News
History
Home Page
Contacts
Where
Activity
 

 
 

 

 

News and meetings of Centro Luigi Di Sarro  
 

 

Web Cartolina

Read the Article

 

LTHE PHOTOGRAPHS  OF LUIGI DI SARRO EXHIBITED AT CENTRE POMPIDOU
in
 WORKS FROM 1960’s AT TODAY
ITALIAN EXPERIMENTATION
(1960 -1980)

 Since 2011 five photographic works of Luigi Di Sarro, aquired in 2009 by Centre Pompidou in Paris, are exhibited in the room dedicated to the Italian experimentation (4 th floor, room 11) with the works of Pistoletto, Baruchello/Grifi, Accardi, Gioli, Zaza, Merz, Castellani, Boetti, Zorio, Paladino.

 


 

Web Cartolina

 

MARILENA VITA
I am the reality which is missing much
Curated by Dario Evola

 

Exhibition opening: Thursday 10th May, 6 pm
10th May – 30th May 2012 (Tue – Sat, 4 pm to 7 pm)
Catalogues available in the gallery

 

Marilena Vita – selected the last year by the Centro Di Sarro for the exhibition held at thePhotographersGalleryZA - Erdmann Contemporary at Cape Town during the Italian Culture Week 2011 and included in the ongoing project of cultural exchange with South Africa – exposes in this solo exibition at Rome, two series of photographic works and the video Ella Este (2012).
Dario Evola writes: The artist stages an awareness of the conflict between real and imaginary, where the woman’s body is the theatrical site of the truth. (…) Marilena Vita plays an paradoxal act between performance and image, starts from the body and reaches the body, through the body, its own. (…)The photograph is performative, witness of an act of vision as a responsible act of the artist to the world. ...

Marilena Vita artist and filmmaker is internationally active with photography, video art, painting, performance, particularly in Miami, Mons (Belgium), Genoa, Milan, Athens, Syracuse, Kalamata (Greece), Berlin, New York, Rome, Basel, Prague. Awarded for video art from Columbia University in New York in 2009. Among the most recent solo shows: Regional Rice Museum, Palermo Museum MLAC University La Sapienza, Rome; Public Library Ursinus-Recovery, a former Benedictine monastery, Catania; Lorenzelli Art Gallery, Milan; Erdmann Contemporary Gallery, Cape Town.

 


 

Web Cartolina

 

PRPROJECTIONS ON CANVAS
maps, visions, colors
BARONE   CAFLISCH   MAGNI

Catalog text by Giuseppe Cannilla

Exhibition opening: Friday 13th April, 6 pm
13th April – 5th May 2012 (Tue – Sat, 4 pm to 7 pm)

 

This exhibition shows the latest paintings by Eclario Barone,  Luigi Caflisch and Mauro Magni. It born from the ancient and common association with the Centre Di Sarro, together with the pictorial journey shared in the 80’s Academy of Fine Arts in Rome at the chairs of Trotti and Avenali.

Roberta Rosetti, architect, cures the installation of the exhibition that Giuseppe Cannilla, author of the catalog text, summarizes in this way:

"... A series of windows, or maps, on, and of the reality in which we live: windows or maps that try to contain or to frame situations are very different but equally similar, the "apparent" cacophony of the city expanded, as the "apparent" harmonies of nature and history.
The windows of  Barone, of Caflisch, of Magni, opened on the metropolis, on the nature and history, on ourselves, are illuminate of the same force and of the same weakness, of the same bright colors, acids or plates ... "

 

 

Centro Luigi Di Sarro
via Paolo Emilio, 28 – 00192 Roma – tel. +39 (0)6 3243513
www.centroluigidisarro.it  
info@centroluigidisarro.it

 


 

Web Cartolina

 

Federica Amichetti. Iconography of the Invisible
curated by Paola Ballesi

sponsored by the City of Rome-Municipio XVII and the art council of the City of Recanati
Exhibition opening: Friday 16th March, 6 pm
16th March – 7th April 2012 (Tue – Sat, 4 pm to 7 pm)
Catalogues available in the gallery
Iconography of the Invisible is the first solo exhibition in Rome of Federica Amichetti, who shows her series of paintings Liquiscape (2011) exploring Illusion. “When our thoughts are not cages, but rather light forms similar to silk, and they are fragile, and transparent, or just signs, they will reveal what is beyond. And perhaps what is beyond is more real than what we call reality.” (Federica Amichetti)

Federica Amichetti studied at the Academy of Fine Arts in Macerata. Among the younger artists in the art scene in her region, she is perhaps the one who most clearly and unequivocally carries out a precise investigation of the possibilities of cognitive penetration of contemporary art, the main path to forcing the border of reality and “letting the Invisible be visible”. A path already walked by the great masters of modernity, who created a new tradition of reduction and anti-mimetism. Federica Amichetti explores this path in her own way and offers a painting which floats between reality and dreams. This approach is reflected in the magic Liquiscape, landscapes that unify nature and culture, the material and the immaterial, the visible and the invisible.

Federica Amichetti lives and works in Recanati. Since 1999 she has attended the Minimo Teatro drama school in Macerata under the direction of Maurizio Boldrini and also took part in the workshop on the feminine held by Betty Bee in Pesaro, as well as a workshop on the perception of reality held by Bernard Rudiger in Exilles. In 2011 she attended the Marche region section of the 54th Biennale di Venezia curated by Vittorio Sgarbi at the Mole Vanvitelliana in Ancona.
Centro Luigi Di Sarro - Via Paolo Emilio 28 - 00192 Roma - tel. +39 (0)6 3243513

info@centroluigidisarro.it    www.centroluigidisarro.it

 


 

Web Cartolina

 

TREBISONDA  -  Danilo Fiorucci, Robert Lang, Lucilla Ragni
a cura di Giorgio Bonomi

Presentazione del libro G. Bonomi, “TREBISONDA, una storia contemporanea”, Introduzione di B. Corà, Ed. Quater
                                          
Trebisonda è un’Associazione nata trenta anni fa a Perugia e da allora si occupa incessantemente di arti visive. Molti artisti, perugini, italiani e stranieri, hanno fatto parte dell’Associazione, organizzando mostre ed esponendo le loro opere.
Trebisonda è sempre stata attenta a non restare confinata nella propria provincia, anzi ha sempre guardato a tutto il Paese e all’estero, dove molteplici sono state le iniziative, con una preminenza in Germania – qui l’Associazione ha stabilito una vera e propria “corrispondenza di amorosi sensi” con artisti, associazioni, musei – e negli Stati Uniti, soprattutto a Seattle.
Molto incisive sono state le rassegne di videoarte, performance, fumetto che si sono potute realizzare nella sede perugina di Trebisonda, nel corso degli anni.
Di Trebisonda hanno fatto parte: Moreno Barboni, Paolo Tramontana, Massimo Rossi, Francesca Manfredi, Roberta Meccoli, Viceversa e numerosi altri, va segnalato l’ingresso, in un secondo momento, di  Jodi Sandford e Valter Gosti. Oggi l’Associazione, senza perdere vigore nelle sue attività, anzi potenziandole, è composta dai tre artisti fondatori, Danilo Fiorucci, Robert Lang e Lucilla Ragni, che continuano ad organizzare e realizzare mostre di loro stessi, singolarmente o collettivamente, in Italia e altrove, e di altri artisti, italiani e stranieri.
Nella sua lunga attività, l’Associazione non ha mai privilegiato una corrente o uno stile artistico, bensì ha sempre cercato di promuovere e promulgare la ricerca artistica viva e coraggiosa, così anche i tre artisti oggi responsabili di Trebisonda si presentano con opere di diversa poetica e tecnica, ma accomunate, appunto, dalla ricerca continua di definizione del proprio sentire che non cessa mai di avanzare, come avviene quando l’arte è attività innovativa e non noiosa ripetizione.
Nell’anniversario della fondazione di Trebisonda, si sono programmate una serie di esposizioni con lavori di Danilo Fiorucci, Robert Lang e Lucilla Ragni, di cui questa al Centro Di Sarro di Roma è la prima, a cura di Giorgi Bonomi, che ha curato anche il testo del  libro “Trebisonda, una storia contemporanea”,  introduzione di Bruno Corà, cronologia ragionata di Andrea Baffoni e traduzione in inglese di Jodi Sandford.

Con il patrocinio del Comune di Perugia e dell’ Ordine degli Ingegneri della Provincia di Perugia

 


 

Web Cartolina

 
 

 


 

Web Cartolina

Foto

 

Di  Segno in Segno: l’ipotesi, il progetto, l’opera
a cura di Edelweiss Molina   
testi  critici  di Marco Bussagli e Tiziana D’Acchille

opening: sabato 14 gennaio ore 18.00
14 gennaio - 3 febbraio 2012 (dal martedì al sabato ore 16,00 - 19.00)
La mostra collettiva Di  Segno in Segno: l’ipotesi, il progetto, l’opera, promossa in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Roma, intende, come la precedente mostra tenutasi nella scorsa stagione espositiva, promuovere e catalogare le varie espressioni del Disegno per far emergere, attraverso le diverse affinità delle differenti discipline del Disegno e del Design del Gioiello, il linguaggio progettuale e la sua dinamica descrittiva.
Un’esposizione di intenti che esprime con il segno il linguaggio espressivo che diventa proposta artistica e progetto da attuare.
La sezione Disegno abbraccerà le diverse modalità tecnico-espressive (disegno a carboncino, matita, chine, pastelli ecc.) diventando così opera. 7 protagonisti per le proposte e percorsi di ricerca segnica:
Fabio Arrabito, Roberta Corvigno, Davide Bernardini, Matteo Ortu, Dawei Pan, Monica Pezzoli, Silvia Valeri  e  una raccolta di grafiche di: Salvatore Cannavò, Deng-Qi, Farzanea Kamandi, Gao-Yi -Fei, Emma Gavrila, Toyoda Izumi, Manuel Speel.
La sezione Design del Gioiello è l’ipotesi che si fa progetto fino a diventare prototipo con uno slancio progettuale che si esprime attraverso concetti e proposte originali che scardinano i canoni classici e tradizionali della produzione orafa e di gioielleria.
La ricerca di originalità e di innovazione si concentra sugli aspetti simbolici dell’offerta: ovvero il DESIGN.  
L’importante testimonianza di un percorso di progetto innovativo e degno di particolare attenzione, quello di Giuseppe Cannata, neolaureato ISIA che propone la sua collezione di preziosi su modellazione digitale e le interessanti proposte progettuali di 5 artisti in formazione: Lodovica Chinese, Milena Corasaniti, Martina D’Anastasio, Davide Molino, Flavia Moretti, il  cui percorso descrittivo viene raccontato sulle tracce di un pretesto che diventa prototipo.
Le opere così presentate saranno frutto di un percorso di studi grafico-formale e di un progetto fondato sulla ricerca di un risultato che non tradisce mai il linguaggio autentico di ogni protagonista.

