| |
 |
Web Cartolina |
|
|
| |
 |
Web Cartolina |
| |
AL FIFA FAN FEST Piazza di Siena – Roma
“ DAILY LIFE ”
Photographs of
LINDEKA QAMPI
Opening: Tuesday, Juin 22, 2010 18.00 pm
“After matriculation for my whole life i’ve sold clothes, just like my mother did. I started taking photographs in April 2006. I started by photographing my family. I went to different weddings, although i was not invited, sometimes they would be surprised when they saw me taking pictures of them not knowing who i was. I did this to learn. My first documentary series of work was to photograph a traditional healer’s initiation. I heard noise which I recognized to be associated with initiations, when I was passing by. I went to introduce myself, and they allowed me to take more photographs. It encourages me to work more and document more. After this I had a project of how people live, their daily life. Sometimes parties and weddings in my community and in different communities. Sometimes I’m called to take photo’s at parties, because they know I am a photographer. And this is how I make money, and sustain my lifestyle as a photographer.And now my concern is to develop my next series of work, on different concepts of culture. My own culture and different cultures of urban and rural life."
Lindeka Qampi is a South African photographer who lives and works in the township of Khayelitsha; a vast settlements and shacks with more than 1.200.000 inhabitants. Her work captures the most significant aspects of daily life, from the private sphere to the euphoria of play. In this case the game is football, real pride of South Africa’s black population. Her way of seeing is very distant from the detached, affected view of the other world that we are so used to seeing.
Daily life is an experiment aimed at supporting self representation. Lindeka Qampi’s photographs are sold at an affordable price, to facilitate accessibility and circulation. The organisers, Centro Luigi Di Sarro and The Photographers Gallery Za, will waive any percentage of the sale and all proceeds will be sent to Lindeka Qampi to continue with her work.
info@centroluigidisarro.it |
| |
 |
 |
|
|
| |
 |
Web Cartolina |
| |
www.cameraclubny.org/anatomy_persona_moment.htm
Announcing, in conjunction with this exhibition, a CCNY Conversations Series Panel Presentation
Friday, June 4 at 7pm at the School at ICP
Presenting Allen Baird, Marina Berio, Pradeep Dalal, Omar Gámez and Michael Mazzeo in conversation about contemporary innovative photographic work. Moderated by Allen Frame. This is a free event and open to the public. |
| |
|
| |
|
|
Web Cartolina |
| |
COMUNICATO
Antonella Gandini Il Silenzio dell’Invisibile
Presentazione di Silvano Agosti
Inaugurazione: mercoledì 14 aprile ore 18
Periodo: dal 14 aprile al 15 maggio 2010
Orario: 17 – 20 dal martedì al sabato
Mercoledì 14 aprile alle ore 18 si inaugura a Roma, presso il Centro Luigi Di Sarro, la mostra personale di fotografia e video di Antonella Gandini.
Scrive Silvano Agosti: “Antonella Gandini con questo suo Silenzio dell’Invisibile sfida ogni logica e qualsiasi opprimente condizione esistenziale … aiuta a superare i confini del realismo e a entrare nel mondo irreale e magico che pulsa in ogni cosa”.
Antonella Gandini (1958) ,vive e lavora a Monzambano (Mantova).
