsenale 9-14 Settembre 2020.

3a Edizione di Grenze – Arsenali fotografici
La fotografia internazionale e contemporanea a Verona
. Vernissage 11 Settembre h.18 (ingressi scaglionati e con uso di mascherine protettive in base alle norme anti-Covid19)

Il festival organizzato dallIstituto Design Palladio, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Verona – Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri e il patrocinio di Università IUSVE, si svolgerà presso l’Arsenale e in molte altre location della città di Verona dal 9 settembre al 2 novembre 2020.

La direzione artistica e la curatela del festival sono di Simone Azzoni, docente e critico d’arte, Francesca Marra, fotografa, e Arianna Novaga, docente e studiosa di fotografia.

Il tema di quest’anno è Als Ob, “come se”. In tedesco è dubitativo: forse è così, è come se lo fosse e quindi, prima o poi, lo sarà, altrimenti pazienza. “Come se” è una profezia che si auto-realizza. Si proietta nella realtà un’ipotesi e la si vive come se fosse vera. Il “come se” è una supposizione che, per il solo fatto di essere stata pronunciata, genera l’evento: poco male che sia vero oppure no. Als Ob apre scenari verso realtà possibili, misura e altera la distanza tra il visto e il vedente.

Sette le location espositive che accoglieranno i fotografi dell’edizione 2020:

–  Arsenale Militare

–  Spazio Arte Pisanello

–  Biblioteca Civica Verona

–  Teatro Laboratorio

–  Shy Gallery 33

–  Isolo17

–  Museo Scienze Naturali

Inoltre i fotografi della sezione Off saranno ospitati presso:

–  Autobus d’epoca ATM – In bus

–  Libreria Pagina12

–  Bar Sipario

Fitto il programma dell’edizione di quest’anno, tra appuntamenti in città e fuori le mura. Presso l’ex Arsenale Militare, sede principale del festival, il Pad 20/1 ospiterà dal 9 settembre al 14 settembreArchivio Luigi Di Sarro (L.Di Sarro fotografia sperimentale degli anni ’70), Jacob Balzani Lööv (Armenia Azerbaijan Sports), Silvio Canini (Cosa cerchi, il mare?), Gianluca Camporesi (Visioni di Ipercorpo), Daniel W. Coburn (The Hereditary Estate), Enrico Fedrigoli, Brian McCarty (War-Toys), Rowshanbakht Hossein & Hassan (The Wall Collection), Stefano Mirabella (DOM) e Alessandro Secondin (Il numero secondo)


Sempre in Arsenale, in collaborazione con il Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri verrà presentata una selezione di fotografie di Franco Fontana, Greg Gorman, Michael Kenna, Daniel Lee, Giuseppe Pino, Ferdinando Scianna, Tazio Secchiaroli, Enzo Sellerio, Oliviero Toscani, Jerry Uelsmann, provenienti dall’archivio degli Scavi Scaligeri.

All’interno dell’Arsenale, per l’intera durata del festival, sarà allestito anche uno spazio dedicato all’editoria fotografica indipendente.

Presso lo Spazio Arte Pisanello, dal 10 al 21 settembre, si terrà la mostra di Mike Crawford Obsolete and Discontinued, un progetto che si fonda sull’idea di restituire nuova vita alla fotografia analogica, considerata da molti obsoleta. Grazie al recupero e al riciclo di vecchi materiali da molto tempo fuori produzione e destinati al macero, la fotografia d’autore viene salvata dall’intervento dello stampatore inglese, impegnato nell’ambito dell’ecologia e della sostenibilità. La mostra è stata esposta a Barcellona, Colonia, Londra, Lubiana e Napoli.

Un autobus d’epoca dell’Associazione Inbusclub, parcheggiato sul piazzale dell’Arsenale durante il festival, ospiterà i fotografi Off selezionati attraverso una call internazionale.

Presso la Biblioteca Civica, dal 5 al 12 ottobre, si potrà inoltre visitare la mostra fotografica di Kevin Horan, che ritrae in studio capre e pecore.

Dal 16 fino al 25 settembre, presso ShyGallery33 di via XX settembre, sarà esposto il progetto Dolomites Stories, di Alessandro Cristofoletti.