 

Con i Patrocini del MIBAC, del Comune di Roma Assessorato alle Politiche Culturali, della Provincia di Roma Assessorato alle Politiche Culturali, della Regione Lazio e dell’ISIA di Roma-Istituto Superiore per le Industrie Artistiche

Centro Luigi Di Sarro  Via Paolo Emilio 28  00192 Roma  tel. +39 06 3243513
dal martedì al sabato ore 16.00 -19.00

www.centroluigidisarro.it   info@centroluigidisarro.it

 


 

Web Cartolina

 

 


 

Web Cartolina

Event's Pics

read articol 1

read articol 2

 

IL CENTRO DI SARRO A CUBA
dal 21 al 27 novembre 2011

Il Centro Luigi Di Sarro partecipa anche quest’anno alla XIV Settimana della Cultura Italiana a Cuba dedicata al “150 Anniversario dell’Unità d’Italia”.
Il progetto, a cura del Centro Di Sarro, comprende:
la mostra “Visus” realizzata dai due artisti italiani invitati, Erik Chevalier e Mauro Magni, che si inaugurerà il 22/11 al Centro Provincial de Artes Plasticas y Diseno-Sala Barreto a L’Avana;
la Tavola rotonda “Arte e Trasformazione urbana”, relatori Alessandra Atti Di Sarro, Paola Larghi, Stefano Marmorato, Jorge Torres;
e la scopertura di un Murale realizzato insieme dagli artisti italiani Chevalier e Magni e cubani del gruppo Huellas al Barrio Cantarrana, Puente Grande, Playa dove per l’occasione il 25/11 si terrà una festa con un concerto e le autorità.

 


 

Web Cartolina

 

Luciano Gabbrielli: la sutura del presente

di Emanuele Rinaldo Meschini

 17 Novembre – 3 dicembre 2011
Inaugurazione giovedì 17 novembre ore 18:00

Luciano Gabbrielli: la sutura del presente

La poetica di Luciano Gabbrielli (Viareggio 1924), rappresenta un’operazione a cuore aperto sull’arte. Gli strumenti chirurgici vengono liberati dalla loro componente di dolore per trasformarsi in strumenti di una passione estetica combattuta a volto scoperto. L’arte di Gabbrielli è infatti molto diretta. A prima vista è una collocazione di oggetti su uno sfondo pittorico, molte volte monocromo. Lo sfondo però si trasforma sotto le sue mani da semplice quinta scenica a palcoscenico illuminato e sembra di assistere alle lezioni di anatomia di Andrea Vesalio. I ferri, gli aghi, i fili, si scoprono vivi, pensanti e amanti, non sono più oggetti, bensì acquistano una vita volta alla conquista dell’altro, alla ricerca del sé specchiante. Gli strumenti di Gabbrielli si agitano in una tensione che nella vita non gli apparterrebbe, ma che ora conquistano in virtù della ricerca. Proprio la ricerca rappresenta la parola chiave per interpretare l’opera di Gabbrielli. Il contesto artistico nel quale iniziò a muoversi era quello degli anni ’70, dell’Arte Povera, dell’happening e della militanza. Nella sua opera però si respira un clima disteso, liberato e pacato. Gli strumenti sono “poveri”, ma la poetica che sottende all’impresa è diversa. In Gabbrielli ci sono, infatti, echi di spazialismo e new dadaismo americano ed egli sembra quasi voler esorcizzare il clima teso di quegli anni con un’operazione, più che mai medica, sul senso e la finalità della ricerca artistica. I sentimenti vengono sperimentati dagli oggetti e la loro espressione, altrimenti scomposta nel mondo degli uomini, trova un suo equilibro.Lo “scopritore” di Gabbrielli fu Emilio Villa, uno dei critici più importanti nella storia dell’arte italiana e non solo, in quanto capì prima di tutti l’opera degli espressionisti astratti americani. Villa, nel 1975, definì Gabbrielli “medico-sacerdote”.Proprio questa definizione rispecchia l’operare di Gabbrielli, sciamano di un rito medico pittorico nel quale il paziente da salvare sembra essere l’arte stessa.

Luciano Gabbrielli (Viareggio, 1924) in seguito alla laurea in medicina, conseguita all’Università di Pisa, ha lavorato alcuni anni come medico di bordo sulla nave che seguiva la rotta Genova-Melbourne. Successivamente, dopo essersi specializzato negli Stati Uniti alla Columbia University, ha prestato servizio presso il Presbiteryan Hospital di New York. Tornato in Italia, ha lavorato come anestesista all’Ospedale Maggiore di Milano ed al San Giacomo di Roma. Si è dedicato a lungo allo studio dell’agopuntura, dell’omeopatia e dell’ayuverdica. Scoperto come artista dal grande critico Emilio Villa, ha esordito nel mondo dell’arte nel 1975 con una mostra presso la Galleria della Trinità a Roma. Ha esposto le sue opere nel 1978 presso gli spazi della Galleria Pagani di Milano e, successivamente, in altre importanti occasioni.
In parallelo all’attività come medico, si è dedicato, oltre che all’arte, alla scrittura di testi tra cui ricordiamo quelli autobiografici come Pappà (2010) e Se lo vedo te lo dico. Sul filo della memoria di Luciano Gabbrielli (2011), entrambi curati da Gabriella Nocentini.
Luciano Gabbrielli vive a Firenze.

 


 

Web Cartolina

 

QLINDA SALERNO Black Mirror
Curated by Roberto Mutti

Opening: Thursday 20 October 2011 at 6:00 pm
From 20 October to 12 November (Tuesday to Saturday from 4:00 pm to 7:30 pm)

This Roman exhibition organized by the Centro Luigi Di Sarro in collaboration with the Galleria Acta International and the Camera Club of New York, and under the patronage of the Swiss Institute in Rome, was arranged with Linda Salerno last year, and is being held approximately two months after her demise on 17 July 2011.
A complex artist, capable of moving with great awareness within her expressive world where drawing, photography and installation achieve a fine linguistic balance, Linda Salerno’s exhibition at the “Centro di Documentazione della Ricerca Artistica Contemporanea Luigi Di Sarro” evokes her poetics on many planes. In fact, Black Mirror features works executed at various times and with different techniques, which is precisely why they are able to dialogue, creating an itinerary which rather than following a somewhat predictable chronological order, conjures an intricate interplay of cross-references that visitors themselves must seek, discover and make their own.
The black mirror is that of memory, because Linda Salerno constantly reconsiders the emotions she experienced as a child; but it is also the mirror that best represents the photographic matrix of a surface on which the artist intervenes with a formal delicacy that does not exclude the evocative power of the image. The female figure advances lightly, she moves with a grace reminiscent of the gestures of dance, she approaches elements floating in the air, she moves through natural landscapes as if wanting to lose herself in them, become them. One is struck by the innate dynamism of these photographs – which, as such, allude to the three-dimensional but maintain their specific two-dimensionality – especially when one compares them to the drawings of SEVEN STEPS like Release on superimposed vellum papers that seem to invite the viewer to intervene and move them, separate them and study them, to arrive at a final synthesis of the many images gradually revealed.
In this exhibition, the first staged after the artist’s recent premature death, one is impressed by the visionary beauty of her last project with the inspired title The Act of Remembering. It consists in small display cases that hold images drawn from other researches, fragments of images that are like the scattered pages of an encyclopedia of imagery: their presence is rendered equally fascinating and mysterious by the words that appear on the glass enclosing them, which, precisely because they are not titles, become slivers of reality captured by the artist. One only has to read these words to realize that light and absence, marvel and dream, imitation and beauty, perfection and hallucination, emotion and ambiguity have lost their meaning and become sounds hovering in the oneiric universe that Linda Salerno has left us. Roberto Mutti

Linda Salerno was born in 1950 at York, Pennsylvania, into a Calabrian family. In 1972, she obtained a BFA from Moore College of Art, Philadelphia. From that year on, she was one of the early pioneer artists in SoHo/New York, where she lived for 30 years.
From 2002 she lived and worked mainly in Someo and Lugano, Switzerland, and was granted Swiss citizenship. She had solo shows in Lugano and Locarno and displayed her work in solo exhibitions in Chicago and New York.
In 1984-85 she took part in "ANNIOTTANTA", curated by Barilli, Caroli and others at museums in Bologna, Ravenna, Rimini and Imola (Cat. Mazzotta). This is her first solo exhibition in Italy.
For more info: www.lindasalerno.com

Catalogue Ed. Charta with texts by Elisabetta Longari, Klaus Honnef, Roberto Mutti, Claudia Steinberg, Martin Kunz, Linda Salerno

Centro Luigi Di Sarro
Via Paolo Emilio 28-00192 Rome tel.+39 063243513 www.centroluigidisarro.it info@centroluigidisarro.it
Translated by Susan Ann White for AlfaBeta (Rome)

 


 

IL CENTRO DI SARRO TORNA A CAPE TOWN

Web Cartolina

Articolo 1

Articolo 2

 

Somewhere on the other side
Marilena Vita

6 - 31st October 2011
Opening reception Wednesday 5 October 
thePhotographer'sGalleryZA - Cape Town

Centro Luigi Di Sarro is going again to Cape town, with an exhibition by Marilena Vita. Somewhere on the other side will be on view in Cape Town throughout October. The exhibition forms part of an ongoing exchange program between Erdmann Contemporary and Centro Luigi Di Sarro in Rome. It has the patronage of Sociéta Dante Alighieri, Circolo di Cape Town and the Italian Consul in Cape Town. It forms part of the cultural program of the Italian Week in October.