Dopo aver frequentato i corsi di pittura e tecniche grafiche all'Accademia "G.B. Cignaroli" di Verona si è laureata in Filosofia con una tesi in Estetica, presso l’ateneo veronese. Dall’esperienza pittorica degli anni ottanta approda alla fotografia seguendo un percorso di ricerca sull'immagine che approfondisce ed esplora connessioni e strutture di linguaggio liminari tra pittura , fotografia e videoart ( è 1997 il primo video “Presenze “). Espone in mostre collettive e personali dal 1984. Nel 2009 ha presentato ai Tinelli di Palazzo Te a Mantova la mostra personale “Lunanera “ a cura di Lucio Pozzi
Presentazione di Silvano Agosti
Il silenzio dell’invisibile
Da sempre mi chiedo come si possa proporre di scoprire il meraviglioso mondo dell’invisibile, dato che nessuno, in questa nuova e malferma civiltà, ha neppure il tempo di accorgersi di ciò che è “visibile”. Antonella Gandini con questo suo Silenzio dell’Invisibile, sfida ogni logica e qualsiasi opprimente condizione esistenziale, di cui l’attuale società sembra essere fabbrica ideale: invita tutti, con grazia e prudente temerarietà, a incontrare, se non proprio l’invisibile, almeno “un modo diverso di vedere”. Così un fiore, attraverso uno sguardo vitale, diventa silenziosamente qualsiasi cosa. Ma qual è la nuova identità di un’immagine che fugge da una rappresentazione realistica e convenzionale? Con le sue opere Antonella ci dice che un’emozione non ha bisogno d’identità. Non si dà un nome o una qualifica al sentimento dell’essere e quindi l’Autrice a occhi colmi di squallide immagini televisive, automobili, orribili edilizie furtive, cartellonistiche politico pubblicitarie e soprattutto di volti pieni di disagio dei passanti, chiede ai loro sguardi di posarsi e riposarsi sulle magiche geometrie dell’ignoto visivo dei suoi quadri, proponendo un vero e proprio viaggio all’interno delle forme. Soprattutto Antonella Gandini aiuta a superare i confini del realismo e a entrare nel mondo irreale e magico che pulsa in ogni cosa. Ma perché ciò sia possibile le immagini bellissime create da questa sensibile Autrice vanno contemplate con sguardi d’amore, capaci di sciogliere ogni involucro realistico e raggiungere l’anima di ciò che ci appare di fronte. Date tempo a voi stessi di fronte a ogni immagine della Gandini e sentirete fluire in voi il tepore del mistero.
Silvano Agosti
|
| |
|
| |
|
|
Web Cartolina |
| |
Come per le precedenti edizioni, la Biennale di Fotografia Postumia si prefigge di indagare gli aspetti più rilevanti del dibattito artistico contemporaneo, cercando autori che maggiormente si sono distinti per l’attenzione posta alla decodificazione della realtà, interessati ad individuarne le “zone d’ombra”, i mutamenti e gli incerti esiti, piuttosto che i percorsi più famigliari e accertati. Fra gli artisti che, in tempi non sospetti, si sono interessati a queste problematiche, si evidenzia Luigi Di Sarro di cui, in questa occasione, il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Gazoldo degli Ippoliti propone uno spaccato storico significativo.
Antonella Gandini |
|
 |
| |
|
| |
|
|
Web Card |
| |
ANGELO SAVARESE
vernissage: martedì 26 febbraio 2010 ore 18,00
dal 26 febbraio al 20 marzo
testo di Joselita Giuffrida
sponsor VAPRO s.r.l.
L’arte nella vita di Angelo Savarese è stata da sempre una pulsione prioritaria,direi una lotta nella sua vita tra quello che gli suggeriva di fare la logica di un lavoro tranquillo e la follia d’artista che pervade tutti quelli che nascono con questo “tocco di Dio”
Sì lo ripeto “tocco divino” quello degli artisti, non solo Arte pittorica, musica, teatro, fotografia, che lui ama, sono arte.
L’arte in Angelo Savarese cerca di emergere sin dalla giovane età, fanciullo cominciò a dipingere ispirandosi ai grandi artisti, questo gli è servito a “farsi la mano” come a volte si dice, come un andare a “bottega”.
Ci incuriosisce conoscere questo artista, cominciamo con il ricordare che Savarese è nato a Napoli e si trasferisce a Roma in fasce, ma sembra avere ereditato dalla sua città natale il profumo di tutto quello che la rende una città tra le più conosciute al mondo. Magiche ragioni rendono unica Napoli, sembra a volte che sia il suo folclore che la imprime nell’anima, ma è la carica di arte che esiste “involontaria” in questa città che la fa unica, l’arte in questa città si trova ovunque: l’accento, i colori, la magnifica arte teatrale che ci ha dato tra i più grandi il celebre EDUARDO, si solo Eduardo … tutti conoscono quello che, con la sua carica umana fusa all’esperienza di nobile artista teatrale, è stato il più grande interprete Pirandelliano.