Presso la Galleria Isolo17 di via XX settembre, dal 16 ottobre al 2 novembre, sarà esposta Cuando el recuerdo se convierte en polvo, del cubano Ricardo Miguel Hernandez Interpose di Eolo Perfido

Numerosi anche gli eventi collaterali in varie sedi della città e fuori le mura:

L’8 ottobre alle ore 16.00, presso il Museo di Scienze Naturali, si terrà un talk dal titolo: Ho parlato ad una capra. La poesia del quotidiano nelle fotografie di animali e piante. Relatori il critico e giornalista di Repubblica Michele Smargiassi, l’editore Valentina De Pasca e la scrittrice Giulia Mirandola.

Il 15 settembre alle ore 21.00, il musicista elettronico Vincenzo Scorza terrà presso il Teatro Laboratorio una performance audio-video dal titolo: Isola – liveset per suoni inesatti e fotoni erranti. L’intervento artistico è in collaborazione con il festival perAspera.

Il 12 settembre, presso l’ex Arsenale militare alle ore 14.30, l’avvocato Toti Bellastella, terrà una conferenza dal titolo La fotografia e il diritto d’autore.

Anche nella terza edizione, Grenze mantiene la sua identità legata alla formazione ed educazione e durante l’intera giornata del 12 settembre la fotografa Yvonne De Rosa di Magazzini fotografici di Napoli, sarà disponibile per Letture Portfolio gratuite che si terranno nella sede principale.

Due i Workshop inseriti nel programma del festival: quello con Eolo Perfido a cura dell’Associazione NESSUNO[press] e quello con Valeria Pierini.

Grenze, inoltre, è anche fuori porta in Trentino e in Emilia.

Quest’anno il Festival ha stretto collaborazioni con realtà ed eventi in Emilia Romagna e in Trentino:
Bologna, ha partecipato al Festival Art and The City con il progetto The Flutter MtF/ FtM di Giorgia Chinellato, realizzato nel 2018 su commissione del festival;

Trento, invece, ha esposto Dauðalogn di Andrea Roversi presso Trentino Impact Hub. Sempre a Trento, presso la Libreria due punti, verrà ospitato Nostos di Fabio Moscatelli.
Presso la stessa libreria trentina, per la durata della mostra sarà aperto anche uno spazio fanzine.

Grenze è un Festival no profit ma è reso possibile dall’importante presenza alcuni partner amici.

Sostenitori: Fondazione Zanotto, Flos, Mail Boxes ETC, Cartongraph
Gallerie Partner: Isolo17, Magazzini Fotografici, Centro Documentazione della Ricerca Artistica Contemporanea Luigi Di Sarro

Sponsor tecnici: E-Graphic, Art Verona 2020, Teatro Scientifico, Museo Diocesano d’Arte, Associazione Are We Human, IC09 Valerio Catullo, Nessunopress, Incontridifotografia, Libreria Due Punti, 5Continents Edizioni, Trentino Impact Hub, e Domini Veneti

Le stampe delle foto sono possibili grazie a Samuele Mancini Canson

La comunicazione del festival è interamente pensata e progettata dagli studenti del corso di Scienze e Tecniche della Comunicazione grafica e multimediale dello IUSVE, coordinati dal docente Stefano Torregrossa.

Le esposizioni presso l’ex Arsenale Militare (Padiglione 20/01 e autobus) e spazio Arte Pisanello saranno aperte durante le giornate del festival dalle ore 10.00 alle 19.00 e sono ad ingresso gratuito.
Per le altre location si vedano gli orari delle singole sedi.