 


 

Web Cartolina

 

JACOPO BENCI, DÉBRAYAGES
curated by Maddalena Rinaldi
27 September - 15 October 2011

Opening: Tuesday 27 September at 18.00 h

 

Tuesday 27 september at 6 pm opens at Centro Luigi Di Sarro in Rome the solo exibition Jacopo Benci. Débrayages, curated by Maddalena Rinaldi.

 

The exhibition offers a selection of the abundant production of the artist (recent and previously unseen works) by presenting the phenomenological view that the artist takes on reality.
The ‘disengagement’ or débrayage (of time, space, or subject), a concept derived from Greimas, is the leitmotif of the exhibition, organized by thematic areas: non-self, not-now, not-here.
In the photographs of Benci, the split between artistic statement and representation of the image is in fact a constant that is manifested by an absence: simulacra of past subjectivity, temporality, and spatiality. Simulacra through which the artist weaves stories, describes landscapes, establishes profound relationships between the visible of the everyday and what is hidden in his own consciousness.  His photographs, such débrayages, narrate the relationship between the individual and the territory, almost always deliberately anonymous and unknown.
Jacopo Benci’s aesthetic research has always been aimed at revealing the intimate and profound nature of the place of belonging. The artist questions himself – even today, in a world completely explored and technologized – about the possible meanings of his motherland, digging back in time to uncover a layering of cultures, identities and meanings hidden behind the appearances of the everyday landscape in which he lives.
For Benci, the photographic gaze is a tool to understand the urban and natural reality to which he belongs. Inherent in his photographs is a visual perception, which is sensitive and open to new and unexplored territory.
Thresholds, limits, passages, but also appearances, recollections, and memories are the subjects of Sentieri Invisibili (2011) but also of Lontano e Luminoso (2009), through the depth of which the artist traces singular epiphanies, unearthed in the everyday aspects of the environment, lived in day after day. Sudden appearances, in his images, lead the spectator of the beholder towards the disclosure of other universes, universes upon which the artist builds his own identity.

Jacopo Benci lives and works in Rome. His artistic work includes photography, installation, video, film, performance. It has been exhibited in galleries and museums and presented in video festivals, in Italy, Argentina, Ecuador, France, Germany, Great Britain, Hungary, The Netherlands, Russia, United States, Thailand.
His most recent solo exhibitions to date are, Un itinerario possibile – A possible itinerary 1981-2011, MLAC Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, ‘Sapienza’ University, Rome, curated by Lucrezia Cippitelli (2011); Jacopo Benci. Itinerari in video (part of the series ‘Testi e Testimoni IV’, organized by the House of Memory and History), Sala Santa Rita, Rome (2011); Sentieri invisibili, Hybrida Contemporanea, Rome, curated by Martina Sconci (2010); L’infraordinario, TraLeVolte, Rome, curated by Rossella Caruso (2008, part of the ‘FotoGrafia’ festival 2008).
Since 1998 Benci is Assistant Director for Fine Arts at the British School at Rome; in this role, he has coordinated more than 40 exhibitions of British artists at the BSR and other venues in Rome and Italy. In 2006 he curated the exhibition Responding to Rome. British Artists in Rome 1995-2005 at the Estorick Collection, London.

This event is organized in occasion of  Day of the Contemporary 

 promoted by AMACI 

 

Jacopo Benci, Débrayages
Curated by Maddalena Rinaldi
27 September - 15 October 2011
Tuesday -  Saturday   5 pm/8 pm
Centro di documentazione della ricerca artistica contemporanea Luigi Di Sarro
via Paolo Emilio 28, 00192 Roma  tel. 06 3243513
http://www.centroluigidisarro.it  info@centroluigidisarro.it

 


 

Web Cartolina

 

Luigi Di Sarro. Morfologie esistenziali

Recanati, Museo civico di Villa Colloredo Mels
23 settembre – 30 ottobre 2011

Mostra a cura di Paola Ballesi

35 opere dell’artista medico Luigi di Sarro

Si apre il 23 settembre alle ore 18:00 la mostra
promossa dal Comune di Recanati in collaborazione con il Centro di documentazione e ricerca artistica “Luigi Di Sarro” di Roma, con l’Associazione “Spazio Cultura” di Recanati e con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura della Provincia di Macerata

 

Morfologie esistenziali è il tema della mostra in omaggio a Luigi Di Sarro, medico e artista, già docente di Anatomia all’Accademia di Belle Arti prima di Macerata poi di Roma, che negli anni Sessanta e Settanta aveva maturato un’importante ricerca sperimentale sul linguaggio figurativo e le sue forme.
Una ricerca nutrita di grande libertà espressiva, libera come la sua giovane vita improvvisamente interrotta la notte del 24 febbraio 1979 quando incontrò un assurdo destino. Luigi Di Sarro è morto a 37 anni, ucciso per un tragico errore da forze dell’ordine in borghese durante i controlli nella capitale nel cosiddetto periodo degli “anni di piombo”.
Alla dolorosissima perdita la famiglia ha cercato di reagire fondando il Centro “Luigi Di Sarro”, uno spazio nel quartiere Prati di Roma per ospitare il suo archivio e promuovere giovani artisti emergenti, attraverso cui l’amore dell’arte per la vita e della vita per l’arte possa continuamente rinnovarsi e trovare ulteriori appassionate conferme.

Luigi Di Sarro appartiene a quella generazione di artisti utopici che hanno attraversato con varia fortuna la metà degli anni Sessanta e tutti gli anni Settanta, convinti che l’arte dovesse farsi carico di un radicale progetto di cambiamento dei propri linguaggi e di tutto il mondo.

La mostra ricostruisce l’ultima stagione dell’artista, che affida al segno e al gesto visivo le sue intense prospezioni esistenziali frutto di una ricerca di carattere sperimentale allo scandaglio della morfologia e dei segreti dell’immagine strettamente e intimamente intrecciati con gli enigmi della vita, documentati  con opere di grafica, fotomontaggi e fotografie cui l’artista ha consegnato forse il percorso investigativo a lui più congeniale.

 

 


 

Web Cartolina

 

Libertà e Destino

a cura di Paola Ballesi e Roberto Cresti

Macerata,  Palazzo Buonaccorsi
23 luglio-3 settembre 2011

Inaugurazione 23 luglio ore 19:00

 

Nell'ambito della Rassegna Sferisterio Opera Festival 2011 una mostra di arte contemporanea organizzata dall'Accademia delle arti di Macerata (ADAM) in collaborazione con l'Associazione DiViniVersi, l’Istituzione Macerata Cultura, il Comune di Macerata, l’Associazione Arena Sferisterio, con il patrocinio della Provincia di Macerata e con il contributo finanziario della Camera di Commercio di Macerata, ha proposto una rivisitazione del tema Libertà e destino dal punto di vista della sperimentazione artistica. un percorso narrativo articolato in tre sezioni tematiche: Vanitas Vanitatum, Sulle ali della libertà e Sorte, fortuna, destino, con 30 opere composte con le tecniche più svariate, da quelle tradizionali alle nuove tecnologie, ma con una forte prevalenza della fotografia che nel panorama artistico attuale sembra  più attrezzata ad esprimere lo spirito e l’immaginario del nostro tempo.

Tra i 10 artisti, partecipazione straordinaria di Luigi Di Sarro, che dell'Accademia di Belle Arti Di Macerata fu docente di Anatomia Artistica. Esposte alcune delle sue fotografie sperimantali che esplorano il linguaggio figurativo e le sue forme, realizzate negli anni  Sessanta e  Settanta. 
 

 


 

Web Cartolina

 

“Un proyecto especìfico” it is the installation realized in The Havana by Paolo Bini and Catherine Biocca for the XIII Settimana of the Italian Culture of the 2010. The two artists selected by the Center Luigi Di Sarro on invitation of the Italian Embassy to Cuba have exposed their job in the rooms of the Convent of St. Francis to The Havana Old and during their permanence you/they have planned and realized a work site-specific that represented their meeting with the Cuban reality. Of this prolific experience has been realized a catalog that the photographic story of the show picks up done in The Havana, accompanied by the texts of the Ambassador Marco Baccin and Alessandra Atti Di Sarro that the project has taken care of. They are some years that the Center Luigi Di Sarro hands before artistic initiatives of this kind in different areas of the world with the objective to promote the meeting, the knowledge and the comparison. The show that is inaugurated in Rome, over that to realize the Cuban experience, wants to open the debate on the importance of the cultural dialogue, especially in the environment of the search and the experimentation.

 


 

Web Cartolina

 

Giovanni Buzi was an artist and a writer. The hallmark of his works is an endless quest into the tonalities of colour. His abiding fascination is faces - in portraits, self-portraits, masks - a constant interplay of wonderment between the visible and invisible.

 


 

Web Cartolina

 

La solitudine del ritorno

 “Il Possibile” di Michele Prezioso è un attraversamento spietato e ironico, un viaggio interinale, interplanetario e interculturale in luoghi simbolici e spazi  quotidiani apparentemente lontani anni luce,  che crea connessioni neurali tra Breton e Wittgenstein, Borges e Truffaut , toy story e  manga, fantascienza, robotica e ingegneria genetica, che l’artista lega con un filo concettuale  poetico in una matassa linguistica il cui bandolo è offerto allo spettatore chiamato a inoltrarsi in una dimensione del possibile ovvero altra, che può rivelarsi un buco nero in cui sprofondare o una costellazione di soglia da attraversare come un labirinto di specchi, con fluidità e destrezza. La posta in gioco è quella di ritrovare un’identità collettiva attraverso la perdita dei riferimenti e degli stereotipi,  un luogo comune e molteplice in cui riconoscersi ritrovando lo slancio verso la vita vissuta come trasformazione etica e ricerca delle verità profonde, nascoste ai più. Attraverso lavori inediti e opere recenti, pittura e ready made, forme siderali e ataviche, oggetti trovati e cercati , tra proto-design  e gadget pop, memorie letterarie e filosofiche, frammenti di vissuto, crea un cortocircuito del senso, una  dis-locazione:  spiazzando l’osservatore apre ad una dimensione dell’essere  con  un retrogusto inquietante,  lievemente perturbante, direbbe Freud.  Disegnando un itinerario di fuga dalla vita quotidiana dove convergono atopia e utopia, ci porta altrove  riconducendoci paradossalmente alle nostre origini e facendoci ritrovare noi stessi. Sostanzialmente un percorso di solitudine, quella della partenza e dell’arrivo e quella ancora più irreversibile del ritorno, come dice Marc Augé.
Prezioso, artista sommerso e inviato speciale, si cala nel ruolo di regista di una fiction visionaria e spietata un reportage allucinato che offre momenti di innocenza e disincanto oscillando tra astrazione e contingenza , con una capacità di immersione e un’attitudine innata nel  portare alla luce tesori nascosti,  riesumare organismi ibridi, cartografie di mondi immaginari e storie fantastiche di ordinaria follia, in una messa in scena da teatro dell’assurdo, che ti cattura come un sogno ad occhi aperti con l’incubo sempre in agguato. Il problema è solo separare la realtà dalla finzione: ma questo è possibile passando attraverso lo sguardo specchiato di Levy, la creatura di pensiero appena caduta dalle nuvole del pianeta azzurro che appena tocca  terra ha nostalgia del suo altrove, ovvero della sua preziosa (è il caso di dire) umanità.