Perché mi distanzio dalla Roma di Savarese? La Roma in cui ha vissuto?
Perché solo la genetica del nostro passato ci proietterà nel nostro futuro.
La storia, anche la nostra storia, può essere continuata, migliorata, cambiata, ma bisogna conoscere l’imprinting.
La Caput Mundi, da noi tutti amata dove l’arte è a ogni angolo ha certo infuso in Angelo Savarese quello che sta maturando nella sua arte, ma non dimentichiamo che la vita lo aveva forzato a scelte di studio differenti, ma lui ha il suo imprinting!
Sì il suo imprinting lo porta a lottare, trasformare quello che, se fosse stato un vinto, non avrebbe neanche pensato di fare!
Cosa fa Savarese? Mette a frutto tutte le sue emozioni , tutto ciò che incontra nel suo lavoro, perché la sua anima d’artista non può fare diversamente.
La sua esperienza di lavoro in Africa modifica la sua espressione artistica. Si libera dagli schemi geometrici, l’Africa con i suoi suoni, i suoi silenzi, i suoi bisogni, la sua dignità, maturano l’uomo Savarese, ma anche l’artista.
Maturando nelle sue opere si scorge uno sguardo surrealista: “un occhio che ci guarda” che ti guarda: impaurito, inorridito, “ti guarda…”
La sua pittura matura ancora e come volendo esprimere tutto il suo sentimento scrive sulle tele frasi di Pedro Salinas, scrittore spagnolo caro al suo cuore… una lunga storia racconta il bisogno di scrivere sulla propria opera … una storia antica e moderna, viene da dentro in ogni caso, sempre.
Savarese sta camminando, cercando dove la sua maturazione lo porterà… lo scoprirà da solo e quando lo scoprirà… vorrà scoprire ancora, continuare il suo viaggio dell’anima.
Penso esploderà in un’espressione per colori e musica, pensieri e profumi … tutto sarà sulle sue tele dove la “non figurazione” sarà la sua maturità artistica, il volo della sua arte sarà al di sopra di genere, tipi e movimenti artistici!
Il movimento deve essere solo quello che sentono dentro tutti quelli che vedono le sue opere e sente lui prima di loro.
Joselita Giuffrida
|
| |
|
| |
The Centro Luigi Di Sarro in Cape Town
Italian Ambassador Elio Menzione to open artist Erik Chevalier exhibition in Cape Town on the 3rd of february 2010 |
| |
| |
 |
 |
|
Visit the
"La Gazzetta del Sud Africa"
- link1
- link2
|
| |
Ambassador Introduction:
Erik Chevalier is an Italian artist with a strong international vocation and projection. Born in Rome, from a French father and a Danish mother, he has lived in Canada, Denmark and Ghana, and has studied Ethnography at Aarhus in Denmark and Photography and Visual Communication at the European Institute of Design in Rome. After a nomadic life, he has settled down and presently lives on the beautiful Island of Sardinia.
With such a background, it is not surprising that Erik Chevalier has chosen, for this exhibition of beautiful and intriguing photographs, the leading thread of a travel through different European countries, an itinerary which materializes in a hypothetical family album, made up by re-elaborating new and old photographs with various techniques. The final result is moving and sometimes ironic allusion to human condition and to the nomadic spirit which has deep roots in this artist’s personal experiences and view of life and which characterizes our time, a time of massive migrations, of constant and often dramatic uprooting, of exiles, of displacement of individuals, families and larger social groups.
I would like to thank Heidi Erdmann’s Photographers Gallery of South Africa for hosting this beautiful exhibition, which provides a valuable contribution to the thriving cultural life of Cape Town, a city in which I will have the privilege to spend the next weeks. My thanks also go to the Centro Luigi Di Sarro, which has promoted this South African adventure of an exhibition that started its life at Fotografia – Festival Internazionale di Roma of 2009; and to all of you, for attending this opening and for accompanying us in this travel, evocated by these highly suggestive and intriguing photographs. |
| |
Opening by Alessandra Atti Di Sarro
Buonasera. thank you very much for coming.
