SEGNI. Fotografie, disegni e sculture di Luigi Di Sarro, a cura di Carlotta Sylos Calò. 11 Ottobre – 14 Novembre 2018, Museo Laboratorio di Arte Contemporanea – MLAC, Roma

Nel quarantennale della scomparsa di Luigi Di Sarro, la mostra organizzata dal MLAC con il Centro Di Sarro, offre uno spaccato della produzione di Luigi Di Sarro tra gli anni Sessanta e Settanta evidenziando la trasversalità del suo approccio a tecniche e materiali e, parallelamente, la sua caratteristica concezione del “segno” quale elemento generativo di forme e spazi, senza una reale cesura tra astrazione e figurazione, evidente sia nel lavoro grafico e pittorico, sia in fotografia e scultura.

Di Sarro, accanito sperimentatore, nel corso della sua attività artistica ha praticato il disegno, la pittura, l’incisione, la scultura, la fotografia e la performance interessandosi in particolare a temi legati al corpo, al movimento, alla luce e alla capacità astrattiva del segno e delle figure geometriche. Morto a soli trentasette anni, ucciso per un fatale equivoco nel clima teso degli anni di piombo a Roma, il 24 febbraio 1979, ha lasciato una vasta produzione artistica (dipinti, disegni, fotografie, sculture, grafica, progetti, appunti, aforismi). Opere di Luigi Di Sarro sono presenti in diverse collezioni pubbliche italiane e straniere (tra cui GNAM, MACRO, Palazzo Braschi e Istituto nazionale per la grafica a Roma, Centre Pompidou a Parigi).

Attivo dal 1987, il Museo Laboratorio d’Arte Contemporanea-MLAC, diretto dal Prof. Claudio Zambianchi, si propone come luogo d’incontro fra università e mondo culturale contemporaneo, contraddistinguendosi per la sua vocazione alla ricerca e alla formazione. Tra le iniziative che da trent’anni ne animano il programma vi sono esposizioni, conferenze, tavole rotonde, presentazioni di libri, festival, rassegne video e proposte musicali, che mirano in prima battuta a porre in contatto le realtà artistiche e culturali più vivaci del momento con gli studenti e gli studiosi dell’Ateneo, spesso arrivando a coinvolgerli attivamente. Allo stesso modo forte è la volontà di aprirsi alla città, coinvolgendo tutta la cittadinanza attraverso la proposta di una programmazione molto variegata.
Mostre ed eventi promossi e organizzati dal MLAC si svolgono negli spazi destinatigli nel 1985 dall’Università La Sapienza di Roma, presso il palazzo del Rettorato, nel cuore della Città Universitaria.

www.museolaboratorioartecontemporanea.it

Nell’occasione dell’organizzazione e svolgimento della mostra il MLAC offre una possibilità di tirocinio agli studenti che abbiano interesse ad approfondire sul campo il mestiere dello storico e del critico d’arte in tutte le sfaccettature. Il tirocinio prevede, infatti, un impegno attivo sia in fase di allestimento, con la possibilità di lavorare a stretto contatto con i curatori, sia durante il periodo di apertura della mostra, gestendo le visite guidate, l’accoglienza dei visitatori e, non ultimo, tutto il lavoro legato alla promozione della mostra, imparando a gestire i vari canali di comunicazione on line, dal blog ai principali social network.

LUIGI DI SARRO. Il corpo vivo della pittura, a cura di Paola Ballesi. Dal 7 Giugno al 7 Settembre all’Istituto Italiano di Cultura in Colonia

Dopo essere passata per Stoccarda la mostra LUIGI DI SARRO.Il corpo vivo della pittura, curata da Paola Ballesi, inaugura il 7 giugno 2018 negli spazi dell’Istituto Italiano di Cultura a Colonia. L’esposizione prosegue il circuito di eventi che celebrano il 40ennale della scomparsa di Luigi Di Sarro.

“La creatività di Di Sarro investiga diversi ambiti artistici e scientifici, quali sono la pittura, la filosofia, la poesia, la matematica, la tecnologia, delle quali lo interessavano più gli aspetti della processualità rispetto a quelli legati alla rappresentatività. La sua modalità di approccio è piuttosto analitica. Constatiamo che tale diversità di interessi sia il risultato della sua grande curiosità e del desiderio di approfondimento dei temi di cui si occupava. Nel ciclo delle gouaches del 1964 ripete il motivo del quadrato, e nei quadri parzialmente realizzati con il procedimento del “dripping”, in cui spruzza la tela con il colore, mostra due diverse procedure, due principi opposti: la ripetitività e l’espressività. Nei suoi dipinti ad olio e acrilico invece sperimenta e gioca con la tridimensionalità sulla superficie. Oggi le sue opere offrono una ricchezza e un significato stratificato, che nel percorso del tempo non hanno perso nulla della loro potenzialità artistica”, scrive Maria Mazza, Direttore di IIC Colonia nell’introduzione al catalogo della mostra che contiene oltre ad una nota della curatrice anche un’ampia antologia critica.

