Francesca Floris – L’ultimo amore di Las – a cura di Flavio De Bernardinis – 11 Maggio/8 Giugno 2019 – Inaugurazione: 11 maggio dalle 18.00 alle 20.30.

L’obiettivo della macchina fotografica è una finestra, o uno specchio? E lo specchio, in ogni modo, può essere anche una macchina fotografica? E infine ciò che si vede, in entrambi i casi, si mostra, o si riflette? Le installazioni fotografiche di Francesca Floris si inscrivono all’interno di questo campo concettuale, che, nell’era elettronica, ovvero la stagione della moltiplicazione indistinta delle immagini senza supporto, costituisce il cuore della scena sociale e antropologica contemporanea. 

Abbinato al motivo del riflesso, il tema del corpo. Percepibile come presenza eternamente differita nel gioco delle rifrazioni, il corpo si conferma tuttavia presenza forte ed ineludibile.

L’arte di Francesca Floris pone così il problema cardinale: nel labirinto dei riflessi, l’immagine è supporto del corpo, oppure il corpo, con la sua tenera e spietata disponibilità, costituisce, qui e ora, il supporto dell’immagine?

Tocca allo spettatore, formulare un’ipotesi, se non risolutiva, almeno partecipativa, di un progetto figurativo, e sensoriale, che tocca, nel profondo e sulla superficie, il tema chiave della cultura contemporanea, tema sociale e anche politico, ossia la questione fragile, corposa e riflessa, pur sempre irrisolta, dell’identità(Flavio De Bernardinis)

L’ultimo amore di Las nasce dal desiderio di descrivere un amore platonico. La storia parla di una donna che è proiettata all’interno delle fantasie della persona che la ama. Questi luoghi immaginari sono l’unico posto in cui lei gode dell’amore di cui è oggetto. Per rappresentare questa situazione, ho scelto di proiettare realmente la protagonista di questo progetto all’interno degli scenari che rappresentano l’immaginazione della narratrice. L’idea è stata, dal principio, quella di “ospitare” la donna dentro queste fantasie, che nelle fotografie appaiono come luoghi concreti e tangibili, mentre lei compare come una proiezione, un’apparizione, qualcosa di lontano e spettrale. Chi guarda si trasferisce, quindi, nella mente di chi ama. (Francesca Floris)

La mostra è strutturata in quattro parti. La prima tappa dell’esibizione è composta da dieci illustrazioni (una per ogni capitolo della storia), in formato 40 x 60 cm, accompagnate da una breve una citazione del capitolo della storia che ciascuna rappresenta.

Le illustrazioni sono seguite dall’esposizione di dieci fotografie, in formato 60 x 90 cm.

La terza tappa del percorso consiste in uno spazio circoscritto, dove è proiettato un video di backstage che mostra il funzionamento del meccanismo e il processo di realizzazione delle fotografie.

Infine, i visitatori accedono a uno spazio illuminato in maniera apposita, all’interno del quale è esposto il meccanismo con cui sono state realizzate le fotografie e dove loro, dopo averne appunto appreso il funzionamento, possono guardarsi a vicenda e fotografarsi all’interno di un ambiente interattivo ricreato per mostrarne la funzione e per permettere agli ospiti di calarsi, chi nello sguardo della narratrice, chi nei panni della donna fotografata.

Francesca Floris è nata a Oristano il 6 aprile 1992. Ha conseguito la maturità classica nel 2011, a Sassari. Si è laureata presso la Brunel University di Londra nel 2014. In Inghilterra è entrata a far parte del collettivo artistico Ad Libitum Films, con cui ha realizzato numerosi cortometraggi, una web serie e il suo primo lungometraggio, il documentario Isole. Si è trasferita negli Stati Uniti nel 2014 per conseguire un master. Ha iniziato a lavorare come fotografa alla fine del 2015. Da allora ha presentato due mostre personali (Olympus 50 e Il palco bianco) e preso parte a due mostre collettive. Ha frequentato il corso di Produzione presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma nel triennio 2016-2018. Al momento sta conseguendo la laurea magistrale in Antropologia e Linguaggi dell’Immagine presso l’Università di Siena. L’ultimo amore di Las è il suo secondo progetto di ricostruzione in teatro di posa. Il primo è stato Il palco bianco (2017).

