Diversioni. Fabio Mariani, Priscilla Pallante, Rosario Vicidomini, Medina Zabo. A cura di Davide Silvioli. 13 giugno – 3 luglio 2019

Inaugurazione: giovedì 13 giugno, ore 17:00

La collettiva Diversioni presenta lavori inediti eseguiti e pensati appositamente per il progetto in questione, in cui i quattro artisti, fra loro dissimili per percorso, formazione e tecnica, dimostrano un ulteriore indice di differenziazione stilistica nel loro operare, proponendo realizzazioni che ampliano lo spettro delle direzioni di ricerca di ciascuno.

«La mostra – scrive Davide Silvioli – rappresenta per ogni autore un momento di confronto con il proprio lavoro, nel segno di una discontinuità che è qui sinonimo di pluralità speculativa e approfondimento espressivo. Già dalla titolazione, DIVERSIONI manifesta la volontà di descrivere, in maniera polifonica, le diversificate possibilità d’approccio creativo alla prassi artistica, offrendo una selezione di risultati estetici denotabile per eterogeneità linguistica. I conseguimenti scelti, differenti per contenuto e per lessico, vanno dalla pittura al disegno, dalla sperimentazione sulla materia allo studio dei nuovi media, profilando DIVERSIONI, secondo tali accenti, al pari di un focus sull’interdisciplinarità contemporanea, con l’intenzione di dare parola all’arte fuori da statuti o registri stringenti».

Il progetto sottende, più o meno esplicitamente, un invito a concepire la ricerca artistica odierna in termini sistemici, dunque come un ente che si espande orizzontalmente verso una molteplicità di orientamenti senza gerarchie, anziché lineari, quindi assecondando rapporti unilaterali di causa effetto sempre meno adeguati a risolvere l’articolazione della contemporaneità.

In data da definire, è prevista una giornata di presentazione del catalogo ora in corso di realizzazione.

Fabio Mariani ha frequentato l‘Accademia di Belle Arti di Roma dove si è laureato in Scenografia. Negli ultimi anni ha cominciato a riscoprire e sperimentare, in pittura, l’antico inchiostro ferro gallico. Ha realizzato scenografie per spettacoli teatrali. Vincitore di diversi premi, ha esposto in musei e gallerie in Italia e all’estero. Sue opere sono in collezioni pubbliche e private. Vive e lavora tra Roma e l’Abruzzo.

Priscilla Pallante esordisce nel 2018 con la sua prima personale, presso la galleria Curva Pura di Roma. Alla base delle sperimentazioni dell’artista vi è un atteggiamento ossessivo nella ricerca della rappresentazione. Il medium fotografico si relaziona a nuove tecnologie digitali, suono e stampa 3D.

Rosario Vicidomini è un artista visivo. Ha studiato arte a Salerno, Bologna e Urbino. Dal 2014 al 2017 ha vissuto e lavorato tra Amburgo e Berlino. Ha esposto i suoi lavori in musei, gallerie e fiere d’arte in Italia, Germania, Francia, Svizzera, Austria, Ungheria e Giappone. Attualmente risiede a Roma.

Medina Zabo Ha conseguito la laurea in Scienze della Comunicazione all’Università degli Studi di Perugia, una specializzazione in Nuovi Media presso IED Roma e attualmente frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma. Vincitrice del Premio Internazionale O.R.A. 2018, selezionata da Curva Pura+ root, finalista XIII Arte Laguna Prize nella sezione Land Art, ha esposto in musei, gallerie e luoghi d’interesse storico e culturale.

E’ Niccolò Masini l’artista che vince il viaggio in Sudafrica con l’opera “White Time”. Jabu Nadia Newman vince il viaggio in Italia con “Untitled:Friends”.

Allo storico Cinema Labia di Cape Town la proiezione dei vincitori e degli altri 8 finalisti del VAA-Video Art Awards: 14 Maggio 2019.

Il VAA – Video Art Awards è ideato e promosso dal Centro Luigi Di Sarro con l’Istituto Italiano di Cultura di Pretoria e il Festival Internazionale del Cortometraggio cortoLovere.

