GIUSEPPE RESCIGNO ATLANTE DELL’IMMAGINARIO a cura di Massimo Bignardi 12Aprile-4Maggio 2018

Opening Giovedì 12 Aprile 2018, ore 18

 

La mostra GIUSEPPE RESCIGNO Atlante dell’immaginario, curata da Massimo Bignardi propone una selezionata scelta di opere realizzate dall’artista di recente, tratte dai cicli che evidenziano una sorta di neonaturalismo, carico di una cifra ludica.

“Nelle opere attuali – ha rilevato Massimo Bignardi – balza vistoso il colore, attentamente studiato e pensato, per creare uno scatto immaginativo che sottrae le reiterate forme dei rami, esibite nel loro punto di articolazione (come corpi con le braccia alzate che più tardi prendono la forma di totem e di segnali com’è per Simbolismo vegetale, del 2013), dall’universo natura. È una natura ludica, sognata, come è appunto il colore che la intercetta, lasciando grandi margini all’immaginazione, anzi sollecitando analogie architettoniche di uno scenario urbano. Un ordine che nel tempo darà spazio ad impaginati che chiamano in causa percezioni tattili che l’artista gestisce alternando stampi di foglie stilizzate, realizzati in legno o terracotta, con le impronte che gli stessi lasciano sulla carta, tale da attivare, su un piano semiotico, una relazione tra segno grafico e la forma-oggetto che lo determina”.

“È indicativo, scorrendo la biografia di Rescigno – scrive Ada Patrizia Fiorillo nel saggio introduttivo alla recente monografia apparsa per i tipi di Gutenberg Edizioni – leggervi che gli inizi del suo lavoro artistico vadano collocati al sorgere degli anni settanta. Un’affermazione che induce evidentemente ad immettere subito il lettore a contatto con la fase del suo operare che egli ritiene maggiormente assimilabile al proprio percorso. […] È un aspetto questo che lo connota rilevantemente ma con il quale emergono attitudini, ovvero un certo modo di guardare le cose rispetto al quale si affacciano altri punti di vista per riconoscere la sua personalità e la sua poetica. Lo spettro ampio di azioni che ne ha guidato il cammino verso la produzione di immagini e di situazioni storicamente collocate, lo inquadrano, entro i margini di una riconsiderazione del visuale […] per la quale ha oggi puntato maggiormente l’attenzione sul recupero di forme oggettuali, di segni assunti, in una immaginifica proiezione ludica e disincantata, dal mondo della natura”.

Nel corso della mostra, giovedì 19 aprile ore 18,30, sarà presentato il volume Arte contemporanea a Ferrara. Dalle neoavanguardie agli esiti del postmoderno, a cura di Ada Patrizia Fiorillo (Mimesis, 2017): una realtà, quella ferrarese, culturale ed espositiva con la quale Rescigno si relazionerà nella chiusa del decennio settanta, con la presenza nella mostra “Extra Media. Esperienze attuali della comunicazione estetica” curata da Enrico Crispolti nel 1979 e con un intervento performativo quale, Cancellazione video (con Marano) realizzato nello stesso anno presso la Sala Polivalente della Galleria Civica d’Arte Moderna.

LUCA COCLITE e KAMYAR BINESHTARIG VINCONO IL VAA-VIDEO ART AWARD

La premiazione si è svolta in una caotica, affollata e allegra festa italiana dell’arte allo Tsoga Centre di Philippi, Cape Town.

L’evento, realizzato dal Centro Luigi Di Sarro con il contributo dell’Istituto Italiano di Cultura di Pretoria e la collaborazione di Rainbow Media NPO, ha offerto ai partecipanti l’occasione di scoprire la vibrante scena artistica della township in un susseguirsi di video proiezioni all’interno del centro comunitario di Samora Machel gestito dai giovani di Ubuntubethu.

Su quattro schermi  i corti finalisti del VAA, selezionati dalla giuria di esperti. Nel corso della festa è stato presentato il vincitore della sezione italiana, Luca Coclite che ha ottenuto il premio-viaggio per il Sudafrica ed è atterrato a Cape Town per partecipare alla premiazione. In mostra anche i finalisti della sezione sudafricana il cui vincitore Kamyar Bineshtarig otterrà il viaggio premio in Italia per partecipare in settembre al Festival Internazionale CortoLovere sul Lago d’Iseo, durante il quale saranno mostrati nuovamente i 10 video finalisti.