RETURN Berlin/Rome 4 Aprile – 4 Maggio 2019. Progetto di scambio con VEREIN BERLINER KÜNSTLER sotto il patrocinio dell’Istituto Italiano di Cultura di Berlino. Opening 4.4.2019, 6-8pm

Il progetto Return Berlin-Rome | Rome-Berlin, nato da un’idea di Susanne Kessler, è curato dal Centro Di Sarro in collaborazione con il Verein Berliner Künstler, e sotto il patrocinio dell’Istituto Italiano di Cultura di Berlino, con l’intento di avviare uno scambio tra le realtà artistiche di Italia e Germania attraverso il dialogo fra le due capitali dove hanno sede le associazioni proponenti. Il progetto prevede due parti: RETURN Berlin-Rome porterà in mostra presso il Centro Di Sarro, dal 4 Aprile al 4 Maggio 2019, le opere di 5 artisti tedeschi (Birgit Borggrebe, Jürgen Kellig, Susanne Kessler, Nele Probst, Marianne Stoll ) e successivamente RETURN Rome-Berlin vedrà l’esposizione dei lavori di 5 artisti italiani (Andrea Aquilanti, Angelo Casciello, Veronica Montanino, Pamela Pintus, Sara Spizzichino) presso la Galerie VBK-Verein Berliner Künstler, dal 13 Settembre al 6 Ottobre 2019.

Chi sono gli artisti tedeschi in mostra a Roma:

Birgit Borggrebe Nata a Arnsberg, vive e lavora a  Berlino.

“Il carattere aspro e astratto delle nostre città, la globalizzazione del mondo moderno, sono in contrasto con ciò che rimane della Natura: qui un albero, lì una mandria di capre, eppure anche le nuvole stesse risplendono di colori sospettosi. Le immagini di Borggrebe sono caleidoscopi, incontri poetici con una realtà da incubo che presto potrebbe ricoprire gran parte del nostro pianeta. Dalle pitture si spande una protesta estetica: che il nostro mondo non è come dovrebbe essere. Sebbene sembri strano, i paesaggi futuristici e apocalittici raffigurati nelle sue pitture sono permeati da qualcosa che si potrebbe descrivere come una “nostalgia per il Paradiso”. (Kai Michel, Zurigo)

Jürgen Kellig Nato a Berlino dove vive e lavora.

I miei disegni si occupano di ritmo e di struttura, in particolare dell’interazione tra caos e ordine, delle somiglianze tra micro e macrocosmo. Sebbene rielaborate in modo concreto, queste opere possono richiamare reti organiche, così come reti tecnologiche. (Jürgen Kellig)

Jürgen Kellig disegna a mano libera. L’esattezza dei suoi elementi grafici non segue un programma, uno schema prestabilito. Essa simula la certezza di leggi geometriche, come in una zona franca tra vicinanza micrologica e distanza macrologica: un soggetto già affrontato dall’autore in lavori precedenti. Di conseguenza, i titoli dei suoi disegni suggeriscono una chiarezza concettuale: “notazione”, “partitura”, “interconnessione”, “civilizzazione”. Essi trasformano immagini in associazioni concettuali. Immagini che sono il risultato di processi associativi relativi ad una auto-referenzialità grafica, fissando punto come punto, linea come linea e piano come piano o una loro arbitraria successione. (Wolfgang Siano, dal testo in catalogo “Implacabile, tra linea e tratto ed oltre”)

Susanne Kessler Nata a Wuppertal nel 1955, vive e lavora a Berlino e a Roma. 