Le informazioni aggiornate quotidianamente sul festival si trovano su www.grenzearsenalifotografici.com

www.facebook.com/grenzearsenalifotografici/

@grenze.arsenali.fotografici

Luigi Di Sarro_fotografia sperimentale Anni ’70_da Archivio Storico L.Di Sarro

ATTICA. Enzo Cursaro. A cura di Massimo Bignardi. 4-28 Marzo 2020

Inaugurazione: Mercoledì 4 marzo 2020, ore 17

Dipinti e carte realizzati da Enzo Cursaro in questi ultimi anni, dai quali si evince un marcato interesse per il segno come cifra espressiva che trova nell’intreccio, una trama narrativa carica di riferimenti attinti alla sfera antropologica. “In gioco v’è la cifra della sua identità esistenziale, del suo legame con i luoghi natii, con Paestum e il suo mistero. Attica è innanzitutto il panorama che si apre ai suoi occhi quando, dall’alto del suo studio, spaziano sulla distesa della piana che accoglie la città magnogreca spingendosi verso ovest, fino a traguardare Capri. Attica come ricongiungimento con le proprie origini, con la memoria, con la vitalità del primo incontro con il segno”.

Enzo Cursaro nasce a Paestum nel 1953. Studia a Napoli dove, presso l’Accademia di Belle Arti, segue i corsi di Domenico Spinosa e si diploma nel 1978. In quegli anni il suo interesse si orienta verso composizioni astratto-informali, che riprenderà poi negli anni novanta. Nella seconda metà degli anni settanta, appena uscito dall’Accademia di Belle Arti, inizia il suo rapporto con la storica Galleria d’Arte San Carlo diretta da Raffaele Formisano, entrando così a far parte attiva di un gruppo di artisti appartenenti all’area del Mezzogiorno. Per circa trenta anni (1983-2012), vive  stabilmente a Verona, dove insegna storia dell’arte e discipline pittoriche presso le scuole statali. Dalla metà degli anni Ottanta espone soprattutto in ambito europeo. Da alcuni anni è tornato a Paestum dove vive e lavora.

A NICCA. Marcela Gottardo e Flavia Monteiro. A cura di Steven Y. Wong. Dal 7 al 30 novembre 2019

A Nicca si riferisce a una dottrina fondamentale del buddismo che si basa sull’idea dell’impermanenza, cioè che l’esistenza è in costante stato di cambiamento. L’etimologia Anicca è una negazione della parola radice “nicca” e significa stabilità e continuità. Le opere di Marcela Gottardo e Flavia Monteiro non sono una negazione della permanenza, ma esplorano il concetto buddista di Anicca attraverso l’instabilità e le trasformazioni della materialità e dell’essere. Gottardo e Monteiro, insieme si interrogano su come vediamo attraverso la lente soggettiva della nostra conoscenza e abbracciano la nostra impermanenza destinata, oltre la crisi filosofica ed esistenziale del nichilismo.

Gottardo impiega materiali e/o temi familiari per creare frammenti della propria esistenza temporale e ideazione del sé. Questi frammenti sono assemblati e trattati come forme uniche che si trovano in una stasi di degrado, eppure fanno eco alla memoria di forme organiche e di spazio negativo. L’opera di Gottardo presenta esplorazioni materiali della forma, risultando in un sondaggio di opere d’arte che evocano un indice archeologico, incoraggiando una scoperta visiva di manufatti.

Monteiro mette in mostra diversi corpi di opere che includono cianotipi sospesi che riecheggiano come gli indumenti che si asciugano su una corda da bucato; e includono anche forme organiche di oggetti di uso quotidiano, comprese le ombre della flora del deserto. Monteiro esamina il suo adattamento a vivere in un nuovo ambiente desertico abbracciando il sole del deserto e le sue ombre nella creazione dei suoi cianotipi. Queste opere confutano il suo ambiente arido attraverso il blu profondo dei cianotipi, il processo liquido che sviluppa queste immagini e attraverso i blocchi della radiazione del sole del deserto nell’esporre i cianotipi. Questi cianotipi sono anche abbinati a fotografie che rafforzano i deserti bramosi di acqua. Monteiro contrappone i cianotipi e le fotografie con i suoi caldi dipinti di griglie e strutture che suggeriscono un contenimento, non solo di colore ma anche dello spettro di fluidi che avvolgono il vuoto. La pratica di Monteiro esamina le idee di trasformazione attraverso l’entropia visiva della struttura, documentando il proprio ambiente e il desiderio di contenere.