Patrizia Ferri

 


 

Web Cartolina

 

Curata da Massimo Bignardi, la mostra (che propone un ciclo di opere realizzate dall’artista pugliese per questa occasione) inquadra nel titolo Rovine quattro, tra i tanti possibili temi intorno ai quali porre riflessioni sulla contemporaneità e il suo ‘amoroso’ rapporto con la memoria. De Palma ha scelto, per porre un immediato dialogo con la Città Eterna, la poesia di Rainer Maria Rilke, posizionato lo specchio dell’immaginario tale da accogliere quattro temi o lui cari: la Poesia, l’Arte, la Bellezza e il Tempo. “Quattro temi che ripropongono – scrive Bignardi nel testo al catalogo pubblicato da Claudio Grenzi Editore – ancora la centralità del ‘classico’ inteso come corpo capace di produrre una reazione al tendenzioso scivolare verso l’apparenza dell’opaca mondanità, propria di questi nostri anni. ‘Classico’ come sperimentazione di una nuova figurazione, pronta a farsi immagine del verso poetico, nella piena consapevolezza di una libertà interiore assunta come ‘autenticità’. Gli acquerelli, innanzi tutto, poi i disegni a pastello e matite colorate che fanno da sopporto a figure di giovani, di ninfe, di meduse ritagliati nella sagoma e  sovrapposti, spessore su spessore, al nero assoluto del fondo; infine la scrittura proposta nella traccia luminosa della grafite che solca il campo nero e infinito del foglio. Teo de Palma rilegge Rilke fuori dai registri che solitamente tengono legata la poesia all’immagine; anzi si serve di soggetti immaginativi che si propongono come completamento, come elementi capaci di dare al verso una nuova consistenza, appunto di segnatura, dunque presenze di un archivio mentale al quale l’artista non fa mancare una certa sperimentazione anche sul piano formale. Quello che propone da tempo l’artista non è una riappropriazione del ‘classico’, quanto un’avvertita rinascita interiore, intesa come necessità che non implica livelli attinti dai modelli, quindi una declinazione in odore di ‘classicismo’, un modo di procedere assecondando il suo immaginario alla nostalgia. Lo scatto del colore, ancora decisamente astratto, porta le figure al di là della soglia di una possibile configurazione intellettuale-simbolica: esso continua a rispondere alla sfera emotiva, alla sintassi dell’espressione.”
Le “tre stanze” disegnate per l’occasione, seguono le suggestioni sollecitate da tre tempi immaginativi: dai “Sonetti ad Orfeo”, dalle “poesie sparse” e dalle “rovine”. Dapprima piccoli fogli danno vita ad una grande parete, un’installazione che chiede supporto ad una tessitura di scritture e di piccoli segni , poi i grandi acquerelli che scandiscono i ritmi bianchi delle pareti che organizzano le successive stanze. 

 


 

Web Cartolina

 

Una mostra itinerante di tre artiste - ma non è una mostra di genere - accompagnate da un critico amico, per un viaggio che comincia ora ma si vuole assai lungo, per l'Italia e all'estero.
Le artiste si presentano con tutte le loro differenze ma con un filo che, in un qualche modo, le unifica: tutte e tre, infatti, lavorano su quel margine indefinibile che separa la realtà dall'apparenza, la verità dall'opinione. Problema questo che ha coinvolto la filosofia fin dal suo lontano apparire, senza che mai si sia trovata una soluzione, se non sul piano soggettivo.
Così Pippa Bacca trasforma, con le forbici, la foglia di una specie in un'altra di specie diversa. Pina Inferrera realizza delle fotografie in cui si trasformano gli elementi reali, la natura e lei stessa. Luisa Mazza compone delle installazioni con sfere di vetro su cui ci si può specchiare, ma l'immagine viene, anche qui, deformata.
Naturalmente tutti gli attori di questa iniziativa dedicano a Pippa Bacca questo viaggio, anche perché lei del viaggio ne aveva fatto la sua poetica.

La mostra, già presentata a Milano (Derbylius Libreria Galleria), dopo Roma proseguirà a Perugia (Centro per l’Arte Contemporanea Trebisonda dal 16 aprile).

 


 

Web Cartolina

 

A cura di Claudia Colasanti

FUMO è una mostra a tre - un confronto fra autori di area concettuale - che si configura come un dialogo su un tema  scomodo, a prima vista non centrale e non del tutto ‘estetico’ e piacevole.
Il fumo, anche e soprattutto quello emesso dal tabacco contenuto nelle  sigarette, è per taluni un vizio, un’abitudine, ma può diventare una compulsione, un tic,  una gestualità perversa, una vera e propria malattia.
Per Paolo Residori, cui si deve l’intuizione della mostra, la sigaretta (e il suo residuo, il mozzicone) rappresenta un assillo quotidiano, diventato con il tempo un tappeto visivo deformato. La sua ossessione si è mutata nella consapevolezza di voler identificare un colpevole definitivo nel corpo di quel frammento maleodorante. La ‘cicca’ diventa, nella sua grande installazione e nei suoi scatti fotografici (composti e organizzati grazie ad una paziente raccolta di scarti inquinanti), la testimonianza di un delitto, l’emblema del male, della dipendenza, di gran parte dell’inquinamento globale del pianeta.
Sigarette consumate e mozziconi sono al centro anche del prelievo di Pino Boresta, che anni fa realizzò il R.A.U (Ritrovamenti Arteologici Urbani), intervento che consisteva nel recupero di reperti fra i microrifiuti urbani delle strade di Roma. Boresta, che è un non-fumatore, in mostra attenderà che i visitatori fumatori gli consegnino il loro ultimo mozzicone e fornirà loro un certificato autografato, con la scritta “..SOLO PER FUMATORI… QUESTA NON è LA MIA ULTIMA SIGARETTA”. 
Un approccio distante dai precedenti, che riesce a tradurre una sostanza residua come il fumo di candela in un’astrazione poetica, è quello di Cesare Pietroiusti. Si tratta di una serie di disegni su carta (una parte di cento esemplari numerati e firmati) densi di toni fra il grigio e il marrone scuro, i cui proventi verranno interamente devoluti all’Associazione Alzheimer di Roma.

Pino  Boresta è nato nel 1962 a Roma, dove vive e lavora. Il suo lavoro è incessante e capillare, urbanamente onnipresente: il suo viso deformato da smorfie è impresso su muri, cartelloni pubblicitari, insegne stradali, pali della luce, semafori. Il ritratto di Pino Boresta è ovunque nelle città, per ricordarci l’esistenza di sé e della sua irrequietezza artistica ed esistenziale: ci invita a reagire, a rispondere, ad insultare, se necessario. Boresta agisce da provocatore e da  raccoglitore: è un catalogatore umano di oggetti, scarti, tracce, idee e persino residui umani e spazzatura. Un lavoro costante che si sviluppa proprio in direzione dell’ossessione: verso l’identità, il lavoro e i gesti quotidiani.

La ricerca artistica di Cesare Pietroiusti (Roma, 1955) esprime interesse per le situazioni paradossali o problematiche nascoste nelle pieghe della ordinarietà dell'esistenza - pensieri che vengono in mente senza un motivo apparente, piccole preoccupazioni, quasi-ossessioni considerate troppo insignificanti per diventare motivo di analisi, o di auto-rappresentazione. Tutto ciò lo ha portato ad  esplorare scelte e intenzioni formulate da altri, nonché a cercare di fare proprie tali scelte altrui. Negli ultimi anni il suo lavoro si è concentrato soprattutto sul tema dello scambio e sui paradossi che possono crearsi nelle pieghe dei sistemi e degli ordinamenti economici. A partire dal 2004 ha  distribuito gratuitamente decine di migliaia di disegni individualmente prodotti e firmati; venduto storie; ingerito banconote al termine di un’asta per poi restituirle al legittimo proprietario dopo l’evacuazione;   organizzato ristoranti in cui al termine del pasto, invece di pagare, si ricevono i soldi del prezzo del cibo scritto sul menu, allestito mostre in cui le opere sono in vendita non in cambio di denaro, ma delle idee o delle proposte dei visitatori.

Paolo Residori è nato a Roma nel 1953, città dove vive e lavora. La sua visione geometrica del mondo deriva dalla grafica editoriale, che lo impegna sul versante lavorativo. Dopo il 2000 la sua pittura si sposta dalla struttura del ritmo scandito a nuove modalità espressive. Una produzione da cui emerge anche una tendenza meditativa, sempre più collegata a soggetti sociali: le grandi forme astratte sono rappresentazioni di un reale contraddittorio e sfaccettato. Un atteggiamento quasi spregiudicato nell’ignorare mode e tendenze, che gli ha permesso di guardare con interesse in tante direzioni per poi imboccare esclusivamente la strada dell’istinto. Lo stesso motivo che lo spinge, in questo periodo, a misurarsi con nuove forme installative: come nella pittura non ha mai smesso di rinnovarsi, ora l’urgenza di esprimere un’emergenza sociale non più trascurabile crea un sorprendente incontro con la tridimensionalità. Nata da uno stato di irrequietezza mentale nei confronti del crescente degrado ambientale, Residori ora crea metafore visive di grande impatto, che si esplicitano in un’incisiva critica ideologica nei confronti del consumismo. Una scelta rilevante, che lo induce a presentare materiali tra i più imprevedibili, e che sancisce il delicato passaggio che intercorre tra l'idea e la sua realizzazione. 