I'm very happy to be here, because this is a project that I strongly wanted. I and my husband, Claudio, have been in South Africa many times, starting more than ten years ago. We learnt to love this country and his people. That's why I tryed to do something to give back. Than when I met Heidi Erdmann, the idea of starting a swop project to promote south african art in Italy and italian art in South Africa was - how can I say? - the best way to say thank you for the emotions and the warmfull hospitality that you and your country gaved us. And I must thank the italian consul in cape town Emanuela Curnis, for helping and encouraging Heidi and me to go on in this adventure.
I and my family work in Rome to promote and document the contemporary art reserch with a no-profit cultural association witch is in name of Luigi Di Sarro, my uncle, physician and artist, who tragically died at 37 years old, 30 years ago, in a period of political turmoil. He works a lot, between science and art, and left us a lot of works. So we decided to follow his passion and transform his medical studio in a place where other artists can find a space to show and discuss. Step by step, we followed his traces, and... this is another trip, witch I hope could be a long and emotional way for all.
so today I'm really very proud to introduce you Erik Chevalier. |
| |
Opening by Erik Chevalier
I've always been fascinated by family albums in general, for what they say but especially for what they don't say. these pictures were taken in the countries that are important to my personal history but the triks they contain, the missing parts are about what they, as all family albums, don't say.
My personal family, as far as I'm concerned, starts in the spring of 1915 when my two grandfathers fougth the same battle on opposite fronts. It's considered one of the lowest points of history, the first time poison gas was used. it was fierce, cruel and immoral.
but the next generation set up family together and started another album....
I'de like to thank all the people who were involved for made this possible and expecially the italy's ambassador in south africa Elio Menzione for being here and for opening the show. |
| |
|
| |
 |
|
Web Card |
 |
| |
|
Watchthe Video |
| |
PRESS RELEASE
The World Needs Us
By Heidi Erdmann (curator)
Inauguration: Thursday 19 November 2009, at 19:00 h (7pm) Exhibition from 19 November to 19 December 2009 Opening Times: 17:00 - 20:00, from Tuesday to Saturday, and other days by appointment only Free entrance
The World Needs Us is a group exhibition of South African artists: Norman O’Flynn, Nomusa Makhubu, Karlien de Villiers e Collen Maswanganyi. They are four emerging talents who live and work in Grahamstown, Cape Town and Johannesburg.
Well known for his big ironic paintings and sculptures, Norman O’Flynn is deeply interested in the human condition. His visual language is reflected in his canvasses full of comic strip hero’s, half-gods and the typical cow-hide spots.
In his work Nomusa Makhubu assembles the inputs of what he sees around him, between identity and history. He uses in fact his own self image in the majority of his photographic works.
Karlien de Villiers explores the murky waters of the sub conscience, but is not looking for either explanations or interpretations of the visions created by dreams and nightmares.
The works of Collen Maswanganyi are wooden hand-carved and painted sculptures, inspired by typical South African stereotypes and idiosyncrasies.
Whereas some of these artists reflect the reality around them, others address the more complex issues affecting their society.
This is therefore an occasion to get to know the young art of the most vivacious of African countries, whose great achievements in terms of democracy and multiculturalism not hide to the artist perception political and economics contraddictions already existent.
The Centro Luigi Di Sarro keeps on promoting international exchanges, by hosting the South African artists as part of a cultural project with Erdmann Contemporary, whose second stage will be the exhibition of an Italian artist in few months time at PhotographersGalleryZa in Cape Town, under the supervision of Heidi Erdmann, who has also selected the artists for the exhibition in Rome.
The collaboration between the “Accademia di Belle Arti” (Academy of Fine Arts) of Rome and the South African Universities of Grahamstown and Stellenbosch has allowed the organisation of some conferences and workshops with Italian students from different disciplines of art. A similar initiative is being planned with the Italian artists that are going to be hosted in South Africa.