Esposte 38 opere di pittura realizzate da Di Sarro tra gli anni 60 e 70 con varie tecniche dalla gouache all’acrilico che “declinano la fenomenologia del segno nato dal gesto del corpo” – come spiega Paola Ballesi – “Con la ‘grafia’ del corpo, intesa nelle sue varianti, che spaziano dalla presenza fisica del pittore sulla tela attraverso il segno unico e continuo, alla ‘figurazione’ del corpo sentita come mappa di energia, Di Sarro sottrae la creazione ad ogni stilizzazione formale. Da medico-artista o, forse avrebbe preferito, da artista-medico, fa sì che la lingua dell’arte diventi un corpo vivo che agisce e reagisce a contatto con stimoli ogni volta nuovi e ogni volta diversi.

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ARP Art Residency Project – INSTAGRAM DIARY

Tutte le attività del programma ARP nel diario fotografico su Instagram.

Seguite il link al nostro profilo per conoscere gli artisti coinvolti nel progetto di scambio realizzato con il contributo del MAECI.

Troverete anche i principali appuntamenti del circuito di eventi in memoria di Luigi Di Sarro.

ARP INSTAGRAM DIARY (click qui)

FACING THE CAMERA 50 anni di ritratti italiani – a cura di MARCO DELOGU – 28 Marzo/2 Maggio 2018 Istituto Italiano di Cultura New York

Gli autoritratti di fotografia sperimentale degli anni 70 di Luigi Di Sarro in mostra nella collettiva all’Istituto Italiano di Cultura di New York.

Cinquant’ anni di storia italiana visti attraverso le immagini catturate dagli scatti di 25 famosi fotografi. La mostra è curata da M. Delogu.

Opening 28 Marzo 2018

L’Italia è un paese dalla storia e dai confini piuttosto movimentati, nel quale hanno sempre convissuto numerose identità. Il Dna dei suoi abitanti è il più ricco e variegato d’Europa (con una diversità fino a trenta volte maggiore rispetto alla media europea). Questa ricchezza si riflette e si riconosce nei volti degli italiani.
Quale migliore mezzo, quindi, per raccontarne gli ultimi 50 anni, che una serie di ritratti, in cui storie, identità ed appartenenze vengono narrate attraverso sguardi rivolti direttamente in macchina, all’autore degli scatti ed a noi tutti.

La mostra inizia con un ritratto di gruppo realizzato a Portella della Ginestra da Fausto Giaccone a vent’anni dall’orribile strage, segue con Gianni Berengo Gardin ed i suoi nudi pacifisti, il ritratto di Gastone Novelli di Ugo Mulas (due grandi protagonisti del ’68), i cortei e le fabbriche di Francesco Radino, il lavoro su Bagheria di Ferdinando Scianna, per arrivare al ’77 di Tano D’Amico (fenomeno tutto italiano, figlio del ’68).

Seguono poi un’ immagine di Emilio Tremolada (impegnato al fianco di Franco Basaglia nella battaglia per l’abolizione dei manicomi), il lavoro di Lisetta Carmi sui «travestiti », e gli autoritratti di Luigi di Sarro.

Negli anni ’80 il tono diviene più intimistico con le fotografie dell’ «australiano di toscana» Stephen Roach, parte della famosa serie che dedicò a sua moglie Fabrizia, ed i ritratti dei vicini di casa di George Tatge, in Umbria.

Dagli anni ’90 il ritratto fotografico diventa sempre più un confronto a due: il fotografo e il suo soggetto lavorano insieme per l’immagine finale, utilizzando segni, sfondi e paesaggi. È così per i ritratti di Guido Guidi, e per i cardinali, i contadini, e i Rom di Marco Delogu, dove l’attenzione per lo sguardo della persona ritratta relega l’ambiente in secondo piano.

Moira Ricci entra nelle fotografie della madre, sta al suo fianco, producendo immagini struggenti.