 


 

Web Cartolina

 

Elda Longo is the girl of the mismatched shoes. Hers is a bizarre dualism which expresses the strong desire to consider identity as the result of a hint of contrast, a subtle diversity, a faint touch of dialectic. In this provocative rise is found the all the intellectual shrewdness of a multifaceted artist who sets off on the roads of the world and art in this way. Longo lives the language as an utter, penetrating experience. She allows herself to be captured by a process of progressive reinvention of the image in order to give birth to a sensorial, perceptual absorption wherein the differences are resolved in a higher unit. Even in her artistic production Longo dodges conventionality resorting to a pursuit which makes use of both age-old and ultramodern techniques. Starting-off from a photograph, the image’s definition is lowered and translated into electronic form; the pixels, having so been emphasized, take on the aspect of blurriness which in turn evokes the mosaic-effect. The step from the pixels to mosaic tiles is conceptually brief although materially distant. The evanescent substance of colors in the electronic dimension transits into the very physical one of the glass tile which composes the mosaic. The colored fragments go beyond the flat surface to gain emphasis and give substance to a jutting, three-dimensional material. The virtual mosaic becomes a pretext for a real mosaic design, which all the same never completes itself on the surface but only limits itself to large patches. The visual effect that results is striking and fascinating, with that high-handed blur of tremulous and indefinite forms, with that sheer tonal and gradual texture. The pixels, which are, after all, the base-unit of electronic language (televisions, computers, cell phones), implode a vision towards a less dense dimension and cause the collapse of the perception in a micro universe of abstract particles. The theme in these mosaicked photograms serves another conceptual elaboration, insofar along with the operation of expressive strengthening, there is the subject of the opera. The choice of symbolic monuments and emblematic views of the most famous cities in the world not only constitutes a powerful travel reportage, but the nocturnal shot bestows yet another powerful influence. The artificial and multi-colored lights that shine in the night create an unusual view, crawling with phantasmagoric geometries. The architecture of yesterday and that of today are outlined on the black skies and slowly make themselves unrecognizable, sloping down the glance towards a minute abstraction. Even the enucleating of details alters the conventional visions of the locations which, fragmented in this solution, are loaded with new seduction. The part, in its extreme reduction of terms, shattered to monads and decontextualized, maintains the entire value which actually becomes enriched of magic. This visual synecdoche generates spectacular architectures and enchanting buildings, unreal in its scaled substance. The weave of tiles graduated by color, tone and prominence covers the digitally printed canvas, so as to give internal energy to the shapes, in a kinetic and mysterious buzzing. The dynamism that derives, while evoking classic (the Roman mosaics) and medieval (the Byzantine mosaics) moods suggests neo-futuristic declinations. The electric colors and the electronic fascination clearly bring to a context of modernity, but the retrieving of traditional pictorial techniques and the taste for monuments of the past collocate Longo’s search in a post-modern movement. The strong contrast between the lights and shadows generates light-dynamic scenographies, which unifies the nights of every urbanized location, as if all the architectural symbols belong to a single huge virtual city where neon lights delineate the façade of historical buildings, in Paris like in London, in New York like in Rome, in Berlin like in Naples, in Athens like in Milan, in Sydney like in Rio de Janeiro. Even native Cosenza participates in this ideal tour made of nocturnal stop-overs animated by lit windows, colored signs, luminescent structures. Everything seems to be one big Las Vegas, sparkling, erotized by the lux which excite the night’s cloak. And the light-strewn night, melancholic and silent, calls to meditation, it becomes a metaphor of life. Everything becomes allegorical, allusive of elementary conflicts, of a single unit made of multiple details, of a knowledge which is carried out on the fine line of diversity, where the elements separate, but they also unite. Like a kiteboarder, who between sky and sea is twirled by a kite on the water’s surface. Longo’s is a painting made of light and glass, of air and transparencies, of electromagnetic waves and of poetry, eternal intruder among man’s things, extenuative explorer of the world’s great mystery.

 


 

Web Cartolina

 

DISEGNO IN SEGNO ...attraverso l’eloquenza del segno…
a cura di Edelweiss Molina
testo critico Tiziana D’Acchille

inaugurazione: martedì 23 novembre 2010, h 18.00
e fino al 18 dicembre 2010 (dal martedì al sabato orario 17-20)

 

Il Centro Luigi Di Sarro in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Roma presenta la rassegna espositiva DISEGNO IN SEGNO …attraverso l’eloquenza del segno… , a cura di Edelweiss Molina e con testo critico di Tiziana D’Acchille.
Il "Centro di documentazione della ricerca artistica contemporanea Luigi Di Sarro", attivo dal 1981 nella promozione dell’arte, diventa ancora una volta teatro e palcoscenico di esperienze artistiche legate al territorio.
Sei docenti di diverse discipline AFFRESCO, DISEGNO-PLASTICA ORNAMENTALE, DISEGNO-DECORAZIONE,SCULTURA, NEW MEDIA ART, TECNICHE E TECNOLOGIE DELLA GRAFICA presentano 13 opere realizzate dagli artisti in formazione della storica Accademia di Belle Arti di via Ripetta:
Stefania Vanni - Ambra Nadalini - Matilde Ricci - Federica Burzi - Chiara Bignami -  Gruppo Opera Aperta (Giulia Lucarini, Vittoria Diana, Fernando Ciminelli) - Vittoria Lauteri - Katiuscia Santonicola -Thiago Contini - Roberto Pecchioli - Accursio Graffeo - Valeria De Felice - Maria Soledad - Giorgia Tempesta.  
Obiettivo dell’iniziativa è quella di promuovere e catalogare le varie espressioni del Segno attraverso il linguaggio di ogni specifica modalità esecutiva.
Un’indagine grafico-formale, ritagliata secondo il linguaggio autentico di ognuno. Una mostra che nasce dall’esigenza di comunicare le emozioni delle arti visive.

La mostra, ideata e curata da Edelweiss Molina, docente presso l’Accademia di Belle Arti di Roma (responsabile nel 2007 dell’evento “Artenergendo” in collaborazione con l’ENEA svoltosi presso il Complesso museale del San Michele in Roma), dopo l’esposizione romana verrà proposta in altre sedi.

Catalogo in galleria

Con il patrocinio di: Ministero Beni e Attività Culturali, Provincia di Roma-Assessorato alle Politiche Culturali, Comune di Roma-Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione, Italia Nostra.

 


 
 

Web Cartolina

event's program

 

XIII Settimana della Cultura Italiana a Cuba

Il Centro Di Sarro partecipa alla XIII Settimana della Cultura Italiana che si svolgerà a Cuba dal 22 al 28 novembre 2010. La manifestazione è organizzata dall'Ambasciata Italiana a L'Avana e prevede una serie di incontri a tema letterario, musicale e artistico con la cultura italiana. La collaborazione con il Centro Di Sarro ha permesso di allestire una mostra di due giovani artisti italiani, Paolo Bini e Catherine Biocca che, oltre a presentare le opere al Convento de San Francisco de Asis, realizzeranno per tutta la durata della manifestazione un workshop con altri artisti cubani, con il coordinamento del maestro Arturo Montoto.

 


 

Web Card

read this magazine

 

ARTS TIME

To Heidi Erdmann the frontpage of ARTS TIME. The Centro Luigi Di Sarro is involved with Erdmann Contemporary and thephotographersgalleryZA di Cape Town for an artistic swop project since 2009. Is cured by Heidi Erdmann the current exhibition "Future Memories" by Manfred Zylla at the Centro Di Sarro untill 18th november.

 


 

Web Cartolina

event's pictures

event's video

 

Manfred Zylla was born in Germany in 1939, living as a child through the ravages of World War II and its aftermath.  Resident in South Africa since 1970, he became prominent as an artist highly critical of apartheid in the 1980’s with a stream of drawings, prints and paintings.  These works are widely acknowledged as critical for understanding resistance art, an important chapter in South African art history.
The era of resistance art drew to a close in 1994, when South Africa held its first democratic elections.  Zylla has, however, continued to work within a paradigm of social critique, producing works about globalisation and the social and political circumstances, forces and ills at play in South Africa and the world at large.  In this respect, he has made works about pollution, global warming and natural resources, capitalism, crime, drugs, refuges, alternative energy and transport, attitudes towards disability, and Africa as a playground for the rich.
Zylla’s paintings are dealing with issues, which affect all of us.  They tell the plight of the world, and point to Zylla’s strong concern with the destiny of humanity, the future of the planet and most importantly art as a tool for change.    

Manfred Zylla is represented by Heidi Erdmann from (ERDMANNCONTEMPORARY) in Cape Town, South Africa.
www.erdmanncontemporary.co.za

 


 
Web Cartolina
 

La mostra, curata da Angela Madesani, è dedicata al lavoro di tre fotografi/artisti veneziani: Pier Paolo Fassetta, Guido Sartorelli, Luigi Viola. Si tratta di una rassegna che ripercorre alcune tappe del loro lavoro: saranno infatti in mostra opere degli anni Settanta e altre più recenti.
Il loro lavoro, esposto all’interno di mostre pubbliche e private, mostra quella straordinaria, quanto rara capacità degli artisti di guardare oltre il proprio tempo per collocare il proprio pensiero nel futuro. Se i loro lavori di oltre trenta anni fa erano una sorta di premonizione di quanto sarebbe accaduto, sia da un punto di vista della poetica, che da un punto di vista della ricerca linguistica, i loro lavori attuali prestano grande attenzione all’oggi certo, ma anche alle prospettive future nel senso indicato dal tema di FOTOGRAFIA Festival Internazionale di Roma: Futurspectives. La fotografia può prevedere il futuro?