 

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Luca Coclite, vincitore della categoria italiana, proviene da Gagliano del Capo, in provincia di Lecce. La sua opera, Solitary Gardens, è ispirata al lavoro di Elaine Summers, Fantastic Gardens (1964). Il video è diviso in tre parti diverse, attraverso il “giardino”, metafora della ricerca di felicità e perfezione, e che ci conduce attraverso una grande varietà di luoghi famosi nella città di New York che rappresentano un’individualistica e solitaria immagine della condizione umana. Il film è composto da “Human Botanical Garden”, “Un giorno tutto ciò che vedi sarà invisibile” e “Anti-Souvenir”, che ritraggono una realtà instabile che passa dal paradiso terrestre a illusione. Qui, la solitudine dell’Atrio del Giardino d’Inverno, l’artificialità del Prospect Park di Brooklyn, i diorami dei musei scientifici e, infine, il deterioramento degli oggetti dimenticati nella Dead Horse Bay ci portano, nella terminologia di Rilke, “dal mondo visibile” verso qualcosa di senza tempo, interiore e “invisibile”.

Kamyar Bineshtarigh, vincitore della categoria sudafricana, è uno studente della Ruth Prowse School of Art di Città del Capo. Il suo cortometraggio, Shelter è ispirato dall’osservazione dei senzatetto che usano cartelloni per dormire nelle strade di Città del Capo. “Trovavo ironico che i manifesti che raffiguravano le promesse del governo per una vita sostenibile per i poveri, fossero, in effetti, usati dai poveri per un sonno più confortevole sulle strade”, spiega Binestarigh. Chuma, l’attrice nel film, è una compagna di corso alla Ruth Prowse ed era un’artista senzatetto che ha iniziato a disegnare bruciando pezzi di legno per trasformarli in carboncino e disegnare ritratti di altri senzatetto attorno a lei. Chuma ha anche contribuito a sviluppare il concetto del corto in modo che fosse più vicino alla realtà di un senzatetto nelle strade di Città del Capo, e ha introdotto Bineshtarigh ad altri artisti senzatetto, compresi i trombettisti del film.

 

La proiezione di tutti i video finalisti si svolgerà nuovamente in Italia durante il festival CortoLovere (24-29 settembre 2018).

Sezione italiana:

8’20 “- On Time Travelling, di Ilaria Biotti

SOLITARY GARDENS, di Luca Coclite

MIGRATION, di Gilda Li Rosi

MANI NOSTRE/Talking Hands, di Caterina Pecchioli

ENTRA IN QUESTA FERITA ° il dolore da bruciare è la porta da spalancare, di Michela Tobiolo

Sezione sudafricana:

NOBODY WANA SEE US TOGETHER di Nonkululeko Chabalala

AQUA REGALIA di Faith XLVII

CONCERNING ALCHEMY di Rory Emmett

SALT di Thania Petersen

SHELTER, di Kamyar Bineshtarigh

 

 

VAA-VIDEO ART AWARD 10 FINALISTI IN MOSTRA DURANTE L’ITALIAN ART DAY E CORTOLOVERE

Concluse le selezioni del Concorso VAA-Video Art award lanciato dal Centro Luigi Di Sarro con l’Istituto Italiano di Cultura di Pretoria. La giuria ha scelto i 10 finalisti delle due sezioni Italia e Sudafrica. I video finalisti verranno mostrati il 24 Marzo durante l’Italian Art Day a Philippi, Cape Town e poi in Settembre al Festival internazionale CortoLovere.

   

 

FINITE/INFINITE Elena Giustozzi e Caterina Silva EVERARD READ/CIRCA Cape Town, Sudafrica 22 – 31 Marzo 2018

Opening 22 Marzo 2018 h.18,30

 

Con FINITE/INFINITE Elena Giustozzi e Caterina Silva mostrano il lavoro svolto durante la residenza ARP-Art Residency Project in Sudafrica. Una mostra che si offre come percorso a molti livelli, non la semplice nozione di viaggio, ma la volontà di osservare da e con differenti punti di vista.

Le passeggiate a piedi lente nella natura di Elena Giustozzi si rivelano nel confronto con lo sguardo dall’alto offerto dal Boomslang, la passerella sospesa dei Kirstenbosh Gardens, ma anche in un taccuino di suoni digitali raccolti al ritmo dei passi in vari angoli di Cape Town. Lavori realizzati in Italia, nelle Marche dove l’artista vive, si mescolano con le tele dipinte a Cape Town. Lavoro lento, meticoloso, meditativo, intimo e a tratti grandioso.

Le peripezie dell’anima di Caterina Silva, le sue continue interrogazioni sul senso del reale, e del linguaggio che vorrebbe esprimerlo, sono certamente nelle sue grandi tele, colorate e stropicciate, ma anche nel confronto con quanto l’anima porta appresso del proprio passato, lontano o vicino. E così nel confronto con gli studenti della Ruth Prose School of Art ha preso vita la performance ticticfshfshcoldcoldrainrain che prosegue una ricerca analoga appena svolta dall’artista in Norvegia.