Ha studiato pittura e grafica a Berlino presso la Hochschule der Künste (UDK) e a Londra presso il Royal College of Art (RCA). Predilige le grandi installazioni, in spazi interni così come all’aperto. Ha insegnato alla California State University (CSU) e alla City University di New York (CUNY). Viaggi di lavoro l’hanno portata in Etiopia, Guatemala, Mali, Pakistan, India e Iran. Tutti questi luoghi hanno lasciato tracce nel suo lavoro. Le sue installazioni, a volte effimere, sono pubblicate in numerosi cataloghi e libri.

L’ex direttore del Wilhelm Lehmbruck Museum Raimund Stecker descrive così il metodo dell’artista: “Susanne Kessler gioca costantemente con separazione e contatto, vicinanza e lontananza, realtà e illusione. Il tangibile a volte si perde nell’incomprensibile e l’inconcepibile diventa tangibile, il caotico diventa cosmico, il disordinato a volte razionale, e le certezze sembrano confuse”.

Nele Probst Dal 1995 vive e lavora a Berlino.

Dal1989 al 1993 ha studiato Comunicazione visiva, Fachhochschule für Gestaltung, Mannheim con Prof. Günter Slabon, Prof. Wolf Magin, Prof. Roland Fürst, Prof. Eckhard Neumann. Dal 1993 al 1995 ha vissuto e lavorato ad Amburgo.

Nelle opere di Nele Probst, sia nella pittura che nella scultura e nelle installazioni, gioca un ruolo importante il processo additivo, inteso come raccolta e raddensamento. Il momento narrativo e le sue associazioni si riflettono sia nel contenuto che nella struttura delle sue opere. Colore e materiale sono in primo piano. Il suo rapporto giocoso, sperimentale e sensibile con i materiali e la composizione crea un senso di leggerezza e allegria che caratterizza il suo lavoro e coinvolge lo spettatore.

Marianne Stoll Nata a Darmstadt, vive e lavora a Berlino. 

Ha studiato Storia dell’arte con il Prof. Uwe M. Schneede, Ludwig Maximilian Universität di Monaco di Baviera. 

Attraverso sculture e disegni (…) Marianne Stoll esplora in maniera giocosa, ma sempre seria, lucida e sorprendente le molte sfaccettature dell’abitare, della casa, delle origini – e della costante minaccia di perdita di una dimora, di un rifugio. Nelle sue composizioni, Marianne richiama la questione di come si debba abitare la Casa–Mondo, come ambientarsi in questa dimora, che non è stata consegnata all’umanità chiavi in mano. Con audaci cambi di prospettiva, il piccolo e il grande, il solido e il fragile, il pericoloso e l’innocuo si uniscono nell’atto del disegno (…) le forme grafiche si appagano e nutrono a vicenda, in strana analogia con la creazione di un habitat per l’uomo. (Dorothée Bauerle-Willert, dal testo in catalogo “Dream Houses”)

Si ringrazia Giorgio Benni per le immagini fotografiche della mostra che vedete nella slideshow.

Donne. Corpo e immagine tra simbolo e rivoluzione. Un’opera di Luigi Di Sarro inserita nell’esposizione che la Galleria d’Arte Moderna di Roma ospita dal 24 gennaio al 13 ottobre 2019

Circa 100 opere, tra dipinti, sculture, grafica e fotografia, alcune mai esposte prima o non esposte da lungo tempo, provenienti dalle collezioni d’arte contemporanea capitoline – GAM.Galleria d’Arte Moderna e MACRO – a documentazione di come l’universo femminile sia stato sempre oggetto prediletto dell’attenzione artistica, da oggetto da ammirare, in veste di angelo o di tentatrice, a soggetto misterioso che s’interroga sulla propria identità fino alla nuova immagine nata dalla contestazione degli anni Sessanta.

È Donne. Corpo e immagine tra simbolo e rivoluzione, esposizione che la Galleria d’Arte Moderna ospita dal 24 gennaio al 13 ottobre 2019. Il percorso espositivo è accompagnato da materiale documentario, videoinstallazioni, documenti fotografici e filmici tratti da opere cinematografiche e cinegiornali, oltre che da video di performance e film d’artista.