Friedrich Wilhelm Nietzsche ha criticato il concetto buddista di Anicca, postulandolo in opposizione alla sua idea di “volontà di potere”, dove ha equiparato l’idea dell’impermanenza al nichilismo. Le opere di Gottardo e Monteiro sfidano le sue accuse alla pratica ascetica del buddismo (e del cristianesimo) come la “volontà al nulla”, attraverso la loro esplorazione affermativa del materiale e dell’ambiente in continua evoluzione. Le loro opere parlano della transizione di vite vissute impermanenti all’interno della diaspora brasiliana. In definitiva questa mostra abbraccia la realtà dell’impermanenza del nostro mondo con un obiettivo di accettazione dell’instabile e dell’ignoto. (Steven Y. Wong, USA )

Steven Y. Wong è nato a Los Angeles, dove attualmente è curatore della Municipal Art Gallery di Los Angeles. In precedenza è stato direttore esecutivo ad interim e curatore senior presso il Chinese American Museum, dove ha sviluppato e realizzato mostre di arte contemporanea e storia. Steven ha tenuto conferenze presso l’UC Santa Barbara ed è stato professore a contratto presso il Ventura College e il Pasadena City College in Dipartimenti di studi americani di storia, storia e arte americana asiatica. Steven ha conseguito un Master in Asian American Studies presso l’Università della California, Los Angeles e un Master in Belle Arti presso l’Università della California, Santa Barbara.

Marcela Gottardo è nata in Brasile. Vive e lavora a Pistoia, in Italia. L’opera d’arte di Marcela utilizza materiali e processi per indagare sulla natura dell’essere e del divenire. Ha conseguito un Master in Belle Arti nel 2014 e una laurea in Pittura nel 2012, presso l’ Otis College of Art and Design, Los Angeles, California, USA.

Flavia Monteiro è nata a Rio de Janeiro, in Brasile. Vive e lavora nel deserto della Coachella Valley in California (USA). Esplora le percezioni alterate rielaborando continuamente le sue opere fino a quando i preconcetti e le aspettative non vengono infranti, e una trasformazione è completata. Flavia ha esposto le sue opere in California alla Los Angeles Municipal Art Gallery, al Palm Springs Art Museum, al Vincent Price Museum, alla Bolsky Gallery, all’aeroporto internazionale di Los Angeles, e ha creato opere d’arte pubbliche per le città di Malibu e Glendale. Le sue opere sono state esposte in gallerie a Rio de Janeiro e presso l’Ibero-American Art Salon presso il Mexican Cultural Institute (Washington, DC). Flavia ha conseguito un MFA presso l’Otis College of Art and Design nel 2013 e una laurea in Educazione artistica e Comunicazione sociale. Ha completato gli studi post-laurea in Art Therapy. Prima di trasferirsi negli Stati Uniti nel 2003, ha lavorato come educatrice d’arte e ha sviluppato programmi di educazione artistica presso il Colégio Pedro II, la scuola modello federale brasiliana a Rio.

Marco Cingolani, Projections and Visions, a cura di Paola Ballesi. 4 – 26 ottobre 2019

Marco Cingolani è il vincitore della prima edizione del Premio Pannaggi/Nuova Generazione, un’iniziativa nata da un’idea dell’associazione “Amici di Palazzo Buonaccorsi” a sostegno dei giovani artisti e per la promozione dell’arte contemporanea nelle Marche. 

Il Centro Luigi Di Sarro che ha collaborato al progetto, in linea con la sua quarantennale attività di promozione di giovani talenti a livello nazionale e internazionale, accoglie nei suoi spazi espositivi la  personale del giovane scultore recanatese dal titolo Projections and Visions. L’evento è organizzato in occasione della Quindicesima Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI.

Return. Roma-Berlino Inaugura il 13 Settembre 2019 la seconda tappa del progetto di scambio con Verein Berliner Künstler. 5 artisti italiani in mostra.

Il progetto Return Berlin-Rome | Rome-Berlin, nato da un’idea di Susanne Kessler, promuove la collaborazione del Centro Luigi Di Sarro con il Verein Berliner Künstler con l’intento di avviare uno scambio tra le realtà artistiche di Italia e Germania, attraverso il dialogo fra le due capitali dove hanno sede le associazioni proponenti.