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FACING THE CAMERA 50 anni di ritratti italiani – a cura di MARCO DELOGU – 28 Marzo/2 Maggio 2018

Gli autoritratti di fotografia sperimentale degli anni 70 di Luigi Di Sarro in mostra nella collettiva all’Istituto Italiano di Cultura di New York.

Cinquant’ anni di storia italiana visti attraverso le immagini catturate dagli scatti di 25 famosi fotografi. La mostra è curata da M. Delogu.

Opening 28 Marzo 2018

L’Italia è un paese dalla storia e dai confini piuttosto movimentati, nel quale hanno sempre convissuto numerose identità. Il Dna dei suoi abitanti è il più ricco e variegato d’Europa (con una diversità fino a trenta volte maggiore rispetto alla media europea). Questa ricchezza si riflette e si riconosce nei volti degli italiani.
Quale migliore mezzo, quindi, per raccontarne gli ultimi 50 anni, che una serie di ritratti, in cui storie, identità ed appartenenze vengono narrate attraverso sguardi rivolti direttamente in macchina, all’autore degli scatti ed a noi tutti.

La mostra inizia con un ritratto di gruppo realizzato a Portella della Ginestra da Fausto Giaccone a vent’anni dall’orribile strage, segue con Gianni Berengo Gardin ed i suoi nudi pacifisti, il ritratto di Gastone Novelli di Ugo Mulas (due grandi protagonisti del ’68), i cortei e le fabbriche di Francesco Radino, il lavoro su Bagheria di Ferdinando Scianna, per arrivare al ’77 di Tano D’Amico (fenomeno tutto italiano, figlio del ’68).

Seguono poi un’ immagine di Emilio Tremolada (impegnato al fianco di Franco Basaglia nella battaglia per l’abolizione dei manicomi), il lavoro di Lisetta Carmi sui «travestiti », e gli autoritratti di Luigi di Sarro.

Negli anni ’80 il tono diviene più intimistico con le fotografie dell’ «australiano di toscana» Stephen Roach, parte della famosa serie che dedicò a sua moglie Fabrizia, ed i ritratti dei vicini di casa di George Tatge, in Umbria.

Dagli anni ’90 il ritratto fotografico diventa sempre più un confronto a due: il fotografo e il suo soggetto lavorano insieme per l’immagine finale, utilizzando segni, sfondi e paesaggi. È così per i ritratti di Guido Guidi, e per i cardinali, i contadini, e i Rom di Marco Delogu, dove l’attenzione per lo sguardo della persona ritratta relega l’ambiente in secondo piano.

Moira Ricci entra nelle fotografie della madre, sta al suo fianco, producendo immagini struggenti.

La natura è presente nei ritratti di Sabrina Ragucci e di Alessandro Imbriaco, Jacopo Benassi elimina sempre più ogni sfondo sino ad arrivare al bianco, mentre Antonio Biasiucci sceglie il classico nero per figure che escono dall’ombra. La panoramica si chiude con due ritratti di Paolo Ventura, dove la tecnica fotografica si mescola ad antiche pratiche pittoriche.

La mostra resta aperta fino al 2 maggio 2018

Orario: dal lunedì al venerdì  10:00/17:00

 

APORIE – MARCO PIANTONI e MERI TANCREDI – a cura di Francesco Santaniello

Inaugurazione: mercoledì 7 marzo 2018 dalle ore 18
7 – 30 marzo 2018 (dal martedì al sabato ore 16-19)

APORIE è il titolo della doppia personale di Marco Piantoni e Meri Tancredi.
“All’interno di una logica in cui tutto è previsto e garantito, sotto la protezione di un metodo che segna precisamente le tappe del percorso da seguire, è ancora possibile pensare? O non si tratta semplicemente di applicare delle regole, di eseguire un calcolo? Il pensiero “secondo l’aporia” – ci dice Derrida – è un pensiero “paziente” che se non sa dove andare, sa però dove sostare […] (G. Berto, Pensare “secondo l’aporia”, in J. Derrida, Aporie. Morire – Attendersi al “limite della verità”, Milano 2004, p. XI.)

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SOUTH/NORTH RETURN o riproducibilità e tecnica dell’idea di identità culturale – IL CENTRO DI SARRO TORNA ALLA CAPE TOWN ART FAIR CON I GIOVANI DEL PROGETTO ARP

15-18 febbraio 2018  Cultural Platforms – stand F6

ICTAF Convention Centre, Cape Town, Sudafrica

 