25 anni lei, 30 lui, Jabu Nadia Newman Niccolò Masini sono i due giovani artisti che si aggiudicano il premio-viaggio messo in palio dal Video Art Awards, la competizione per giovani talenti dell’immagine in movimento giunta quest’anno alla sua seconda edizione fra Italia e Sudafrica. Masini è arrivato a Cape Town per partecipare alla cerimonia di premiazione che si è tenuta allo storico Cinema Labia e Newman parteciperà al Festival del cortometraggio cortoLovere sul Lago d’Iseo dal 23 al 28 Settembre 2019, che ospiterà la seconda proiezione della VAA Top10.

Niccolò Masini CV http://www.niccolomasini.com

Il suo percorso artistico prende forma nelle aule dello IED di Milano, laureandosi nel 2011 nei corsi di Illustrazione e Animazione. Incomincia così la propria carriera nel mondo dell’arte visuale. La svolta definitiva la compie però trasferendosi in Olanda, dove frequenta la prestigiosa Gerrit Rietveld Academy di Amsterdam, dalla quale si laureerà nel 2015 con una specializzazione in Audio Visual Arts. Durante il periodo alla Rietveld, ha la possibilità di seguire un programma di scambio internazionale alla RMIT University di Melbourne. L’esperienza Olandese gli aprirà le porte per numerose esperienze internazionali: Australia, Argentina, Stati Uniti, Kuwait e Canada. Vincitore di numerosi premi, concorsi e residenze internazionali, dal 2016 ha iniziato a dedicarsi totalmente alla propria ricerca personale, alla quale affianca lavori su commissione. Praticando in tre continenti, il suo lavoro è stato esposto a livello internazionale in paesi come Australia, Canada, Argentina, Giappone, Olanda ed Italia. Ad oggi, vive e lavora tra Genova e Montrèal.

“White Time” fermo immagine

“White Time”

“Ci sono una certa quantità di momenti ordinari nella vita che non hanno una collocazione precisa: non sono né qui né là. Questi non sono da con- siderarsi come spazi ordinari, anche se per alcuni considerati irrilevanti, essi sono contemporaneamente sia fisici che mentali, come lo spazio occupato da una telefonata o il momento in cui ci si vede riflessi dentro uno specchio.” Michael Foucault

Questi spazi di alterazione sono infiniti, disposti su dimensioni incorni- ciate dal tempo che essi stessi attraversano, con o senza la nostra con- siderazione. Queste serie di movimenti hanno la particolare caratteristica di essere connessi a tutti gli altri spazi, ma in modo tale da sospendere, neutralizzare o invertire l’insieme dei rapporti che essi stessi designano, riflettono o rispecchiano. Lo spazio traccia un inventario dell’avventura della conoscenza, non omettendo nulla; la conoscenza traccia una cartografia delle terre conosciute, non omettendo nulla. L’esperienza del viaggiatore, costituita da una serie di movimenti nello spazio, produce un fenomeno di un nuovo ordine, in cui la geografia supera la conoscenza. La nostra concezione della spazialità modella la nostra percezione del tempo, e, in certa scala, definisce il nostro modo di percepire il movimento. Facendo da preludio ad una percezione soggettiva di una sospensione nel tempo, White Time è un’istallazione video nella quale una figura semplice si staglia nel vuoto dello spazio espositivo. In una dimensione non scandita da normale scorrere del tempo, differenti elementi interagiscono tra loro, mutando attraverso la composizione, in una posizione spaziale indefinita. Niccolò Masini

Jabu Nadia Newman CV

Jabu Newman è nata e cresciuta a Plumstead, un sobborgo di Cape Town. Ha 25 anni ed ha studiato alla UCT, Università di Cape Town, dove si è laureata in Scienze politiche e poi specializzata in Arti Visive e Media, approfondendo poi cinema e regia all’African Arts Institute. Lavora nella produzione cinematografica e prosegue la sua ricerca artistica con opere di video arte e fotografia, principalmente orientate all’esplorazione delle relazioni umane e sociali. Ha vinto il premio VAA con l’opera “Untitled:Friends”.