The project in its entirety has obtained the patronage of the South African Embassy in Rome, the Italian Embassy in Pretoria, the Italian Consulate in Cape Town, the Province of Rome- office for cultural policies and the Academy of Arts of Rome.
Sponsor: Alpitour World
Note by the curator
This is the first of a series of exchanges between Centro Luigi Di Sarro in Italy and Erdmann Contemporary in South Africa.
South African art is well received internationally. These initiatives can further enhance such interest. Heidi Erdmann has a long record of co-operation with Italian artists in South Africa. She has promoted personal exhibitions of Nicola Samori, Greta Frau, Laurina Paperina and Nicola Vinci.
The exhibition The World Needs Us presents works by Norman O’Flynn, Karlien de Villiers, Collen Maswanganyi e Nomusa Makhubu. They are young, emerging but already acclaimed talents. Their art is inspired by a variety of topics, including identity, power, corruption, history, colonialism and the typical stereotyped idiosincrasies of South Africa.
In the very words of Erdmann: “I want to show the present trends of South African art, and at the same time I want to show the variety of the artistic tools used, photography, sculpture, painting and art installations. Thus I hope to offer the Roman public a rich perception of how vital the present artistic production is in our country. The personal touch of each of these artists is quite apparent in their works, but on the whole their production is an ample account of the South African reality, when presented as a group exhibition”.
The title of the exhibition is a result from the consideration that the world needs art and in general artists. |
| |
|
| |
|
|
Claudio Cortellessa, Berlino: ìl Muro, 1989 |
| |
| |
“Siamo stati a Berlino…”
a cura di Claudio Cortellessa
inaugurazione: martedì 27 ottobre 2009 ore 18,00
dal 27 ottobre al 14 novembre
orario: 16,30 - 19,30 dal martedì al sabato
ingresso gratuito
Nell’ambito delle manifestazioni promosse dal Comune di Roma - Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione -, in occasione della ricorrenza del ventesimo anno della caduta del Muro di Berlino, il Centro Luigi Di Sarro presenta la mostra fotografica collettiva “Siamo stati a Berlino”, a cura di Claudio Cortellessa, in cui sette autori - Claudio Bellero (direttore della fotografia), Stefano Carofei (fotogiornalista), Erik Chevalier (pittore e fotografo), Claudio Cortellessa (fotogiornalista, regista, docente di fotografia), Claudio Farinelli (giornalista e tv-reporter), Fabio Fiorani (fotogiornalista), Antonello Nusca (fotogiornalista) - propongono un percorso fotografico di storia e di impressioni nel trascorrere del tempo, ognuno accompagnato dalle proprie esperienze e specificità professionali offrendo una visione dalle molteplici chiavi di lettura.
Un percorso anche tecnologico quindi, che Fabio Fiorani inizia mostrandoci l’ultima manifestazione per il Quarantennale della DDR, che prosegue nella “diretta” di Antonello
Nusca, a ridosso del Muro il fatidico 9 novembre del1989. Poi i percorsi quasi paralleli ma attratti da “segnali” diversi di Stefano Carofei e Claudio Cortellessa, arrivati dopo il ”fatto”, alla ricerca di tracce e di vita… Seguono nel tempo gli sviluppi: Claudio Bellero, che sorprende il cambiamento e l’evoluzione della quotidianità, e Claudio Farinelli affascinato dalle forme e suggestioni che la riunita e rinata Berlino offre a chi la guarda. Erik Chevalier e il suo casuale incontro con l’artista Jannis Kounellis, ci porta infine ad alcune simboliche riflessioni su l’inarrestabile sviluppo delle città e dell’omogeneizzazione che questo, sembra, inevitabilmente comporti.
Le immagini, realizzate dal 1988 al 2006, mostrano alcuni elementi propriamente storici e molte indicazioni, suggestioni sulla mutazione, lo sviluppo, e i cambiamenti nella vita di questa città tornata unita e nel cuore di tutti gli europei, per le sue caratteristiche di vitalità e accoglienza.