Nella serie dei ritratti esposti al secondo piano della mostra spicca, tra gli altri, il volto di Elisa, la moglie di Giacomo Balla, ritratta mentre si volta per guardare qualcosa o qualcuno dietro di sé. Il valore iconico dell’immagine è racchiuso nello sguardo che muta lo stupore in seduzione e curiosità trasformando il ritratto della giovane donna da oggetto da ammirare a soggetto misterioso.

Il percorso espositivo è accompagnato da videoinstallazioni, documenti fotografici e filmici tratti da opere cinematografiche e cinegiornali provenienti dalla Cineteca di Bologna e dall’Archivio dell’Istituto Luce-Cinecittà che ne hanno curato la realizzazione.

In una sala della mostra è proiettato il film, prodotto dall’Istituto Luce, Bellissima (2004) di Giovanna Gagliardi che attraverso documenti storici dell’Archivio Luce, spezzoni di film, canzoni popolari e interviste racconta per immagini il cammino delle donne nel ventesimo secolo.

L’ultima sezione della mostra, dedicata alle dinamiche e le relazioni tra gli sviluppi dell’arte contemporanea, l’emancipazione femminile e le lotte femministe, presenta materiale documentario proveniente da ARCHIVIA – Archivi Biblioteche Centri Documentazione delle Donne – e testimonianze di performance e film d’artista di alcune protagoniste di quella stagione fondamentale provenienti da collezioni private, importanti Musei e istituzioni pubbliche (Museo di Roma in Trastevere; Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale; Galleria Civica d’Arte Moderna Torino; MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna; MART – Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto – Archivio Tullia Denza).

Indirizzo: Via Francesco Crispi, 24 – 00187 ROMA (RM)

Sito web: 
http://www.galleriaartemodernaroma.it

THE BIG DRAW 2018. IL PIU’ GRANDE FESTIVAL DI DISEGNO DEL MONDO ARRIVA A ROMA. IL 9 OTTOBRE WORKSHOP “DALLA VISIONE ALL’OSSERVAZIONE” CON SARA E RIVKA SPIZZICHINO.

Il Centro Di Sarro ospita 24H Drawing Lab nell’ambito del Big Draw Festival 2018. Dal 2000, l’annuale festa internazionale del disegno, che unisce le persone sotto il motto “drawing is a universal language/il disegno è un linguaggio universale”, si svolge regolarmente in più di 25 paesi, implica più di 1000 eventi e ha riportato al tavolo da disegno oltre 4 milioni di persone. Big Draw Festival si svolge quest’anno dall’1 al 31 ottobre in tutto il mondo, e da metà settembre fino a metà ottobre per 31 giorni approda in Italia. Istituzione benefica per l’educazione delle arti, The Big Draw è fondatore e motore del Festival e crede che “tutti possono disegnare”. The Big Draw promuove il disegno come linguaggio universale capace di cambiare la vita e unire le persone di ogni età, origine e religione di tutto il mondo.

Il Centro Di Sarro e 24H Drawing Lab sono felici di presentare “Dalla visione all’osservazione. Soluzione ai problemi percettivi nel disegno.” Il 9 ottobre 2018 alle ore 15, incontro gratuito su prenotazione dove l’artista Sara Spizzichino e la fotografa Rivka Spizzichino aiuteranno a riconoscere le insidie più comuni che non consentono di disegnare bene, fronteggiando le difficoltà percettive che si incontrano nel trasferire sul foglio bianco il proprio segno. La comprensione e il superamento di queste difficoltà aiuta a liberarsi dal proprio censore interno consentendo anche a chi non è artista, di trovare una propria via creativa. Gli eventi in Italia sono sostenuti da Fabriano.

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Il workshop a Roma si è svolto negli spazi deI Centro Di Sarro in Via Paolo Emilio 28, dalle 15 alle 18, il 9 Ottobre 2018. Il Centro è anche sede dell’Archivio Storico Luigi Di Sarro che conserva il lascito delle opere dell’artista, tra cui anche un fondo di oltre 10 mila disegni.