 


 
Web Cartolina

 


 
Web Cartolina
 

AL   FIFA FAN FEST Piazza di Siena – Roma

“ DAILY  LIFE ”
Photographs of
LINDEKA QAMPI
Opening: Tuesday, Juin 22, 2010  18.00 pm

“After matriculation for my whole life i’ve sold clothes, just like my mother did. I started taking photographs in April 2006. I started by photographing my family. I went to different weddings, although i was not invited, sometimes they would be surprised when they saw me taking pictures of them not knowing who i was. I did this to learn. My first documentary series of work was to photograph a traditional healer’s initiation. I heard noise which I recognized to be associated with initiations, when I was passing by. I went to introduce myself, and they allowed me to take more photographs. It encourages me to work more and document more. After this I had a project of how people live, their daily life. Sometimes parties and weddings in my community and in different communities. Sometimes I’m called to take photo’s at parties, because they know I am a photographer. And this is how I make money, and sustain my lifestyle as a photographer.And now my concern is to develop my next series of work, on different concepts of culture. My own culture and different cultures of urban and rural life."
Lindeka Qampi is a South African photographer who lives and works in the township of Khayelitsha; a vast settlements and shacks with more than 1.200.000 inhabitants. Her work captures the most significant aspects of daily life, from the private sphere to the euphoria of play. In this case the game is football, real pride of South Africa’s black population. Her way of seeing is very distant from the detached, affected view of the other world that we are so used to seeing.
Daily life is an experiment aimed at supporting self representation. Lindeka Qampi’s photographs are sold at an affordable price, to facilitate accessibility and circulation. The organisers, Centro Luigi Di Sarro and The Photographers Gallery Za, will waive any percentage of the sale and all proceeds will be sent to Lindeka Qampi to continue with her work.

info@centroluigidisarro.it

 

 


 
Web Cartolina
 

www.cameraclubny.org/anatomy_persona_moment.htm

Announcing, in conjunction with this exhibition, a CCNY Conversations Series Panel Presentation
Friday, June 4 at 7pm at the School at ICP

Presenting Allen Baird, Marina Berio, Pradeep Dalal, Omar Gámez and Michael Mazzeo in conversation about contemporary innovative photographic work. Moderated by Allen Frame. This is a free event and open to the public.

 

 
  Web Cartolina
 

COMUNICATO

Antonella Gandini Il Silenzio dell’Invisibile
Presentazione di Silvano Agosti
Inaugurazione: mercoledì 14 aprile ore 18

Periodo: dal 14 aprile al 15 maggio 2010
Orario: 17 – 20 dal martedì al sabato

Mercoledì 14 aprile alle ore 18 si inaugura a Roma, presso il Centro Luigi Di Sarro, la mostra personale di fotografia e video  di Antonella Gandini.
Scrive Silvano Agosti: “Antonella Gandini con questo suo Silenzio dell’Invisibile sfida ogni logica e qualsiasi opprimente condizione esistenziale … aiuta a superare i confini del realismo e a entrare nel mondo irreale e magico che pulsa in ogni cosa”.

Antonella Gandini (1958) ,vive e lavora a Monzambano (Mantova).

Dopo aver  frequentato i corsi di pittura e tecniche grafiche all'Accademia "G.B. Cignaroli" di Verona si è laureata in Filosofia con una tesi in Estetica, presso l’ateneo veronese. Dall’esperienza pittorica degli anni ottanta approda alla fotografia seguendo un percorso di ricerca sull'immagine che approfondisce ed esplora  connessioni e strutture di linguaggio liminari tra pittura , fotografia e videoart ( è 1997 il primo video “Presenze “). Espone in mostre collettive e personali dal 1984. Nel 2009 ha  presentato  ai Tinelli di Palazzo Te a Mantova la mostra personale “Lunanera “ a cura di Lucio Pozzi


Presentazione di Silvano Agosti  

Il silenzio dell’invisibile
Da sempre mi chiedo come si possa proporre di scoprire il meraviglioso mondo dell’invisibile, dato che nessuno, in questa nuova e malferma civiltà, ha neppure il tempo di accorgersi di ciò che è “visibile”. Antonella Gandini con questo suo Silenzio dell’Invisibile, sfida ogni logica e qualsiasi opprimente condizione esistenziale, di cui l’attuale società sembra essere fabbrica ideale: invita tutti, con grazia e prudente temerarietà, a incontrare, se non proprio l’invisibile, almeno “un modo diverso di vedere”. Così un fiore, attraverso uno sguardo vitale, diventa silenziosamente qualsiasi cosa. Ma qual è la nuova identità di un’immagine che fugge da una rappresentazione realistica e convenzionale? Con le sue opere Antonella ci dice che un’emozione non ha bisogno d’identità. Non si dà un nome o una qualifica al sentimento dell’essere e quindi l’Autrice a occhi colmi di squallide immagini televisive, automobili, orribili edilizie furtive, cartellonistiche politico pubblicitarie e soprattutto di volti pieni di disagio dei passanti, chiede ai loro sguardi di posarsi e riposarsi sulle magiche geometrie dell’ignoto visivo dei suoi quadri, proponendo un vero e proprio viaggio all’interno delle forme. Soprattutto Antonella Gandini aiuta a superare i confini del realismo e a entrare nel mondo irreale e magico che pulsa in ogni cosa. Ma perché ciò sia possibile le immagini bellissime create da questa sensibile Autrice vanno contemplate con sguardi d’amore, capaci di sciogliere ogni involucro realistico e raggiungere l’anima di ciò che ci appare di fronte. Date tempo a voi stessi di fronte a ogni immagine della Gandini e sentirete fluire in voi il tepore del mistero.

Silvano Agosti


 

 
  Web Cartolina
 
Come per le precedenti edizioni, la Biennale di Fotografia Postumia si prefigge di indagare gli aspetti più rilevanti del dibattito artistico contemporaneo, cercando autori che maggiormente si sono distinti per l’attenzione posta alla decodificazione della realtà, interessati ad individuarne le “zone d’ombra”, i mutamenti e gli incerti esiti, piuttosto che i percorsi più famigliari e accertati. Fra gli artisti che, in tempi non sospetti, si sono interessati a queste problematiche, si evidenzia Luigi Di Sarro di cui, in questa occasione, il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Gazoldo degli Ippoliti propone uno spaccato storico significativo.

Antonella Gandini


 

 
  Web Card
 

ANGELO SAVARESE

vernissage: martedì 26 febbraio 2010 ore 18,00
dal 26 febbraio al 20 marzo

testo di Joselita Giuffrida
sponsor VAPRO s.r.l.  

L’arte nella vita di Angelo Savarese è stata da sempre una pulsione prioritaria,direi una lotta nella sua vita tra quello che gli suggeriva di fare la logica di un lavoro tranquillo e la follia d’artista che pervade tutti quelli che nascono con questo “tocco di Dio” Sì lo ripeto “tocco divino” quello degli artisti, non solo Arte pittorica, musica, teatro, fotografia, che lui ama, sono arte. L’arte in Angelo Savarese cerca di emergere sin dalla giovane età, fanciullo cominciò a dipingere ispirandosi ai grandi artisti, questo gli è servito a “farsi la mano” come a volte si dice, come un andare a “bottega”. Ci incuriosisce conoscere questo artista, cominciamo con il ricordare che Savarese è nato a Napoli e si trasferisce a Roma in fasce, ma sembra avere ereditato dalla sua città natale il profumo di tutto quello che la rende una città tra le più conosciute al mondo. Magiche ragioni rendono unica Napoli, sembra a volte che sia il suo folclore che la imprime nell’anima, ma è la carica di arte che esiste “involontaria” in questa città che la fa unica, l’arte in questa città si trova ovunque: l’accento, i colori, la magnifica arte teatrale che ci ha dato tra i più grandi il celebre EDUARDO, si solo Eduardo … tutti conoscono quello che, con la sua carica umana fusa all’esperienza di nobile artista teatrale, è stato il più grande interprete Pirandelliano. Perché mi distanzio dalla Roma di Savarese? La Roma in cui ha vissuto? Perché solo la genetica del nostro passato ci proietterà nel nostro futuro. La storia, anche la nostra storia, può essere continuata, migliorata, cambiata, ma bisogna conoscere l’imprinting. La Caput Mundi, da noi tutti amata dove l’arte è a ogni angolo ha certo infuso in Angelo Savarese quello che sta maturando nella sua arte, ma non dimentichiamo che la vita lo aveva forzato a scelte di studio differenti, ma lui ha il suo imprinting! Sì il suo imprinting lo porta a lottare, trasformare quello che, se fosse stato un vinto, non avrebbe neanche pensato di fare! Cosa fa Savarese? Mette a frutto tutte le sue emozioni , tutto ciò che incontra nel suo lavoro, perché la sua anima d’artista non può fare diversamente. La sua esperienza di lavoro in Africa modifica la sua espressione artistica. Si libera dagli schemi geometrici, l’Africa con i suoi suoni, i suoi silenzi, i suoi bisogni, la sua dignità, maturano l’uomo Savarese, ma anche l’artista. Maturando nelle sue opere si scorge uno sguardo surrealista: “un occhio che ci guarda” che ti guarda: impaurito, inorridito, “ti guarda…” La sua pittura matura ancora e come volendo esprimere tutto il suo sentimento scrive sulle tele frasi di Pedro Salinas, scrittore spagnolo caro al suo cuore… una lunga storia racconta il bisogno di scrivere sulla propria opera … una storia antica e moderna, viene da dentro in ogni caso, sempre. Savarese sta camminando, cercando dove la sua maturazione lo porterà… lo scoprirà da solo e quando lo scoprirà… vorrà scoprire ancora, continuare il suo viaggio dell’anima. Penso esploderà in un’espressione per colori e musica, pensieri e profumi … tutto sarà sulle sue tele dove la “non figurazione” sarà la sua maturità artistica, il volo della sua arte sarà al di sopra di genere, tipi e movimenti artistici! Il movimento deve essere solo quello che sentono dentro tutti quelli che vedono le sue opere e sente lui prima di loro.

Joselita Giuffrida

 

 

The Centro Luigi Di Sarro in Cape Town 
Italian Ambassador Elio Menzione to open artist Erik Chevalier exhibition in Cape Town  on the 3rd of february 2010

 
   

Visit the
"La Gazzetta del Sud Africa"


- link1
- link2

 

Ambassador Introduction:

Erik Chevalier is an Italian artist with a strong international vocation and projection.  Born in Rome, from a French father and a Danish mother, he has lived in Canada, Denmark and Ghana, and has studied Ethnography at Aarhus in Denmark and Photography and Visual Communication at the European Institute of Design in Rome.  After a nomadic life, he has settled down and presently lives on the beautiful Island of Sardinia.
With such a background, it is not surprising that Erik Chevalier has chosen, for this exhibition of beautiful and intriguing photographs, the leading thread of a travel through different European countries, an itinerary which materializes in a hypothetical family album, made up by re-elaborating new and old photographs with various techniques.  The final result is moving and sometimes ironic allusion to human condition and to the nomadic spirit which has deep roots in this artist’s personal experiences and view of life and which characterizes our time, a time of massive migrations, of constant and often dramatic uprooting, of exiles, of displacement of individuals, families and larger social groups.
I would like to thank Heidi Erdmann’s Photographers Gallery of South Africa for hosting this beautiful exhibition, which provides a valuable contribution to the thriving cultural life of Cape Town, a city in which I will have the privilege to spend the next weeks. My thanks also go to the Centro Luigi Di Sarro, which has promoted this South African adventure of an exhibition that started its life at Fotografia – Festival Internazionale di Roma of 2009;  and to all of you, for attending this opening and for accompanying us in this travel, evocated by these highly suggestive and intriguing photographs.

