DITTICO – Casciello/Vollaro – a cura di Massimo Bignardi dal 7 al 30 giugno 2017

L’esposizione propone, come due piccoli impaginati ‘monografici’, i lavori recenti di due artisti che, a distanza di circa trentacinque anni, tornano ad esporre al Centro Luigi Di Sarro.

In mostra, unitamente alle sculture in ferro di Angelo Casciello, alle immaginifiche ‘costruzioni’ in rame di Luigi Vollaro e alcuni disegni, opere eseguite in questi ultimi anni, figurano due lavori dei primi anni ottanta che segnalano, idealmente, il punto d’inizio di un dialogo e di un rapporto che gli artisti hanno instaurato, sin dagli anni di formazione.
«Dittico riassume il senso di un rapporto che, dai primi anni ottanta, tiene viva l’amicizia con Angelo Casciello e Luigi Vollaro. Il nostro è stato ed è un dialogo, un confronto costante – rileva Massimo Bignardi – che va oltre le occasioni dettate da mostre o da impegni professionali. Non è stato e non è fare ‘squadra’, bensì voler dare risposta alla necessità di lavorare in comune, di tessere una prospettiva etica ben più ampia.[…] Nelle recenti esperienze di Casciello il segno che tiene insieme sia gli impaginati pittorici, sia le ‘architetture’ plastiche, si propone con maggiore evidenza quale gesto che esplicita la vitalità di un ininterrotto dialogo con la natura. È un gesto che afferma il legame di identità con il proprio luogo di esistenza, con i tempi delle sue narrazioni. Il Mediterraneo, la Grecia, il Vesuvio con la sua storia e il suo mito, sono ‘figure’ che affiorano oggi con maggiore forza: è un grido carico di energia e, al tempo stesso, di una feconda umanità. […] Per Vollaro la forma, che ricava da sottili lastre di rame, è carica di una energia originaria: dalle piccole sculture realizzate nel corso del 2016 filtrano, infatti, i tratti di architetture nelle quali l’artista colloca forme organiche, poste, però, nel registro di una configurazione plastica d’immagine. Vollaro non tenta abbreviazioni formali o ‘astrattismi’ o riscatti ‘figurali’: opera con estrema ondivaga libertà immaginativa, senza mai perdere il contatto con ‘le mani’».


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