La natura è presente nei ritratti di Sabrina Ragucci e di Alessandro Imbriaco, Jacopo Benassi elimina sempre più ogni sfondo sino ad arrivare al bianco, mentre Antonio Biasiucci sceglie il classico nero per figure che escono dall’ombra. La panoramica si chiude con due ritratti di Paolo Ventura, dove la tecnica fotografica si mescola ad antiche pratiche pittoriche.

La mostra resta aperta fino al 2 maggio 2018

Orario: dal lunedì al venerdì  10:00/17:00

 

SOUTH/NORTH RETURN o riproducibilità e tecnica dell’idea di identità culturale – IL CENTRO DI SARRO TORNA ALLA CAPE TOWN ART FAIR CON I GIOVANI DEL PROGETTO ARP

15-18 febbraio 2018  Cultural Platforms – stand F6

ICTAF Convention Centre, Cape Town, Sudafrica

 

La mostra si propone di indagare le diverse possibilità, sia materiali che immateriali, di un’idea molto complessa: l’identità al tempo del Millennio. A cura di Alessandra Atti Di Sarro, ARP – Art Residency Project Director. Il progetto ARP offre all’ICTAF una mostra di quattro giovani artisti che hanno viaggiato tra l’Italia e il Sudafrica per indagare il significato della nozione di identità. I sudafricani sono appena rientrati dal periodo di residenza a Roma e gli italiani iniziano la loro esperienza a Città del Capo proprio con la Fiera. Ciò che si propone è una fruttuosa collaborazione tra giovani artisti che vivono in un Sud e Nord “geografici”, ma in un mondo misto e globale. Quindi, la domanda è: qual è il significato di identità se supera il rapporto geografico e si basa la propria espressione solo sulle emozioni? Questo è oggi il vero problema riteniamo, in tutto il mondo. Elena Giustozzi osserva paesaggi piccoli e finiti per trovare nella sua pittura a olio l’essenza di ciò che spesso manca alla nostra visione e Caterina Silva crea con le sue tele immagini aperte disponibili all’interpretazione dell’osservatore, conseguenza di un processo di decostruzione del linguaggio e lavora con i colori come in una danza performativa come anche Skumbuzo Vabaza fa con i suoi ritratti a spray che raccontano il posto che gli umani hanno nell’ambiente. Paesaggi che sono una foresta intrigante nella visione della realtà di Jordan Sweke, che sembra disegnare quella vita in cui spesso ci sentiamo persi. Il grande lavoro collaborativo di Jordan e Skumbuzo è infine un riassunto di ciò che hanno realizzato durante la recente residenza a Roma, osservando i volti e la natura che li circonda, dando spazio alla domanda su quale sia la nostra identità, creature naturali o urbane.

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REALTA’ IMMAGINARIE – SKUBALISTO and JORDAN SWEKE – 30 novembre/14 dicembre 2017

 

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Da Cape Town a Roma grazie ad ARP-Art Residency Project, il programma bilaterale di residenze per giovani artisti tra Italia e Sudafrica, realizzato con il contributo del MAECI e con la collaborazione della Galleria Everard Read/CIRCA (Cape Town-Johannesburg-Londra) mette in mostra il lavoro di Jordan Sweke (1991) e Skumbuzo Vabaza, in arte Skubalisto (1987). Nel corso della residenza svolta a Roma i due artisti hanno osservato la città e le sue periferie. Genti e paesaggi in una realtà immaginaria: un viaggio che esplora con vari mezzi espressivi (pittura, grafica e video) la storia passata e il tempo presente della Caput Mundi. Le opere in mostra sono state prodotte durante le sei settimane di residenza.

Questa VI Edizione di ARP ha selezionato quattro giovani artisti: i due sudafricani, ospitati a Roma, e fra gli italiani Elena Giustozzi (1983) e Caterina Silva (1983) che partiranno il prossimo febbraio per partecipare alle attività del programma che il Centro Di Sarro realizza fra Roma e Cape Town, con la collaborazione anche di Ruth Prowse School of Art e Rainbow Media NPO.

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La narrazione di Skumbuzo è multiforme (arti visive, design, musica e moda), spesso incorpora la figurazione contemporanea, l’iconografia tradizionale e diversi linguaggi urbani che hanno come radice i “graffiti”. Il lavoro di Skumbuzo si propone di azzerare l’esperienza umana per scoprire e svelare i costrutti sociali creati dall’uomo che tendono a creare separazione. Il suo lavoro è un ponte che racconta i simboli del consumismo, dell’industrializzazione, della corruzione, della speranza, della famiglia, del dolore, della razza, della nazionalità e della religione. Il suo background di graffiti e l’influenza della street art si mostrano evidenti nell’uso astratto che fa dei colori e nella tecnica stilizzata della sua pittura.