Jabu Nadia Newman

“UNTITLED:FRIENDS”

Il titolo Untitled:Friends allude alla complessità di relazioni scelte, specialmente nel caso in cui si crei un forte legame tra due due anime che non condividono relazioni familiari, relazioni che non si possono inquadrare o descrivere in nessun modo.

Come per la maggior parte dei lavori di Newman, il film pone un’attenzione particolare all’identità e alle relazioni nel mondo femminile. Il racconto è volutamente centrato su una storia di amicizia fra donne in cui contemporaneamente si sfida e si festeggia, in una atmosfera mondana, quel substrato di codici di etero-normalità in cui le identità stratificate e complesse sono perseguitate e sottovalutate. Untitled:friends è stato girato, scritto, diretto e montato da Newman nel corso di due anni e si offre come un personale diario visivo, nel quale l’autrice svela i suoi anni d’infanzia e adolescenza nel quartiere di Plumstead.

“Untitled:Friends” fermo immagine
VAA Programma Proiezione

Francesca Floris – L’ultimo amore di Las – a cura di Flavio De Bernardinis – 11 Maggio/8 Giugno 2019 – Inaugurazione: 11 maggio dalle 18.00 alle 20.30.

L’obiettivo della macchina fotografica è una finestra, o uno specchio? E lo specchio, in ogni modo, può essere anche una macchina fotografica? E infine ciò che si vede, in entrambi i casi, si mostra, o si riflette? Le installazioni fotografiche di Francesca Floris si inscrivono all’interno di questo campo concettuale, che, nell’era elettronica, ovvero la stagione della moltiplicazione indistinta delle immagini senza supporto, costituisce il cuore della scena sociale e antropologica contemporanea. 

Abbinato al motivo del riflesso, il tema del corpo. Percepibile come presenza eternamente differita nel gioco delle rifrazioni, il corpo si conferma tuttavia presenza forte ed ineludibile.

L’arte di Francesca Floris pone così il problema cardinale: nel labirinto dei riflessi, l’immagine è supporto del corpo, oppure il corpo, con la sua tenera e spietata disponibilità, costituisce, qui e ora, il supporto dell’immagine?

Tocca allo spettatore, formulare un’ipotesi, se non risolutiva, almeno partecipativa, di un progetto figurativo, e sensoriale, che tocca, nel profondo e sulla superficie, il tema chiave della cultura contemporanea, tema sociale e anche politico, ossia la questione fragile, corposa e riflessa, pur sempre irrisolta, dell’identità(Flavio De Bernardinis)

L’ultimo amore di Las nasce dal desiderio di descrivere un amore platonico. La storia parla di una donna che è proiettata all’interno delle fantasie della persona che la ama. Questi luoghi immaginari sono l’unico posto in cui lei gode dell’amore di cui è oggetto. Per rappresentare questa situazione, ho scelto di proiettare realmente la protagonista di questo progetto all’interno degli scenari che rappresentano l’immaginazione della narratrice. L’idea è stata, dal principio, quella di “ospitare” la donna dentro queste fantasie, che nelle fotografie appaiono come luoghi concreti e tangibili, mentre lei compare come una proiezione, un’apparizione, qualcosa di lontano e spettrale. Chi guarda si trasferisce, quindi, nella mente di chi ama. (Francesca Floris)

La mostra è strutturata in quattro parti. La prima tappa dell’esibizione è composta da dieci illustrazioni (una per ogni capitolo della storia), in formato 40 x 60 cm, accompagnate da una breve una citazione del capitolo della storia che ciascuna rappresenta.

Le illustrazioni sono seguite dall’esposizione di dieci fotografie, in formato 60 x 90 cm.

La terza tappa del percorso consiste in uno spazio circoscritto, dove è proiettato un video di backstage che mostra il funzionamento del meccanismo e il processo di realizzazione delle fotografie.

Infine, i visitatori accedono a uno spazio illuminato in maniera apposita, all’interno del quale è esposto il meccanismo con cui sono state realizzate le fotografie e dove loro, dopo averne appunto appreso il funzionamento, possono guardarsi a vicenda e fotografarsi all’interno di un ambiente interattivo ricreato per mostrarne la funzione e per permettere agli ospiti di calarsi, chi nello sguardo della narratrice, chi nei panni della donna fotografata.