“Siamo stati a Berlino…”
Nota del curatore
Nel 1961 avevo sette anni e non ascoltai evidentemente la radio di Berlino Est che annunciava, con una dichiarazione dal testo contorto, la chiusura dei settori e il blocco di Berlino Ovest.
Ricordo invece, come lo può ricordare un bambino che cresce - in immagini un po’ sfocate della memoria e sgranate in quel bianco e nero della tv di allora e dei rotocalchi dell’epoca - riprese rubate di quella città lontana in ricostruzione: fanghiglia un po’ ovunque, un muro che separava una stessa città, “certi” Vopos che inseguivano, sparavano e a volte uccidevano persone che cercavano – in fotogrammi disperanti – di saltare quel muro…
Alcuni forse erano film… lo scambio delle spie, inseguimenti in vicoli bui, raffiche di mitra e il check-point Charlie che salvava, nel solito “arrivano i nostri”, i buoni americani di turno.
Era passato tanto tempo e tanta storia da allora, quando il 9 novembre del 1989, in un periodo di grande fermento nella vecchia URSS, da cui giungevano scricchiolii e smottamenti, così, quasi a sorpresa, quel muro in una notte cominciò a venir giù.
Prima fu un buco, ma in poche ore in quel monumento alla separazione e alla incomprensione si aprirono varchi sempre più ampi da cui transitarono – nei due sensi – folle festanti il cui sorriso e le lacrime di gioia e di dolore - perché certe sofferenze sono sempre nella tua mente e nei tuoi occhi - fecero sognare a tutti un mondo migliore: senza muri, senza confini, siano di cemento, di carta, o peggio nei pensieri.
Non ci furono dubbi su cosa avrei voluto vedere al più presto, se non immergermi, fosse anche solo per poche ore, in quella città che, nel bene e nel male, tanta importanza aveva avuto nelle vicende umane politiche economiche ma anche intellettuali ed artistiche della nostra Europa.
Il desiderio di cogliere, nel varcare quella maestosa porta – la Brandenburger Tor - divenuta simbolo di separazione, qualche segno della vita, delle persone - uomini, donne e bambini - delle case, del lavoro che mi permettesse, annusando l’aria di quel cielo così vasto, di capire forse qualcosa di come potesse essere stata la vita in quella Berlino per quasi trent’anni separata da se stessa.
Vent’anni fa la fotografia era ancora quella tradizionale analogica, la pellicola restituiva le uniche preziose matrici da cui ricavare positivi. Il digitale avrebbe atteso ancora per abbattere il “muro” dell’emulsione nata a fine Ottocento e tuttora efficiente, garantita e insuperata.
Allora lo sguardo attento dei fotografi valutava con attenzione ogni inquadratura, cogliendo in un attimo l’equilibrio delle forme ed i contenuti, il corretto rapporto fra tempo d’esposizione e diaframma, la messa a fuoco, per ottenere proprio quel risultato immaginato solo nella mente… Poi, per l’invio alle redazioni, telefoto o il famoso “fuori sacco”. Non erano tempi di view finder, autofocus selettivi, esposizione a zone computerizzate, potenti memory card, lap-top, modem e wireless, né di post-produzioni e photoshop…
Il risultato era nel bene o nel male sostanzialmente unico per quanto lo possa essere una fotografia.
Con il digitale si è aperta una nuova epoca della riproduzione e/o narrazione della realtà: un’infinita gamma di rappresentazioni offerte all’osservatore, a cui sempre più è richiesta una capacità d’interpretazione e decodifica delle immagini che si mostrano ai suoi occhi. (Claudio Cortellessa) |
| |
|
| |
|
|
Senza titolo, 1974-75,
fotomontaggio cm 80 x 100 |
| |
Luigi Di Sarro: Fotomontaggi 1974-75
Inaugurazione: sabato 3 ottobre – Quinta Giornata del Contemporaneo
Dal 3 al 24 ottobre 2009
Catalogo: Edizioni Peccolo, Livorno
Dopo la retrospettiva livornese, il Centro di documentazione della ricerca artistica contemporanea Luigi Di Sarro e l’Archivio Luigi Di Sarro presentano, per la prima volta a Roma, una serie dei "Fotomontaggi" realizzati da Di Sarro tra il 1974-75.