Jordan invece si muove nell’ambito delle nozioni di paesaggio e ambiente naturale. Esplora astrattamente la Natura – una forza sublime e onnicomprensiva. Più specificamente, esplora la relazione che attualmente esiste tra umanità e natura e i modi in cui questa relazione potrebbe essere ricostituita. La sua produzione principale è da ricercarsi nei grandi dipinti a olio, ma in un contesto concettuale più affinato, l’obiettivo giunge anche attraverso la creazione di fotografie, sculture, lavori video, grafica e installazioni.

Entrambi questi giovani creativi vivono e lavorano a Cape Town e sono stati selezionati per svolgere insieme la residenza ARP 2017/2018 con il progetto REALTÀ IMMAGINARIE. In mostra una bi-personale e un lavoro comune risultante dalla conversazione tra i due artisti. Al Centro Luigi Di Sarro, i ritratti di Skumbuzo (in vari mixed media) e i paesaggi di Jordan (disegni monocromatici, dipinti su tela e video) sono installati vicini in modo da sottolineare la volontà di dialogo.

Il rapporto tra le persone e i loro ambienti è uno dei temi principali della mostra. REALTÀ IMMAGINARIE intende affrontare le nozioni di “realtà” di ogni persona – come vedono il mondo e, al contrario, ciò che passa inosservato attorno a tutti noi. Skumbuzo e Jordan in un continuo dialogo, fra loro e con la città, illustrano e immaginano ciò che sta accadendo alle persone, confrontandosi così con coraggio con temi di grande attualità: “emarginazione e povertà in cui vivono molti invisibili abitanti di Roma”. Si tratta di approfondire la relazione che si crea fra uno straniero e il paesaggio della Capitale e permette di affrontare un tema scomodo come quello dell’ “l’impatto sociale degli immigrati con le realtà che si celano dietro l’immagine idealizzata di ciò che le persone vedono e vivono”.

I due artisti si sono formati all’interno delle strutture creative che pulsano intorno a loro a Città del Capo, ed entrambi hanno un forte interesse per le periferie urbane, i luoghi della “classe operaia”. L’esperienza ARP a Roma è servita loro per aprire una conversazione sulle genti di Roma, i loro “paesaggi” e la città stessa. Anche se entrambi gli artisti riconoscono che si tratta di una analisi sociale dal punto di vista di un estraneo, la loro analisi li ha portati a individuare “punti di somiglianze sociali e culturali tra Roma e Città del Capo, le medesime istanze sulle quali stavano indagando a Città del Capo”. Riflessione che si concretizzerà nella realizzazione di alcune opere di arte pubblica nella periferia romana dove Skumbuzo e Jordan, si propongono di reimmaginare la realtà.

Oltre a dire la loro sui temi sociali, gli artisti hanno voluto anche esprimersi sulla questione della dicotomia natura e urbanizzazione: il tipo di relazione che le persone a Roma hanno con i loro ambienti naturali e la Natura stessa. Gli artisti hanno osservato che “ci sono resti di artefatti umani nella natura”, che “la natura sopravvive in spazi fortemente costruiti, come se ci fosse un conflitto tra natura e città, e tra persone e natura”. Così gli artisti concludono: “Roma è come una madre dal seno grande che nutre l’intera Italia. Tutta l’Italia è a Roma, non solo Romani. Si può quasi sentire Roma che lotta sotto la pressione”. REALTA’ IMMAGINARIE, indaga anche su tutto questo mettendo in mostra qual è il mondo riesaminato e immaginato dal discorso sinergico di Skumbuzo e Jordan.

Emma Vandermerwe – Senior Curator Everard Read/CIRCA Cape Town

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ARP – Art Residency Project ITALY/SOUTH AFRICA VI EDIZIONE: Elena Giustozzi, Caterina Silva, Jordan Sweke e Skubalisto sono i 4 giovani artisti vincitori della residenza ARP

ARP-ART RESIDENCY PROJECT, il programma del Centro Di Sarro, dedicato ai giovani artisti, è realizzato con il contributo del MAECI e con la collaborazione di Everard Read/CIRCA Gallery. Si svolge fra Roma e Cape Town con l’obiettivo di promuovere e sostenere il talento artistico emergente in Italia e all’estero e rientra in una più ampia rete di azioni che il Centro di Documentazione della Ricerca Artistica Contemporanea Luigi Di Sarro svolge attraverso scambi culturali bilaterali nel campo delle arti visive e multimediali.