La mostra si propone di indagare le diverse possibilità, sia materiali che immateriali, di un’idea molto complessa: l’identità al tempo del Millennio. A cura di Alessandra Atti Di Sarro, ARP – Art Residency Project Director. Il progetto ARP offre all’ICTAF una mostra di quattro giovani artisti che hanno viaggiato tra l’Italia e il Sudafrica per indagare il significato della nozione di identità. I sudafricani sono appena rientrati dal periodo di residenza a Roma e gli italiani iniziano la loro esperienza a Città del Capo proprio con la Fiera. Ciò che si propone è una fruttuosa collaborazione tra giovani artisti che vivono in un Sud e Nord “geografici”, ma in un mondo misto e globale. Quindi, la domanda è: qual è il significato di identità se supera il rapporto geografico e si basa la propria espressione solo sulle emozioni? Questo è oggi il vero problema riteniamo, in tutto il mondo. Elena Giustozzi osserva paesaggi piccoli e finiti per trovare nella sua pittura a olio l’essenza di ciò che spesso manca alla nostra visione e Caterina Silva crea con le sue tele immagini aperte disponibili all’interpretazione dell’osservatore, conseguenza di un processo di decostruzione del linguaggio e lavora con i colori come in una danza performativa come anche Skumbuzo Vabaza fa con i suoi ritratti a spray che raccontano il posto che gli umani hanno nell’ambiente. Paesaggi che sono una foresta intrigante nella visione della realtà di Jordan Sweke, che sembra disegnare quella vita in cui spesso ci sentiamo persi. Il grande lavoro collaborativo di Jordan e Skumbuzo è infine un riassunto di ciò che hanno realizzato durante la recente residenza a Roma, osservando i volti e la natura che li circonda, dando spazio alla domanda su quale sia la nostra identità, creature naturali o urbane.

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LUIGI DI SARRO (1979-2019) CELEBRAZIONE DEI 40 ANNI DALLA MORTE CON UN CIRCUITO DI MOSTRE IN ITALIA E NEL MONDO

In occasione della ricorrenza, a partire dal 24 febbraio 2018, del 40° anno dalla morte di Luigi Di Sarro il Centro di Documentazione della Ricerca Artistica Contemporanea Luigi Di Sarro – Centro studi, Spazio espositivo e Archivio storico a lui dedicato – propone una serie di eventi in Italia e all’estero, allo scopo di far meglio conoscere a livello internazionale la multiforme produzione artistica di Di Sarro ancora oggi reputata di grande attualità.

L’omaggio a Luigi Di Sarro, artista attivo negli anni Sessanta e Settanta – periodo oggi all’attenzione della critica per le spinte innovative portate nell’arte contemporanea -, vuole evidenziare la sua forte vocazione sperimentale. Nel testo del 2008 (Edizioni Peccolo), così scrive Flaminio Gualdoni: “Apprendendo, operando fattivamente in più campi simultaneamente, Di Sarro immagina di poter forzare luoghi comuni e protocolli convenzionali, e schiudere all’arte – ché l’arte è, comunque, la sua passione predominante, e per certi versi fagocitante – prospettive che, in tempi come quelli, parevano non solo possibili, ma necessarie. Non preoccupato di darsi una cifra espressiva riconoscibile, ben convinto che non sia più, ormai, questione di stile o di modo, egli da subito interpreta il proprio ruolo come quello dello sperimentatore puro, in debito solo con l’intensità dell’opera e la sua acuminatezza intellettuale, a costo di scontare, oltre al sospetto che il professionalismo dell’avanguardia riservava a un autore come lui atipico per formazione, anche il non meno tenace sospetto riservato dal sistema artistico agli spiriti brillanti ma non proni alle rules and regulations del nuovo, non meno inflessibili, ora sappiamo bene, delle vecchie accademiche.
Di ciò Di Sarro fa mostra di non curarsi più di tanto, incarnando nel panorama romano degli anni Sessanta e Settanta il ruolo dello sperimentatore il cui work in progress è assunto non retorico, ma pratica di vita.

Il progetto – lanciato idealmente dallo stesso Di Sarro, che in un disegno a penna aveva indicato le mete sul globo terrestre “Roma, New York, Tokyo e… chissà dove” (all’estremo sud del mondo, forse, dove non era ancora mai andato) – è stato accolto con entusiasmo dal Direttore dell’IIC di Pretoria, dott.ssa Anna Amendolagine, e pertanto inizierà il suo iter, il 1 marzo 2018, proprio da Pretoria in Sudafrica, al Museo dell’Università di Pretoria che ospiterà una mostra di sculture e gigantografie da disegni, a cura di Paola Ballesi.

Tra le altre tappe del circuito internazionale, che promuoverà tra il 2018 e il 2019, l’opera di luigi Di Sarro sono in programma mostre che approfondiscono l’opera pittorica, il laboratorio fotografico e la ricerca sull’immagine in movimento e i lavori di grafica, fotomontaggi e disegno di Luigi Di Sarro. Già in lavorazione gli allestimenti a Stoccarda e Colonia in Germania, a Varsavia e Cracovia in Polonia e a Rabat in Marocco, esposizioni tutte in collaborazione con i rispettivi Istituti Italiani di Cultura. Altre tappe sono in via di definizione.