Per avere più informazioni sul Festival e sull’evento “Dalla visione all’osservazione. Soluzioni al problema percettivo nel disegno.” visita: https://thebigdraw.org/event/24H_Drawing_Lab__Dalla_visione_allosservazione/8118

oppure guarda il video dell’evento (realizzato da Benedetto Sanfilippo):

SEGNI. Fotografie, disegni e sculture di Luigi Di Sarro, a cura di Carlotta Sylos Calò. 11 Ottobre – 14 Novembre 2018, Museo Laboratorio di Arte Contemporanea – MLAC, Roma

Nel quarantennale della scomparsa di Luigi Di Sarro, la mostra organizzata dal MLAC con il Centro Di Sarro, offre uno spaccato della produzione di Luigi Di Sarro tra gli anni Sessanta e Settanta evidenziando la trasversalità del suo approccio a tecniche e materiali e, parallelamente, la sua caratteristica concezione del “segno” quale elemento generativo di forme e spazi, senza una reale cesura tra astrazione e figurazione, evidente sia nel lavoro grafico e pittorico, sia in fotografia e scultura.

Di Sarro, accanito sperimentatore, nel corso della sua attività artistica ha praticato il disegno, la pittura, l’incisione, la scultura, la fotografia e la performance interessandosi in particolare a temi legati al corpo, al movimento, alla luce e alla capacità astrattiva del segno e delle figure geometriche. Morto a soli trentasette anni, ucciso per un fatale equivoco nel clima teso degli anni di piombo a Roma, il 24 febbraio 1979, ha lasciato una vasta produzione artistica (dipinti, disegni, fotografie, sculture, grafica, progetti, appunti, aforismi). Opere di Luigi Di Sarro sono presenti in diverse collezioni pubbliche italiane e straniere (tra cui GNAM, MACRO, Palazzo Braschi e Istituto nazionale per la grafica a Roma, Centre Pompidou a Parigi).

Attivo dal 1987, il Museo Laboratorio d’Arte Contemporanea-MLAC, diretto dal Prof. Claudio Zambianchi, si propone come luogo d’incontro fra università e mondo culturale contemporaneo, contraddistinguendosi per la sua vocazione alla ricerca e alla formazione. Tra le iniziative che da trent’anni ne animano il programma vi sono esposizioni, conferenze, tavole rotonde, presentazioni di libri, festival, rassegne video e proposte musicali, che mirano in prima battuta a porre in contatto le realtà artistiche e culturali più vivaci del momento con gli studenti e gli studiosi dell’Ateneo, spesso arrivando a coinvolgerli attivamente. Allo stesso modo forte è la volontà di aprirsi alla città, coinvolgendo tutta la cittadinanza attraverso la proposta di una programmazione molto variegata.
Mostre ed eventi promossi e organizzati dal MLAC si svolgono negli spazi destinatigli nel 1985 dall’Università La Sapienza di Roma, presso il palazzo del Rettorato, nel cuore della Città Universitaria.

www.museolaboratorioartecontemporanea.it

Nell’occasione dell’organizzazione e svolgimento della mostra il MLAC offre una possibilità di tirocinio agli studenti che abbiano interesse ad approfondire sul campo il mestiere dello storico e del critico d’arte in tutte le sfaccettature. Il tirocinio prevede, infatti, un impegno attivo sia in fase di allestimento, con la possibilità di lavorare a stretto contatto con i curatori, sia durante il periodo di apertura della mostra, gestendo le visite guidate, l’accoglienza dei visitatori e, non ultimo, tutto il lavoro legato alla promozione della mostra, imparando a gestire i vari canali di comunicazione on line, dal blog ai principali social network.