 

Opening by Alessandra Atti Di Sarro

Buonasera. thank you very much for coming.

I'm very happy to be here, because this is a project that I strongly wanted. I and my husband, Claudio, have been in South Africa many times, starting more than ten years ago. We learnt to love this country and his people. That's why I tryed to do something to give back. Than when I met Heidi Erdmann, the idea of starting a swop project to promote south african art in Italy and italian art in South Africa was - how can I say? - the best way to say thank you for the emotions and the warmfull hospitality that you and your country gaved us. And I must thank the italian consul in cape town Emanuela Curnis, for helping and encouraging Heidi and me to go on in this adventure.

I and my family work in Rome to promote and document the contemporary art reserch with a no-profit cultural association witch is in name of Luigi Di Sarro, my uncle, physician and artist, who tragically died at 37 years old, 30 years ago, in a period of political turmoil. He works a lot, between science and art, and left us a lot of works. So we decided to follow his passion and transform his medical studio in a place where other artists can find a space to show and discuss. Step by step, we followed his traces, and... this is another trip, witch I hope could be a long and emotional way for all.

so today I'm really very proud to introduce you Erik Chevalier. 

 

Opening by Erik Chevalier

I've always been fascinated by family albums in general, for what they say but especially for what they don't say. these pictures were taken in the countries that are important to my personal history but the triks they contain, the missing parts are about what they, as all family albums, don't say.
My personal family, as far as I'm concerned, starts in the spring of 1915 when my two grandfathers fougth the same battle on opposite fronts. It's considered one of the lowest points of history, the first time poison gas was used. it was fierce, cruel and immoral.
but the next generation set up family together and started another album....
I'de like to thank all the people who were involved for made this possible and expecially the italy's ambassador in south africa Elio Menzione for being here and for opening the show.

 

 
  Web Card
    Watchthe Video
 

PRESS RELEASE

The World Needs Us
By Heidi Erdmann (curator)

Inauguration: Thursday 19 November 2009, at 19:00 h (7pm) Exhibition from 19 November to 19 December 2009 Opening Times: 17:00 - 20:00, from Tuesday to Saturday, and other days by appointment only Free entrance

The World Needs Us is a group exhibition of South African artists: Norman O’Flynn, Nomusa Makhubu, Karlien de Villiers e Collen Maswanganyi. They are four emerging talents who live and work in Grahamstown, Cape Town and Johannesburg.

Well known for his big ironic paintings and sculptures, Norman O’Flynn is deeply interested in the human condition. His visual language is reflected in his canvasses full of comic strip hero’s, half-gods and the typical cow-hide spots.
In his work Nomusa Makhubu assembles the inputs of what he sees around him, between identity and history. He uses in fact his own self image in the majority of his photographic works.
Karlien de Villiers explores the murky waters of the sub conscience, but is not looking for either explanations or interpretations of the visions created by dreams and nightmares.
The works of Collen Maswanganyi are wooden hand-carved and painted sculptures, inspired by typical South African stereotypes and idiosyncrasies.
Whereas some of these artists reflect the reality around them, others address the more complex issues affecting their society.

This is therefore an occasion to get to know the young art of the most vivacious of African countries, whose great achievements in terms of democracy and multiculturalism not hide to the artist perception political and economics contraddictions already existent.

The Centro Luigi Di Sarro keeps on promoting international exchanges, by hosting the South African artists as part of a cultural project with Erdmann Contemporary, whose second stage will be the exhibition of an Italian artist in few months time at PhotographersGalleryZa in Cape Town, under the supervision of Heidi Erdmann, who has also selected the artists for the exhibition in Rome.
The collaboration between the “Accademia di Belle Arti” (Academy of Fine Arts) of Rome and the South African Universities of Grahamstown and Stellenbosch has allowed the organisation of some conferences and workshops with Italian students from different disciplines of art. A similar initiative is being planned with the Italian artists that are going to be hosted in South Africa.

The project in its entirety has obtained the patronage of the South African Embassy in Rome, the Italian Embassy in Pretoria, the Italian Consulate in Cape Town, the Province of Rome- office for cultural policies and the Academy of Arts of Rome.
Sponsor: Alpitour World

 

Note by the curator

This is the first of a series of exchanges between Centro Luigi Di Sarro in Italy and Erdmann Contemporary in South Africa.
South African art is well received internationally. These initiatives can further enhance such interest. Heidi Erdmann has a long record of co-operation with Italian artists in South Africa. She has promoted personal exhibitions of Nicola Samori, Greta Frau, Laurina Paperina and Nicola Vinci.
The exhibition The World Needs Us presents works by Norman O’Flynn, Karlien de Villiers, Collen Maswanganyi e Nomusa Makhubu. They are young, emerging but already acclaimed talents. Their art is inspired by a variety of topics, including identity, power, corruption, history, colonialism and the typical stereotyped idiosincrasies of South Africa.
In the very words of Erdmann: “I want to show the present trends of South African art, and at the same time I want to show the variety of the artistic tools used, photography, sculpture, painting and art installations. Thus I hope to offer the Roman public a rich perception of how vital the present artistic production is in our country. The personal touch of each of these artists is quite apparent in their works, but on the whole their production is an ample account of the South African reality, when presented as a group exhibition”.
The title of the exhibition is a result from the consideration that the world needs art and in general artists.

 

 
 

Claudio Cortellessa, Berlino: ìl Muro, 1989

 
 

“Siamo stati a Berlino…”
a cura di Claudio Cortellessa
inaugurazione: martedì 27 ottobre 2009 ore 18,00
dal 27 ottobre al 14 novembre
orario: 16,30 - 19,30 dal martedì al sabato
ingresso gratuito

 

Nell’ambito delle manifestazioni promosse dal Comune di Roma - Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione -, in occasione della ricorrenza del ventesimo anno della caduta del Muro di Berlino, il Centro Luigi Di Sarro presenta la mostra fotografica collettiva “Siamo stati a Berlino”, a cura di Claudio Cortellessa, in cui sette autori - Claudio Bellero (direttore della fotografia), Stefano Carofei (fotogiornalista), Erik Chevalier (pittore e fotografo), Claudio Cortellessa (fotogiornalista, regista, docente di fotografia), Claudio Farinelli (giornalista e tv-reporter), Fabio Fiorani (fotogiornalista), Antonello Nusca (fotogiornalista) - propongono un percorso fotografico di storia e di impressioni nel trascorrere del tempo, ognuno accompagnato dalle proprie esperienze e specificità professionali offrendo una visione dalle molteplici chiavi di lettura.

Un percorso anche tecnologico quindi, che Fabio Fiorani inizia mostrandoci l’ultima manifestazione per il Quarantennale della DDR, che prosegue nella “diretta” di Antonello
Nusca, a ridosso del Muro il fatidico 9 novembre del1989. Poi i percorsi quasi paralleli ma attratti da “segnali” diversi di Stefano Carofei e Claudio Cortellessa, arrivati dopo il ”fatto”, alla ricerca di tracce e di vita… Seguono nel tempo gli sviluppi: Claudio Bellero, che sorprende il cambiamento e l’evoluzione della quotidianità, e Claudio Farinelli affascinato dalle forme e suggestioni che la riunita e rinata Berlino offre a chi la guarda.  Erik Chevalier e il suo casuale incontro con l’artista Jannis Kounellis, ci porta infine ad alcune simboliche riflessioni su l’inarrestabile sviluppo delle città e dell’omogeneizzazione che questo, sembra, inevitabilmente comporti.

Le immagini, realizzate dal 1988 al 2006, mostrano alcuni elementi propriamente storici e molte indicazioni, suggestioni sulla mutazione, lo sviluppo, e i cambiamenti nella vita di questa città tornata unita e nel cuore di tutti gli europei, per le sue caratteristiche di vitalità e accoglienza.

 

“Siamo stati a Berlino…”
Nota del curatore

Nel 1961 avevo sette anni e non ascoltai evidentemente la radio di Berlino Est che annunciava, con una dichiarazione dal testo contorto, la chiusura dei settori e il blocco di Berlino Ovest.
Ricordo invece, come lo può ricordare un bambino che cresce - in immagini un po’ sfocate della memoria e sgranate in quel bianco e nero della tv di allora e dei rotocalchi dell’epoca - riprese rubate di quella città lontana in ricostruzione: fanghiglia un po’ ovunque, un muro che separava una stessa città,  “certi” Vopos che inseguivano, sparavano e a volte uccidevano persone che cercavano – in fotogrammi disperanti – di saltare quel muro…
Alcuni forse erano film… lo scambio delle spie, inseguimenti in vicoli bui, raffiche di mitra e il check-point Charlie che salvava, nel solito “arrivano i nostri”, i buoni americani di turno.
Era passato tanto tempo e tanta storia da allora, quando il 9 novembre del 1989, in un periodo di grande fermento nella vecchia URSS, da cui giungevano scricchiolii e smottamenti, così, quasi a sorpresa, quel muro in una notte cominciò a venir giù.
Prima fu un buco, ma in poche ore in quel monumento alla separazione e alla incomprensione si aprirono varchi sempre più ampi da cui transitarono – nei due sensi – folle festanti il cui sorriso e le lacrime di gioia e di dolore - perché certe sofferenze sono sempre nella tua mente e nei tuoi occhi - fecero sognare a tutti un mondo migliore: senza muri, senza confini, siano di cemento, di carta, o peggio nei pensieri.
Non ci furono dubbi su cosa avrei voluto vedere al più presto, se non immergermi, fosse anche solo per poche ore, in quella città che, nel bene e nel male, tanta importanza aveva avuto nelle vicende umane politiche economiche ma anche intellettuali ed artistiche della nostra Europa.
Il desiderio di cogliere, nel varcare quella maestosa porta – la Brandenburger Tor - divenuta simbolo di separazione, qualche segno della vita, delle persone - uomini, donne e bambini - delle case, del lavoro che mi permettesse, annusando l’aria di quel cielo così vasto, di capire forse qualcosa di come potesse essere stata la vita in quella Berlino per quasi trent’anni separata da se stessa.