Francesca Floris è nata a Oristano il 6 aprile 1992. Ha conseguito la maturità classica nel 2011, a Sassari. Si è laureata presso la Brunel University di Londra nel 2014. In Inghilterra è entrata a far parte del collettivo artistico Ad Libitum Films, con cui ha realizzato numerosi cortometraggi, una web serie e il suo primo lungometraggio, il documentario Isole. Si è trasferita negli Stati Uniti nel 2014 per conseguire un master. Ha iniziato a lavorare come fotografa alla fine del 2015. Da allora ha presentato due mostre personali (Olympus 50 e Il palco bianco) e preso parte a due mostre collettive. Ha frequentato il corso di Produzione presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma nel triennio 2016-2018. Al momento sta conseguendo la laurea magistrale in Antropologia e Linguaggi dell’Immagine presso l’Università di Siena. L’ultimo amore di Las è il suo secondo progetto di ricostruzione in teatro di posa. Il primo è stato Il palco bianco (2017).

Donne. Corpo e immagine tra simbolo e rivoluzione. Un’opera di Luigi Di Sarro inserita nell’esposizione che la Galleria d’Arte Moderna di Roma ospita dal 24 gennaio al 13 ottobre 2019

Circa 100 opere, tra dipinti, sculture, grafica e fotografia, alcune mai esposte prima o non esposte da lungo tempo, provenienti dalle collezioni d’arte contemporanea capitoline – GAM.Galleria d’Arte Moderna e MACRO – a documentazione di come l’universo femminile sia stato sempre oggetto prediletto dell’attenzione artistica, da oggetto da ammirare, in veste di angelo o di tentatrice, a soggetto misterioso che s’interroga sulla propria identità fino alla nuova immagine nata dalla contestazione degli anni Sessanta.

È Donne. Corpo e immagine tra simbolo e rivoluzione, esposizione che la Galleria d’Arte Moderna ospita dal 24 gennaio al 13 ottobre 2019. Il percorso espositivo è accompagnato da materiale documentario, videoinstallazioni, documenti fotografici e filmici tratti da opere cinematografiche e cinegiornali, oltre che da video di performance e film d’artista.

Nella serie dei ritratti esposti al secondo piano della mostra spicca, tra gli altri, il volto di Elisa, la moglie di Giacomo Balla, ritratta mentre si volta per guardare qualcosa o qualcuno dietro di sé. Il valore iconico dell’immagine è racchiuso nello sguardo che muta lo stupore in seduzione e curiosità trasformando il ritratto della giovane donna da oggetto da ammirare a soggetto misterioso.

Il percorso espositivo è accompagnato da videoinstallazioni, documenti fotografici e filmici tratti da opere cinematografiche e cinegiornali provenienti dalla Cineteca di Bologna e dall’Archivio dell’Istituto Luce-Cinecittà che ne hanno curato la realizzazione.

In una sala della mostra è proiettato il film, prodotto dall’Istituto Luce, Bellissima (2004) di Giovanna Gagliardi che attraverso documenti storici dell’Archivio Luce, spezzoni di film, canzoni popolari e interviste racconta per immagini il cammino delle donne nel ventesimo secolo.

L’ultima sezione della mostra, dedicata alle dinamiche e le relazioni tra gli sviluppi dell’arte contemporanea, l’emancipazione femminile e le lotte femministe, presenta materiale documentario proveniente da ARCHIVIA – Archivi Biblioteche Centri Documentazione delle Donne – e testimonianze di performance e film d’artista di alcune protagoniste di quella stagione fondamentale provenienti da collezioni private, importanti Musei e istituzioni pubbliche (Museo di Roma in Trastevere; Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale; Galleria Civica d’Arte Moderna Torino; MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna; MART – Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto – Archivio Tullia Denza).

Indirizzo: Via Francesco Crispi, 24 – 00187 ROMA (RM)

Sito web: 
http://www.galleriaartemodernaroma.it