Andrea Aquilanti, Angelo Casciello, Veronica Montanino, Pamela Pintus e Sara Spizzichino sono gli artisti italiani in mostra presso Gallery VBK-Verein Berliner Künstler, dal 13 Settembre al 6 Ottobre 2019.

Il progetto, realizzato in due tempi, ha portato in mostra a Roma lo scorso aprile presso il Centro Luigi Di Sarro le opere di 5 artisti tedeschi (Birgit Borggrebe, Jürgen Kellig, Susanne Kessler, Nele Probst, Marianne Stoll).

Diversioni. Fabio Mariani, Priscilla Pallante, Rosario Vicidomini, Medina Zabo. A cura di Davide Silvioli. 13 giugno – 3 luglio 2019. Inaugurazione: giovedì 13 giugno, ore 17:00

La collettiva Diversioni presenta lavori inediti eseguiti e pensati appositamente per il progetto in questione, in cui i quattro artisti, fra loro dissimili per percorso, formazione e tecnica, dimostrano un ulteriore indice di differenziazione stilistica nel loro operare, proponendo realizzazioni che ampliano lo spettro delle direzioni di ricerca di ciascuno.

«La mostra – scrive Davide Silvioli – rappresenta per ogni autore un momento di confronto con il proprio lavoro, nel segno di una discontinuità che è qui sinonimo di pluralità speculativa e approfondimento espressivo. Già dalla titolazione, DIVERSIONI manifesta la volontà di descrivere, in maniera polifonica, le diversificate possibilità d’approccio creativo alla prassi artistica, offrendo una selezione di risultati estetici denotabile per eterogeneità linguistica. I conseguimenti scelti, differenti per contenuto e per lessico, vanno dalla pittura al disegno, dalla sperimentazione sulla materia allo studio dei nuovi media, profilando DIVERSIONI, secondo tali accenti, al pari di un focus sull’interdisciplinarità contemporanea, con l’intenzione di dare parola all’arte fuori da statuti o registri stringenti».

Il progetto sottende, più o meno esplicitamente, un invito a concepire la ricerca artistica odierna in termini sistemici, dunque come un ente che si espande orizzontalmente verso una molteplicità di orientamenti senza gerarchie, anziché lineari, quindi assecondando rapporti unilaterali di causa effetto sempre meno adeguati a risolvere l’articolazione della contemporaneità.

In data da definire, è prevista una giornata di presentazione del catalogo ora in corso di realizzazione.

Fabio Mariani ha frequentato l‘Accademia di Belle Arti di Roma dove si è laureato in Scenografia. Negli ultimi anni ha cominciato a riscoprire e sperimentare, in pittura, l’antico inchiostro ferro gallico. Ha realizzato scenografie per spettacoli teatrali. Vincitore di diversi premi, ha esposto in musei e gallerie in Italia e all’estero. Sue opere sono in collezioni pubbliche e private. Vive e lavora tra Roma e l’Abruzzo.

Priscilla Pallante esordisce nel 2018 con la sua prima personale, presso la galleria Curva Pura di Roma. Alla base delle sperimentazioni dell’artista vi è un atteggiamento ossessivo nella ricerca della rappresentazione. Il medium fotografico si relaziona a nuove tecnologie digitali, suono e stampa 3D.

Rosario Vicidomini è un artista visivo. Ha studiato arte a Salerno, Bologna e Urbino. Dal 2014 al 2017 ha vissuto e lavorato tra Amburgo e Berlino. Ha esposto i suoi lavori in musei, gallerie e fiere d’arte in Italia, Germania, Francia, Svizzera, Austria, Ungheria e Giappone. Attualmente risiede a Roma.

Medina Zabo Ha conseguito la laurea in Scienze della Comunicazione all’Università degli Studi di Perugia, una specializzazione in Nuovi Media presso IED Roma e attualmente frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma. Vincitrice del Premio Internazionale O.R.A. 2018, selezionata da Curva Pura+ root, finalista XIII Arte Laguna Prize nella sezione Land Art, ha esposto in musei, gallerie e luoghi d’interesse storico e culturale.

Francesca Floris – L’ultimo amore di Las – a cura di Flavio De Bernardinis – 11 Maggio/8 Giugno 2019 – Inaugurazione: 11 maggio dalle 18.00 alle 20.30.