Vent’anni fa la fotografia era ancora quella tradizionale analogica, la pellicola restituiva le uniche preziose matrici da cui ricavare positivi. Il digitale avrebbe atteso ancora per abbattere il “muro” dell’emulsione nata a fine Ottocento e tuttora efficiente, garantita e insuperata.
Allora lo sguardo attento dei fotografi valutava con attenzione ogni inquadratura, cogliendo in un attimo l’equilibrio delle forme ed i contenuti, il corretto rapporto fra tempo d’esposizione e diaframma, la messa a fuoco, per ottenere proprio quel risultato immaginato solo nella mente… Poi, per l’invio alle redazioni, telefoto o il famoso “fuori sacco”. Non erano tempi di view finder, autofocus selettivi, esposizione a zone computerizzate,  potenti memory card, lap-top, modem e wireless, né di post-produzioni e photoshop…
 Il risultato era nel bene o nel male sostanzialmente unico per quanto lo possa essere una fotografia.
Con il digitale si è aperta una nuova epoca della riproduzione e/o narrazione della realtà: un’infinita gamma di rappresentazioni offerte all’osservatore, a cui sempre più è richiesta una capacità d’interpretazione e decodifica delle immagini che si mostrano ai suoi occhi. (Claudio Cortellessa)

 

 
  Senza titolo, 1974-75,
fotomontaggio cm 80 x 100
 

Luigi Di Sarro: Fotomontaggi 1974-75
Inaugurazione: sabato 3 ottobre – Quinta Giornata del Contemporaneo
Dal 3 al 24 ottobre 2009
Catalogo: Edizioni Peccolo, Livorno

 

Dopo la retrospettiva livornese, il Centro di documentazione della ricerca artistica contemporanea Luigi Di Sarro  e l’Archivio Luigi Di Sarro presentano, per la prima volta a Roma, una serie dei "Fotomontaggi" realizzati da Di Sarro tra il 1974-75.
Accompagna la mostra un catalogo delle Edizioni Peccolo, Livorno, edito in 4 lingue, con uno scritto di Flaminio Gualdoni.

Luigi Di Sarro medico e artista, docente nelle Accademie di Belle Arti di Macerata e Roma, scompare nel 1979 a meno di 40 anni ma, malgrado la brevità dell'arco dei lavori, la sua opera ha una profondità e una intensità stupefacente.
Sempre aperto ad ogni possibile sperimentazione, ad utilizzare inusuali accostamenti tecnici nella inarrestabile ricerca della sua personale impronta.
La pittura, la scultura come pure il disegno, la fotografia o la calcografia sono i campi e le tecniche artistiche in cui ha voluto cimentarsi e sperimentare.
Questa sua febbrile attività lo colloca oggi tra i protagonisti di quella giovane generazione artistica romana che, a cavallo degli anni '70, stava aprendo nuove ipotesi di concettualità attraverso l'utilizzo dei differenti  media.

 

 
  Web Cartolina
    Guarda il Video


Autore: Erik Chevalier

Titolo: “Viaggio & Viaggi”
 
Curatore: Claudio Cortellessa

Periodo: dal 4 al 26 giugno 2009

Inaugurazione: giovedì 4 giugno 2009 ore 18

Luogo:
Centro Luigi Di Sarro
Via Paolo Emilio 28
00192 Roma
Tel. 06 3243513
www.centroluigidisarro.it
info@centroluigidisarro.it

 

Nell’ambito di FotoGrafia-Festival Internazionale di Roma 2009 – VIII edizione, il Centro Luigi Di Sarro presenta la mostra di Erik Chevalier “Viaggio & Viaggi” a cura di Claudio Cortellessa.

Erik Chevalier è nato a Roma nel 1957. Dopo aver vissuto in Canada, in Danimarca e in Ghana compie i suoi studi di Etnografia all’Università di Aarhus in Denmark e di Fotografia e comunicazione visiva all’Istituto Europeo di Design di Roma), dal 1992 vive e lavora a Cagliari.
La sua ricerca fotografica densa di suggestioni scandaglia, non senza ironia, i sogni e le ansie dell'animo umano.
Scrive Claudio Cortellessa: “ …. viaggio geografico, sull’asfalto, nel cielo, rotaie d’acciaio, mari e maree, ma sempre un percorso del nostro sentire, della nostra memoria nel tempo e nello spazio che Erik Chevalier ritrova e ripercorre con l’affetto dei ricordi, vividi e sbiaditi, aggiungendo quel che nella vita ha incontrato …”.
La mostra si compone di una installazione di 12 foto a colori su plexiglas e di una serie di dittici tratte da un immaginario album di famiglia, realizzate tra il 1970 e il 2009.

 

 
 

Titolo: Notturno
Anno: 2007
Tecnica: acrilico, olio e collage su tela
Dimensioni: 130x150 cm

    Guarda il Video

 

PAOLO BINI

a cura di Massimo Bignardi

ROMA, CENTRO LUIGI DI SARRO

26 marzo - 24 aprile 2009  

COMUNICATO STAMPA

Giovedì 26 marzo alle ore 18,00  sarà inaugurata presso il Centro Luigi Di Sarro la mostra personale di Paolo Bini curata da Massimo Bignardi: in esposizione poco più di venti dipinti realizzati dal giovane artista campano in questo ultimo anno e, in parte, presentati nella personale allestita a Palazzo di San Galgano a Siena, nell’ambito della rassegna d’arte contemporanea promossa dalla facoltà di Lettere e Filosofia.
Questa mostra è l’occasione per fare il punto sull’ultimo anno di lavoro e di ricerca, cioè di messa a punto di un linguaggio pittorico che fonda sulla trasparenza, sulla dissolvenza definitiva dell’immagine, in virtù di un ritrovato interesse per la luce, intesa quale compagna di un intimo tempo di attesa..
“Il passaggio – scrive Bignardi nel testo di presentazione al catalogo pubblicato per l’occasione – non è stato facile, anzi lento, a volte sofferto, per il timore che si stavano definitivamente slacciando i fili di un legame con il valore della raffigurazione. Paolo Bini […] ha lavorato ininterrottamente in quest’ultimo anno spingendo la sua pittura a staccarsi da composizioni che trattenevano frammenti di immagini e di oggetti articolati in spazi a mo’ di scatole sceniche, per rivolgersi ad un dettato nel quale, se pur con brevi inflessioni di matrice gestuale, predomina l’emotiva essenzialità del colore. Va precisato che le prime, realizzate intorno al 2005 ed ancora sottoposte al ‘vincolo’ della figura, anche se avanzata quale impronta della sagoma o, se si vuole, dell’oggetto racchiuso nel suo contorno di forma, segnalavano una struttura lineare che impaginava, in brani sostanzialmente astratti, una sorta di diario intimo. Era, in fondo, un registro cifrato da un amorfo espressionismo che, solo per la traduzione mentale, ricordava la pittura intellettuale di Robert Motherwell, certamente non letto direttamente ma traslato dai cataloghi, come da alcune tardive declinazioni vive nella pittura italiana degli anni Novanta. Insomma Bini ha tentato, poco più di quattro anni fa, di dare un senso alla visione della realtà attraverso la memoria, impaginando i suoi segni-sagome in quelle ‘stanze’ che lui ama definire ‘memoria esterna’.  In fondo, il suo interesse era rivolto alla resa di oggetti svuotati del ‘corpo’”
Oggi, prosegue Bignardi, la pittura di Paolo manifesta  “un’inquietudine, propria di un’aurora, aurora – v’è l’obbligo di una tempestiva precisazione – che non è affrancamento ad un’immagine di uno stato d’animo nel quale l’artista riversa gli impasti di umori esistenziali, tanto meno metafora di un’epifania di luce percepita, bensì variante emotiva incuneata, cedendo alla metafora, tra la notte e il giorno, in pratica tra luci di realtà fra loro diverse implicando, quasi sempre, la memoria e la visione”.

Paolo Bini  nasce a Battipaglia (SA) nel 1984. Nel 2007 si diploma all’Accademia di Belle Arti di Napoli in Scenografia. Divide la sua attività artistica tra la pittura e la progettazione scenografica e, in questo ambito, sono numerose le sue esperienze: nel 2007 è assistente dello scenografo Gerardo Viggiano al Cinespettacolo della Grancia in Brindisi di Montagna (PZ). Del 2004 è la sua prima personale presso lo Spazio Marini di Battipaglia (SA). Tra le recenti esposizioni si segnala la personale promossa dal FAI di Salerno del 2006, mentre nel 2007 è selezionato per la mostra itinerante “Talenti emergenti” nell’ambito del MUSAE-Museo Urbano Sperimentale Arte Emergente, nelle città di Visciano, Jesolo e Cagliari; sempre dello stesso anno è la presenza alla rassegna “Echi temporanei”, tenutasi al Fondo Regionale d’Arte Contemporanea di Baronissi. Nel 2008 prende parte a“Espressiva from expressionism”, galleria PositanoNewArt contemporary; nello stesso anno tiene due personali, la prima al Palazzo di San Galgano, promossa dalla facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Siena e, successivamente, “Risonanze dell’immaginario” presso il Teatro Moderno di Grosseto. Di recente è stato invitato alla mostra “Persistenze sul confine dell’immagine. Ripensando ad Andrea Pazienza”, organizzata dal Museo Civico di San Severo (FG).

Nell’occasione sarà presentata la prima monografia dell’artista curata da Massimo Bignardi
Ufficio stampa & Comunicazione: Fiorina Zara e Centro Luigi Di Sarro

Centro Documentazione Ricerca Artistica Contemporanea Luigi Di Sarro, Via Paolo Emilio 28, Roma 

Tel: 06 3243513 (orario 17-20 dal martedì al sabato)
Email: info@centroluigidisarro.it
 

 
 

 


Per comunicazioni o richieste di informazioni utilizzare i seguenti contatti:
info@centroluigidisarro.it
 
powereb by FDLab.it 2009