Accompagna la mostra un catalogo delle Edizioni Peccolo, Livorno, edito in 4 lingue, con uno scritto di Flaminio Gualdoni.
Luigi Di Sarro medico e artista, docente nelle Accademie di Belle Arti di Macerata e Roma, scompare nel 1979 a meno di 40 anni ma, malgrado la brevità dell'arco dei lavori, la sua opera ha una profondità e una intensità stupefacente.
Sempre aperto ad ogni possibile sperimentazione, ad utilizzare inusuali accostamenti tecnici nella inarrestabile ricerca della sua personale impronta.
La pittura, la scultura come pure il disegno, la fotografia o la calcografia sono i campi e le tecniche artistiche in cui ha voluto cimentarsi e sperimentare.
Questa sua febbrile attività lo colloca oggi tra i protagonisti di quella giovane generazione artistica romana che, a cavallo degli anni '70, stava aprendo nuove ipotesi di concettualità attraverso l'utilizzo dei differenti media.
|
| |
|
| |
|
|
Web Cartolina |
| |
|
Guarda il Video |
Autore: Erik Chevalier
Titolo: “Viaggio & Viaggi”
Curatore: Claudio Cortellessa
Periodo: dal 4 al 26 giugno 2009
Inaugurazione: giovedì 4 giugno 2009 ore 18
Luogo:
Centro Luigi Di Sarro
Via Paolo Emilio 28
00192 Roma
Tel. 06 3243513
www.centroluigidisarro.it
info@centroluigidisarro.it
Nell’ambito di FotoGrafia-Festival Internazionale di Roma 2009 – VIII edizione, il Centro Luigi Di Sarro presenta la mostra di Erik Chevalier “Viaggio & Viaggi” a cura di Claudio Cortellessa.
Erik Chevalier è nato a Roma nel 1957. Dopo aver vissuto in Canada, in Danimarca e in Ghana compie i suoi studi di Etnografia all’Università di Aarhus in Denmark e di Fotografia e comunicazione visiva all’Istituto Europeo di Design di Roma), dal 1992 vive e lavora a Cagliari.
La sua ricerca fotografica densa di suggestioni scandaglia, non senza ironia, i sogni e le ansie dell'animo umano.
Scrive Claudio Cortellessa: “ …. viaggio geografico, sull’asfalto, nel cielo, rotaie d’acciaio, mari e maree, ma sempre un percorso del nostro sentire, della nostra memoria nel tempo e nello spazio che Erik Chevalier ritrova e ripercorre con l’affetto dei ricordi, vividi e sbiaditi, aggiungendo quel che nella vita ha incontrato …”.
La mostra si compone di una installazione di 12 foto a colori su plexiglas e di una serie di dittici tratte da un immaginario album di famiglia, realizzate tra il 1970 e il 2009. |
| |
|
| |
 |
|
Titolo: Notturno
Anno: 2007
Tecnica: acrilico, olio e collage su tela
Dimensioni: 130x150 cm |
| |
|
Guarda il Video |
PAOLO BINI
a cura di Massimo Bignardi
ROMA, CENTRO LUIGI DI SARRO
26 marzo - 24 aprile 2009
COMUNICATO STAMPA
Giovedì 26 marzo alle ore 18,00 sarà inaugurata presso il Centro Luigi Di Sarro la mostra personale di Paolo Bini curata da Massimo Bignardi: in esposizione poco più di venti dipinti realizzati dal giovane artista campano in questo ultimo anno e, in parte, presentati nella personale allestita a Palazzo di San Galgano a Siena, nell’ambito della rassegna d’arte contemporanea promossa dalla facoltà di Lettere e Filosofia.
Questa mostra è l’occasione per fare il punto sull’ultimo anno di lavoro e di ricerca, cioè di messa a punto di un linguaggio pittorico che fonda sulla trasparenza, sulla dissolvenza definitiva dell’immagine, in virtù di un ritrovato interesse per la luce, intesa quale compagna di un intimo tempo di attesa..