ARP si propone di favorire la mobilità e la conoscenza di nuove realtà culturali attraverso la sperimentazione di materiali, tecniche e linguaggi nell’ambito dell’arte contemporanea. Le residenze offrono l’occasione di nuove esperienze creative e di formazione tecnica e professionale, di un confronto umano e artistico, dello studio della storia sociale, politica e culturale del paese ospitante.

    da sin: Caterina Silva, Jordan Sweke, Skumbuzo Vabaza, Elena Giustozzi

Chi sono i 4 giovani vincitori della VI Edizione fra Italia e Sudafrica 2017/18:

ELENA GIUSTOZZI è nata a Civitanova Marche (Macerata, Italy) nel 1983.
Dopo la maturità scientifica ha frequentato l’ Accademia di Belle Arti di Macerata dove nel 2008/2009 ha conseguito la laurea di primo livello in Decorazione. Nel 2011/2012 ha concluso il corso di studi specialistico in Pittura. Dal 2013 è cultore della materia di: Tecniche Pittoriche (triennio), Tecniche e Tecnologie delle Arti Visive Contemporanee (triennio) e Laboratorio di Tecniche e Tecnologie per la Pittura (biennio) presso l’ABA di Macerata. E’ stata selezionata con il progetto Little Finite Landscapes. Prospettive differenti di paesaggi. “Cosa guardiamo? Cosa ascoltiamo? La strada che si apre di fronte a noi, il rumore dei nostri passi. Le mie passeggiate in giardino raccontano il tempo che scorre, le stagioni che si susseguono, nuove, ma sempre uguali, la terra che cambia, si trasforma, si deforma per poi tornare a somigliarsi in ogni sua variazione. In queste camminate fotografo e registro senza attenzione una gran quantità di scorci“.    www.elenagiustozzi.com

CATERINA SILVA (Roma, Italy, 1983) esplora le connessioni tra linguaggio e potere, assumendo spesso una posizione silenziosa e prelinguistica attraverso cui eludere le strutture canoniche di produzione di senso. Studia scultura a Londra (Camberwell College of Arts), filosofia e scenografia a Roma (La Sapienza, Ied). Il suo lavoro spazia dalla pittura alla performance. “Considero la mia pratica pittorica una lotta con il linguaggio e i suoi sistemi di classificazione. Uso la pittura per sondare le parti opache della mente, quello che non è possibile altrimenti spiegare a parole. Genero immagini aperte, disponibili all’interpretazione dell’osservatore, traduzione intuitiva di un processo di decostruzione delle mie sovrastrutture interne sviluppato attraverso la materia stessa della pittura e la sua traduzione in esperimenti coreografici e performativi“.       www.caterinasilva.com

JORDAN SWEKE è nato nel 1991 a Johannesburg, Sudafrica. Vive e lavora a Cape Town dove si è laureato nel 2014 alla Michaelis School of Fine Art, UCT  conseguendo anche la specializzazione in pittura. Nel suo lavoro esplora e riflette sulla percezione dello spazio nella natura con l’obiettivo di “creare un connessione tra la visione matematica e l’astratto, tra la geometria e la biologia“. Lavorando con grande interesse alle possibilità operate dai visual media tra cui fotografia, video, land art e installazioni urbane, senza mai tralasciare la pittura ad olio su tela, Sweke cattura e individua per ciascuno mezzo l’accento tattile degli elementi materiali del suo ambiente naturale. La percezione che ne risulta fa sì che i suoi lavori trasgrediscano di continuo gli usuali concetti di ambiente e servano a sfidarli.      www.jordansweke.com

SKUMBUZO VABAZA, conosciuto come “Skubalisto” vive e lavora a  Cape Town, Sudafrica.  E’ nato ad Harare, Zimbabwe, (1987) dove i suoi genitori hanno vissuto in esilio, sua madre studiava medicina e suo padre era un attivista dell’ANC. Da quando è rientrato a vivere in Sudafrica è stato impegnato a riscoprire il paesaggio e il suo rapporto con il suo stesso paese attraverso la visone di un’artista. I suoi mezzi espressivi variano tra pittura spray, acrilico, pastelli ad olio, carboncino e inchiostro: Skubalisto è un pittore a tutto tondo, che principalmente lavora su ritratti in uno stile espressionista contemporaneo, che sfocia a seconda dei casi nel muralismo, o in opere dipinte su tavole di legno o grandi tele. “Non sono un writer, la pittura è la mia arma. E l’opera di un artista lo rappresenta a prescindere dal mezzo utilizzato”.         skubalisto.tumblr.com