L’obiettivo della macchina fotografica è una finestra, o uno specchio? E lo specchio, in ogni modo, può essere anche una macchina fotografica? E infine ciò che si vede, in entrambi i casi, si mostra, o si riflette? Le installazioni fotografiche di Francesca Floris si inscrivono all’interno di questo campo concettuale, che, nell’era elettronica, ovvero la stagione della moltiplicazione indistinta delle immagini senza supporto, costituisce il cuore della scena sociale e antropologica contemporanea. 

Abbinato al motivo del riflesso, il tema del corpo. Percepibile come presenza eternamente differita nel gioco delle rifrazioni, il corpo si conferma tuttavia presenza forte ed ineludibile.

L’arte di Francesca Floris pone così il problema cardinale: nel labirinto dei riflessi, l’immagine è supporto del corpo, oppure il corpo, con la sua tenera e spietata disponibilità, costituisce, qui e ora, il supporto dell’immagine?

Tocca allo spettatore, formulare un’ipotesi, se non risolutiva, almeno partecipativa, di un progetto figurativo, e sensoriale, che tocca, nel profondo e sulla superficie, il tema chiave della cultura contemporanea, tema sociale e anche politico, ossia la questione fragile, corposa e riflessa, pur sempre irrisolta, dell’identità(Flavio De Bernardinis)

L’ultimo amore di Las nasce dal desiderio di descrivere un amore platonico. La storia parla di una donna che è proiettata all’interno delle fantasie della persona che la ama. Questi luoghi immaginari sono l’unico posto in cui lei gode dell’amore di cui è oggetto. Per rappresentare questa situazione, ho scelto di proiettare realmente la protagonista di questo progetto all’interno degli scenari che rappresentano l’immaginazione della narratrice. L’idea è stata, dal principio, quella di “ospitare” la donna dentro queste fantasie, che nelle fotografie appaiono come luoghi concreti e tangibili, mentre lei compare come una proiezione, un’apparizione, qualcosa di lontano e spettrale. Chi guarda si trasferisce, quindi, nella mente di chi ama. (Francesca Floris)

La mostra è strutturata in quattro parti. La prima tappa dell’esibizione è composta da dieci illustrazioni (una per ogni capitolo della storia), in formato 40 x 60 cm, accompagnate da una breve una citazione del capitolo della storia che ciascuna rappresenta.

Le illustrazioni sono seguite dall’esposizione di dieci fotografie, in formato 60 x 90 cm.

La terza tappa del percorso consiste in uno spazio circoscritto, dove è proiettato un video di backstage che mostra il funzionamento del meccanismo e il processo di realizzazione delle fotografie.

Infine, i visitatori accedono a uno spazio illuminato in maniera apposita, all’interno del quale è esposto il meccanismo con cui sono state realizzate le fotografie e dove loro, dopo averne appunto appreso il funzionamento, possono guardarsi a vicenda e fotografarsi all’interno di un ambiente interattivo ricreato per mostrarne la funzione e per permettere agli ospiti di calarsi, chi nello sguardo della narratrice, chi nei panni della donna fotografata.

Francesca Floris è nata a Oristano il 6 aprile 1992. Ha conseguito la maturità classica nel 2011, a Sassari. Si è laureata presso la Brunel University di Londra nel 2014. In Inghilterra è entrata a far parte del collettivo artistico Ad Libitum Films, con cui ha realizzato numerosi cortometraggi, una web serie e il suo primo lungometraggio, il documentario Isole. Si è trasferita negli Stati Uniti nel 2014 per conseguire un master. Ha iniziato a lavorare come fotografa alla fine del 2015. Da allora ha presentato due mostre personali (Olympus 50 e Il palco bianco) e preso parte a due mostre collettive. Ha frequentato il corso di Produzione presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma nel triennio 2016-2018. Al momento sta conseguendo la laurea magistrale in Antropologia e Linguaggi dell’Immagine presso l’Università di Siena. L’ultimo amore di Las è il suo secondo progetto di ricostruzione in teatro di posa. Il primo è stato Il palco bianco (2017).