CONTRIBUTI AL NOVECENTO. Una tela di Luigi Di Sarro in mostra alla Fondazione Stelline. Milano 13 Settembre- 14 Ottobre 2018

In occasione del palinsesto “Novecento Italiano” del Comune di Milano, che documenta la storia dell’arte a partire dalle avanguardie storiche fino al contemporaneo, dal 13 settembre al 14 ottobre 2018 la Fondazione Stelline presenta la mostra Contributi al Novecento. Da Boccioni a Rotella ai contemporanei, a cura di Bruno Corà e Tonino Sicoli. L’obiettivo è quello di far conoscere al grande pubblico la collezione del XX secolo del MAON – Museo dell’arte dell’Otto e Novecento di Rende (CS). Trentacinque le opere esposte in un racconto cronologico dai primi anni del Novecento fino al XXI secolo, organizzate in due sezioni temporali.

 

 

GLI AUTORITRATTI DI LUIGI DI SARRO IN MOSTRA ALLA ROCCA DI SENIGALLIA – 25 AGOSTO 2018

PER LA MOSTRA ANNUALE DELL’AUTOSCATTO ALLA ROCCA ROVERESCA: GIORGIO BONOMI HA CHIAMATO A SENIGALLIA 150 ARTISTI ITALIANI. LA MOSTRA ALLA ROCCA RACCONTA ANCHE LASTORIA E LE NUOVE ACQUISIZIONI DELL’ARCHIVIO ITALIANODELL’AUTORITRATTO FOTOGRAFICO IN COLLABORAZIONE CON IL MUSINF. In mostra opere di Piergiorgio Branzi, Franco Fontana, Maria Mulas, Nino Migliori, Aldo Tagliaferro, Mario Giacomelli, di cui il Musinf conserva ed espone in tutto il mondo, tantissime delle opere più famose, Luigi Di Sarro, Stefania Beretta, Luigi Erba, Maurizio Gabbana, Antonio D’Agostino, Edoardo Romagnoli, Licinio Sacconi, Brigitte Tast, Miriam Colognesi, Marco Circhirillo, Donatella Spaziani, Francesca Della Toffola ed molti altri. 

Il Musinf ha due opere di Di Sarro nella sua collezione.

 

VAA-VIDEO ART AWARD 10 FINALISTI IN MOSTRA DURANTE L’ITALIAN ART DAY E CORTOLOVERE

Concluse le selezioni del Concorso VAA-Video Art award lanciato dal Centro Luigi Di Sarro con l’Istituto Italiano di Cultura di Pretoria. La giuria ha scelto i 10 finalisti delle due sezioni Italia e Sudafrica. I video finalisti verranno mostrati il 24 Marzo durante l’Italian Art Day a Philippi, Cape Town e poi in Settembre al Festival internazionale CortoLovere.

   

 

FINITE/INFINITE Elena Giustozzi e Caterina Silva EVERARD READ/CIRCA Cape Town, Sudafrica 22 – 31 Marzo 2018

Opening 22 Marzo 2018 h.18,30

 

Con FINITE/INFINITE Elena Giustozzi e Caterina Silva mostrano il lavoro svolto durante la residenza ARP-Art Residency Project in Sudafrica. Una mostra che si offre come percorso a molti livelli, non la semplice nozione di viaggio, ma la volontà di osservare da e con differenti punti di vista.

Le passeggiate a piedi lente nella natura di Elena Giustozzi si rivelano nel confronto con lo sguardo dall’alto offerto dal Boomslang, la passerella sospesa dei Kirstenbosh Gardens, ma anche in un taccuino di suoni digitali raccolti al ritmo dei passi in vari angoli di Cape Town. Lavori realizzati in Italia, nelle Marche dove l’artista vive, si mescolano con le tele dipinte a Cape Town. Lavoro lento, meticoloso, meditativo, intimo e a tratti grandioso.

Le peripezie dell’anima di Caterina Silva, le sue continue interrogazioni sul senso del reale, e del linguaggio che vorrebbe esprimerlo, sono certamente nelle sue grandi tele, colorate e stropicciate, ma anche nel confronto con quanto l’anima porta appresso del proprio passato, lontano o vicino. E così nel confronto con gli studenti della Ruth Prose School of Art ha preso vita la performance ticticfshfshcoldcoldrainrain che prosegue una ricerca analoga appena svolta dall’artista in Norvegia.

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