“Il passaggio – scrive Bignardi nel testo di presentazione al catalogo pubblicato per l’occasione – non è stato facile, anzi lento, a volte sofferto, per il timore che si stavano definitivamente slacciando i fili di un legame con il valore della raffigurazione. Paolo Bini […] ha lavorato ininterrottamente in quest’ultimo anno spingendo la sua pittura a staccarsi da composizioni che trattenevano frammenti di immagini e di oggetti articolati in spazi a mo’ di scatole sceniche, per rivolgersi ad un dettato nel quale, se pur con brevi inflessioni di matrice gestuale, predomina l’emotiva essenzialità del colore. Va precisato che le prime, realizzate intorno al 2005 ed ancora sottoposte al ‘vincolo’ della figura, anche se avanzata quale impronta della sagoma o, se si vuole, dell’oggetto racchiuso nel suo contorno di forma, segnalavano una struttura lineare che impaginava, in brani sostanzialmente astratti, una sorta di diario intimo. Era, in fondo, un registro cifrato da un amorfo espressionismo che, solo per la traduzione mentale, ricordava la pittura intellettuale di Robert Motherwell, certamente non letto direttamente ma traslato dai cataloghi, come da alcune tardive declinazioni vive nella pittura italiana degli anni Novanta. Insomma Bini ha tentato, poco più di quattro anni fa, di dare un senso alla visione della realtà attraverso la memoria, impaginando i suoi segni-sagome in quelle ‘stanze’ che lui ama definire ‘memoria esterna’. In fondo, il suo interesse era rivolto alla resa di oggetti svuotati del ‘corpo’”
Oggi, prosegue Bignardi, la pittura di Paolo manifesta “un’inquietudine, propria di un’aurora, aurora – v’è l’obbligo di una tempestiva precisazione – che non è affrancamento ad un’immagine di uno stato d’animo nel quale l’artista riversa gli impasti di umori esistenziali, tanto meno metafora di un’epifania di luce percepita, bensì variante emotiva incuneata, cedendo alla metafora, tra la notte e il giorno, in pratica tra luci di realtà fra loro diverse implicando, quasi sempre, la memoria e la visione”.
Paolo Bini nasce a Battipaglia (SA) nel 1984. Nel 2007 si diploma all’Accademia di Belle Arti di Napoli in Scenografia. Divide la sua attività artistica tra la pittura e la progettazione scenografica e, in questo ambito, sono numerose le sue esperienze: nel 2007 è assistente dello scenografo Gerardo Viggiano al Cinespettacolo della Grancia in Brindisi di Montagna (PZ). Del 2004 è la sua prima personale presso lo Spazio Marini di Battipaglia (SA). Tra le recenti esposizioni si segnala la personale promossa dal FAI di Salerno del 2006, mentre nel 2007 è selezionato per la mostra itinerante “Talenti emergenti” nell’ambito del MUSAE-Museo Urbano Sperimentale Arte Emergente, nelle città di Visciano, Jesolo e Cagliari; sempre dello stesso anno è la presenza alla rassegna “Echi temporanei”, tenutasi al Fondo Regionale d’Arte Contemporanea di Baronissi. Nel 2008 prende parte a“Espressiva from expressionism”, galleria PositanoNewArt contemporary; nello stesso anno tiene due personali, la prima al Palazzo di San Galgano, promossa dalla facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Siena e, successivamente, “Risonanze dell’immaginario” presso il Teatro Moderno di Grosseto. Di recente è stato invitato alla mostra “Persistenze sul confine dell’immagine. Ripensando ad Andrea Pazienza”, organizzata dal Museo Civico di San Severo (FG).
Nell’occasione sarà presentata la prima monografia dell’artista curata da Massimo Bignardi
Ufficio stampa & Comunicazione: Fiorina Zara e Centro Luigi Di Sarro
Centro Documentazione Ricerca Artistica Contemporanea Luigi Di Sarro, Via Paolo Emilio 28, Roma
|
| |
|
| |
|